Caro bellicapelli, intanto ti ringrazio per la bellissima e, almeno dal mio punto di vista, interessantissima chiaccherata.BelliCapelli3 ha scritto:jaccos ha scritto:Scusami ma che l'etica sia oggettiva è un'esagerazione.... il fatto che ve ne sia una laica e una cristiana è già la dimostrazione che di certo non ne esiste una unica e pertanto oggettiva. E' una delle cose più soggettive e personali che esistano, basta pensare a temi come eutanasia, aborto e compagnia bella. Certo, si cerca di trovare dei punti condivisi dal maggior numero delle persone per dare delle linee guida, ma di certo non sono oggettive... infatti è una branca della filosofia, non della scienza...
La scienza osserva ciò che è oggettivo e tenta di davi una spiegazione... se non è materia scientifica allora dio non è ne osservabile ne oggettivo, altrimenti rientrerebbe in ambito scientifico... e se non è ne osservabile ne oggettivo, allora non esiste, altrimenti significa che gli asini volano, il mostro di loch ness esiste... ed esiste pure l'elefante rosa che sgancia universi fumanti dal didietro.
Buona serata!![]()
Bah, caro jaccos, bisogna sapere di cosa si parla, se uno non conosce almeno i fondamenti cardinali dell'etica ( che si studia all'università, non a Topolinia ) non ci si può prendere la libertà di inventarseli a plasmarli a proprio comodo.
Per il resto credo che getterò la spugna, visto che, prevedibilmente, non si arriva a nulla ( non certo per colpa tua ). Ti lascio solo un'osservazione, su cui ti prego di riflettere.
Io sono scettico. Studio l'argomento, ma personalmente non so se riesco a credere nell'esistenza di Dio. In questo senso fatico a ritenermi cattolico, e nello stesso momento non provo alcuna ripulsa verso la posizione atea, che mi sembra essere la tua. Assolutamente alcun pregiudizio quindi.
Se c'è però un elemento, nel tuo ragionare, che può infastidire sia un credente che un ateo, è la pretesa di "vincere" dialetticamente una discussione che non può essere vinta, di dichiarare incontrovertibilmente inesistente ciò che non è osservabile scientificamente.
Questo, che tu consideri il tuo asso di briscola, e che non manchi di scrivere in ogni post, è un elemento di tua creazione originale, che finisce per pregiudicare il rispetto per chi la potrebbe vedere diversamente, e che non si riscontra nemmeno fra le argomentazioni dell' UAAR, che tu chiami in causa. Ti cito qualche brano dal loro interessante sito, su cui io stesso non trovo nulla da obiettare:
sito UAAR ha scritto:"Questa sezione del sito UAAR è dedicata a un tema che ha sempre suscitato grandi dibattiti, ma non ha mai raggiunto alcuna conclusione. I credenti(*) non sono in grado di dimostrare che Dio esiste, i non credenti non sono in grado di dimostrare che Dio non esiste. Con un importante corollario: i secondi ritengono che l?onere della prova ricada sui primi." [...]
"Ciò che li unisce, infatti, è solo la non credenza nell?esistenza di Dio (nel caso degli atei) o il convincimento che, non essendo possibile arrivare ad alcuna dimostrazione, sia meglio sospendere il giudizio." [...]
[...]È quindi interesse dei credenti farsi carico dell?onere della prova. Talvolta rispondono che l?incapacità di dimostrare che qualcosa non esiste non significa necessariamente che non esiste. Vero. Ma vale anche il contrario: se i credenti sono incapaci di dimostrare che un dio esiste, potrebbe voler dire che probabilmente non esiste. Gli atei e gli agnostici non hanno problemi a riconoscere che non si può dimostrare l?inesistenza di Dio: anche perché, come scrive Richard Dawkins, «non si può dimostrare in maniera incontrovertibile l?inesistenza di niente», vampiri e Nonna Papera inclusi.
Quindi, si può tranquillamente dire che per l'UAAR, ovvero l'autorità in materia di ateismo, la partita che stiamo giocando in questo thread finisce pari e si sospende il giudizio fino alla prossima ( interessante ) discussione.
Ed a ben guardare è proprio questa sospensione di giudizio che rende così interessante la discussione fra ( presunti ) atei e ( presunti ) credenti, perchè permette di approfondire l'argomento in cerca di punti di vista nuovi.
Un concetto che tu però apparentemente non condividi: "Dio non esiste perchè non è osservabile". Da cui si deduce implicitamente che il tuo interlocutore è sistematicamente uno scemo , e tu vinci 1-0. Non molto stimolante, in verità.
Pensaci, saluti.
Ti invito a rileggere i miei post. Se qualcuno, non solo tu, ha inteso nel mio discorso una volontà di "vincere" il dibattito, non è assolutamente così. A ben vedere, mi sono limitato a rispondere punto su punto alle domande e ai chiarimenti che man mano mi venivano posti da quando nel mio primo post ho espresso il mio personalissimo punto di vista, che non è quello dello UAAR o di nessun altro (mi affibbio l'etichetta di ateo, anche se sono un ateo anormale). Ora, come posso "vincere" un dibattito unicamente difendendomi? Avrei potuto passare all'offensiva, porre domande scomode, mettere in discussione altre fedi e, credimi, sarebbe un gioco facile.
Non l'ho fatto per rispetto (anche se la tentazione è stata forte, lo ammetto
Non l'ho fatto anche perchè non ho nessuna pretesa di "evangelizzare" nessuno, un pò perchè non mi interessa, un pò perchè il mio è stato un percorso personale (e sofferto) non trasmissibile, anche perchè (ad adesso lo spiego), di una cosa sono certo, cioè di non avere la verità in tasca ma solo molte, moltissime domande aperte.
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"Dio non esiste, fino a prova contraria"
Questo è ciò che penso. Non ho la verità in mano (mentre chi crede quantomeno per se stesso ce l'ha), NON dico che dio SICURAMENTE non esiste, dico che tanto quanto per superman, non vi sono prove che esista (tanto quanto che matematicamente non esista, se è per questo). Solo che nessuno mette in dubbio la non esistenza di superman. Come mai?
L'idea che mi sono fatto è che il ricorso al divino non sia altro che un meccanismo psicologico umano di stampo culturale che permette all'uomo stesso di nobilitare fittiziamente se stesso autoincensandosi di un importanza che, a ben vedere, non ha. In parole povere l'uomo ha paura di ammettere di essere solo un misero granellino di polvere e piuttosto di affrontare questa paura, così come l'incertezza di ciò che non conosce, preferisce una scappatoia irrazionale ma più comoda e rassicurante.
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