Ma siccome ogni volta che si sottolinea questo problema (fondamentale) si rischia di essere tacciati di antiecologismo, di oscurantismo tecnologico, di essere legati ad un concetto vecchio dell'auto e della mobilità, bene, nessun problema. Ne riparleremo quando inizieranno a "scattare le valvole" (come diceva mia nonna) dei vari interruttori di protezione delle cabine di zona per sovraccarico.
Voglio proprio vedere come faranno tutti i maître à penser dell'elettrico fulgido futuro, rimasti i loro pc senza corrente, a continuare a pontificare sui social in materia, fregandosene delle più elementari nozioni di elettrotecnica.
Per ogni operazione andrebbero usati gli strumenti più adatti.
Milano è piena di macchinette elettriche (cui chi ha superato i 69 anni non sembra possa accedere, sarebbe opportuno che chi si candida ad amministrare, prima di poter chiedere voti superi un test attitudinale, ed una revisione annuale).
Rispondo alla tua osservazione che riguarda il futuro con esperienze del passato.
Nel 2018 Unibo ha presentato a Maranello Emilia4 con la quale ha poi vinto in America una competizione dedicata alle vetture alimentate dal sole (si trovano facilmente gli articoli a riguardo).
Nello stesso anno una università australiana ha sviluppato un test simile su un percorso di 4100 km tra Perth e Sidney.
Auto elettriche alimentate da pannelli fotovoltaici che hanno fornito l’energia necessaria a percorrere il tragitto.
Condizioni particolari e soluzioni particolari ovviamente ma ci sono riusciti ottenendo dal sole i 2,5 kw di Emilia4 ed i 3,1 kw per l’auto australiana necessari a percorrere le varie tappe del tragitto.
Tutte auto con quattro posti,
Emilia4 con due motori da 1,25 kw inseriti ‘nelle ruote’ che la fanno viaggiare a 85 km ora.
Ecco ... lasciando perdere batterie pericolose mi chiedo
“per favorire il lavoro locale”
se non sia possibile ipotizzare una modifica ad una qualsiasi auto circolante alimentando la trazione elettrica cittadina “nelle ruote” con una piccola riserva elettrica pari a 50km rigenerabile in modo automatico attivando al minimo il motore presente sull’auto collegato magari ad un secondo alternatore.
In questo modo “forse” nulla cambierebbe nei lunghi viaggi mentre ogni vettura potrebbe diventare elettrica là dove necessario evitando le “grida manzoniane” con cui le amministrazioni locali tentano di gestire il problema (distruggendo una economia in buona parte basata sulla mobilità privata).