Mio bisnonno, del quale conservo e ogni tanto utilizzo degli splendidi guanti in palle da guida che neppure Ascari
curava, nel giardino condominiale, una decina di cachi.
Alberi che a novembre si caricavano di frutti a tal punto che il buon Ernesto omaggiava frotte di amici e parenti per tutto l'inverno.
Si presentava sorridente con la tipica cassetta di paglia sbucata fuori da quelle stesse cantine dove stava il Barbera.
In parentesi, dalle mie parti di dice il barbera, non la barbera come la cultura enologica imperante suggerisce.
Un bel giorno i cachi si ammalano, prima uno, poi tutti.
Il vecchio non si dà pace, ne escogita di ogni per curarli. Durante l'inverno le frondosità si rarefanno, i cachi sono meno numerosi.
Poi un caco muore.
Ernesto insiste, non mi permette neppure di applicare in estate un bersaglio per le freccette sul tronco dell'albero morto, sai mai che si riprenda. Il suo imperativo categorico è salvare quelle piante. Mia zia lo prendeva bellamente in giro, affacciandosi al piano terra gli ricordava quanto tempo, quanti soldi e quante energie stava sprecando. Per tutto c'è un inizio e c'è una fine,
gli diceva in dialetto torinese.
Lui sorrideva e si tirava su i calzoni di velluto, che in qualunque stagione dell'anno aveva addosso.
Pensa a fare da mangiare, che al giardino ci penso io, le rispondeva.
Un certo giorno di Luglio, smontato dalla bici, lo affrontai con molta curiosità e nessuna cattiveria Nonno, perché ci tieni così tanto ai cachi?
Ernesto, che per solito era di poche parole e un po' brusco, chinò quella volta i suoi larghi occhi azzurro Lancia Fulvia su di me, osservandomi come si osserva una strana creatura, una coccinella verde poniamo il caso.
Mi prende per mano, mi porta lì vicino dai cachi e mi dice :
io i cachi in questo giardino li ho sempre visti. Questo è un giardino da cachi, sai?
Ne son sempre venuti tanti e buoni.
Tua zia e gli altri della casa mi vogliono far togliere tutto, ma finché ci sono io i cachi di qui non li toglie nessuno. Vedrai quest'inverno,
e poi tua zia quando li mangia allora sì che sta zitta!
e sorrise perché ridevo.
Ebbene, i cachi in quel giardino ci sono ancora.
A quel pianoterra ci vive ancora una mia cugini con tre figli e un marito goloso.
Amore, passione, tenere duro.
Non so cosa c'entri con la Fiat e la FCA ma qualcosa c'entra di sicuro. Abbiamo smarrito il senso delle cose.