Si va bene, ma se riduci del 30% (cifra irrealistica a mio avviso) un 10% hai ridotto di un 3%, con costi enormi per la società ed i cittadini. Certo serve anche quello ma è inutile correre dietro (metafora azzeccata della nave) a i buchini, quando lo squarcio dell'iceberg sta facendo affondare la nave, anche perché i costi sono stratosferici ed i ritorni quasi nulli.
Per me la metafora della nave non è molto azzeccata; oggi tutto è estremamente interconnesso, le relazioni tra sistemi sono molto complesse. Viviamo in una società globale. Se va in crisi, per esempio, la produzione di semiconduttori o quella di vernici metallizzate (come fu per quest'ultima dopo Fukushima per la scarsità di un tipo di pigmento) va in crisi il settore automobilistico dall'altra parte del mondo...
Se produco accumulatori innovativi, mi servono per le auto, ma anche per i dispositivi elettronici portatili, etc etc...
Se investo sull'auto elettrica, investo anche sulla generazione e distribuzione diffusa, sugli accumuli diffusi, sulle smart grid, etc etc
Pensare che il mondo sia fatto per compartimenti stagni è una visione ottocentesca.
Pensare che si faccia e si limiti solo sull'elettrica, non corrisponde a realtà: nel campo degli edifici di nuova costruzione, per esempio, le tecnologie applicate da una decina di anni a questa parte hanno determinato risparmi energetici molto più sostanziosi rispetto ai progressi del settore automotive e ora sono obbligo di legge.
Pensare a ogni cambiamento come solo ad una spesa e la morte di qualcosa, senza pensare che è anche l'inizio di un altro paradigma di società che può dare nuove opportunità, secondo me vuol dire restare al palo.
Per me la metafora giusta non è quella di una nave, ma quella di una flotta, dove ogni nave è necessaria alla navigazione di tutta la flotta.