Li chiamano i migliori amici dell'uomo.. Dev'essere vero. Quassù li chiamano semplicemente pastori abruzzesi: che sono cani, è sottinteso. Sono grandi e forti. Il loro pelo è bianco e folto, e in tutta questa neve scompaiono. Si vedono solo i loro occhi bruni e la punta del muso, nera. Invece io sono ben visibile, anche per colpa della scia di sangue che mi lascio dietro. Ho freddo, e sono esausto. Lassù vedo volteggiare un grifone, uno dei pochi. L'unico animale nel raggio di miglia e miglia. Di cinghiali nemmeno l'ombra. Eppure, è stata proprio una tagliola per cinghiali a ferirmi. Horischiato di restare li, a morire. Homo homini lupus, ho pensato. Poi mi sono liberato e ho cercato un rifugio, in mezzo a tutta quella neve. L'altopiano di Campo Imperatore è un deserto bianco, che sembra non finire mai. Alle mie spalle, la cima del Gran Sasso monta la guardia e attende la luna per il cambio. Sembra che l'uomo, qui, non abbia mai messo piede. Arranco ferito. Ha sempre più freddo. E' quasi l'alba quando trovo un rifugio. Una casa di pastori, di quelle utilizzate per la transumanza. E fuori ci sono loro, due pastori abruzzesri. Due cani da guardia. Altre volte mi hanno ringhiato, facendomi capire che era meglio girare al largo. Un paio di volte mi hanno inseguito. Di sicuro riconoscono l'odore. Ma questa volta è diverso, stavolta sono ferito e mi lasciano avvicinare. La porta del fienikle è semiaperta. Entro e mi accascio in un angolo, al riparo. Il freddo non morde più. Loro nemeno ci provano. Ci troveranno la mattina dopo: un lupo ferito, addormentato, e due cani da pastore a fargli la guardia.
Cose che succedono solo quassù, sui monti dell'Abruzzo dove la natura gestisce ancora tutto secondo i suoi tempi e le sue regole.
Questa storia è realmente accaduta nel 2006.
Ovviamente questo racconto non è mio ( anche se s'era capito), ma è stato ripreso dal numero di gennaio della rivista del Touring Club e l'autore è Luca Bonora.
Lo dovevo all'autore.
Cose che succedono solo quassù, sui monti dell'Abruzzo dove la natura gestisce ancora tutto secondo i suoi tempi e le sue regole.
Questa storia è realmente accaduta nel 2006.
Ovviamente questo racconto non è mio ( anche se s'era capito), ma è stato ripreso dal numero di gennaio della rivista del Touring Club e l'autore è Luca Bonora.
Lo dovevo all'autore.