<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Tra riflessioni e seghe mentali. Quanto ci costa ...... | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Tra riflessioni e seghe mentali. Quanto ci costa ......

Mauro 65 ha scritto:
Bisognerebbe solo ridurre le imposte delle piccole imprese al livello delle grosse (cioè dimezzarle), ridurre l'Iva e tagliare di brutto (ma di brutto brutto) la spesa pubblica.

era quello che speravo facesse questo governo tecnico.. che purtroppo non ha ancora fatto nulla per la competitività delle imprese italiane
 
arizona77 ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
qualcuno aveva detto che la Cina " è una opportunità"; purtroppo non aveva capito che la opportunità per ed è per i cinesi

quello che lo ha detto
( faccio un discorso in generale )
sapeva che era una opportunita'..... :evil: per lui e per quelli come lui.... :evil:
se poi per un 58 mln di connazionali no....pace
Mica poteva dirlo chiaramente ;)
guarda che era un politico.....con una faccia da salume :D
 
bumper morgan ha scritto:
arizona77 ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
qualcuno aveva detto che la Cina " è una opportunità"; purtroppo non aveva capito che la opportunità per ed è per i cinesi

quello che lo ha detto
( faccio un discorso in generale )
sapeva che era una opportunita'..... :evil: per lui e per quelli come lui.... :evil:
se poi per un 58 mln di connazionali no....pace
Mica poteva dirlo chiaramente ;)
guarda che era un politico.....con una faccia da salume :D

guarda che il pioniere della cosa e' un certo.... che per nome ricorda i monaci di Norcia
 
arizona77 ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
arizona77 ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
qualcuno aveva detto che la Cina " è una opportunità"; purtroppo non aveva capito che la opportunità per ed è per i cinesi

quello che lo ha detto
( faccio un discorso in generale )
sapeva che era una opportunita'..... :evil: per lui e per quelli come lui.... :evil:
se poi per un 58 mln di connazionali no....pace
Mica poteva dirlo chiaramente ;)
guarda che era un politico.....con una faccia da salume :D

guarda che il pioniere della cosa e' un certo.... che per nome ricorda i monaci di Norcia
fra' Galdino? Brancaleone da Norcia?
 
C'è da dire che l'UK che, sostanzialmente, produce pochissimo e ha venduto un sacco di asset ad investitori stranieri, pare che se la cavi.
O, almeno, gli investittori si fidano: AAA e pagano tassi sui titoli di stato inferiore alla Germania.

Quindi,credo che qualsiasi tipo di attività economica sul territorio, anche se in gran parte in mano a stranieri, alla fine, un qualche ritorno lo generi.
 
renatom ha scritto:
C'è da dire che l'UK che, sostanzialmente, non produce pochissimo e ha venduto un sacco di asset ad investitori stranieri, pare che se la cavi.
O, almeno, gli investittori si fidano: AAA e pagano tassi sui titoli di stato inferiore alla Germania.

Quindi,credo che qualsiasi tipo di attività economica sul territorio, anche se in gran parte in mano a stranieri, alla fine, un qualche ritorno lo generi.

quanti e quali prodotti inglesi hai in casa...
fatto salvo un po' di carne e un po' di alcolici vari
 
renatom ha scritto:
C'è da dire che l'UK che, sostanzialmente, non produce pochissimo e ha venduto un sacco di asset ad investitori stranieri, pare che se la cavi.
O, almeno, gli investittori si fidano: AAA e pagano tassi sui titoli di stato inferiore alla Germania.

Quindi,credo che qualsiasi tipo di attività economica sul territorio, anche se in gran parte in mano a stranieri, alla fine, un qualche ritorno lo generi.
gli inglesi stanno peggio di noi; è che loro hanno la BoE che stampa soldi....
 
renatom ha scritto:
C'è da dire che l'UK che, sostanzialmente, non produce pochissimo e ha venduto un sacco di asset ad investitori stranieri, pare che se la cavi.
O, almeno, gli investittori si fidano: AAA e pagano tassi sui titoli di stato inferiore alla Germania.

Quindi,credo che qualsiasi tipo di attività economica sul territorio, anche se in gran parte in mano a stranieri, alla fine, un qualche ritorno lo generi.

gli inglesi hanno un indebitamento pazzesco (anche a livello privato) sotto forma di mille rivoli finanziari, sono messi anche peggio degli americani... non sanno nemmeno esattamente quantificarlo con esattezza vista la miriade di società che operano a tutti i livelli nella city

ma guai ad aprire il vaso di pandora, sarebbe uno shock per l'intero sistema finanziario, almeno finchè regge...
 
arizona77 ha scritto:
renatom ha scritto:
C'è da dire che l'UK che, sostanzialmente, non produce pochissimo e ha venduto un sacco di asset ad investitori stranieri, pare che se la cavi.
O, almeno, gli investittori si fidano: AAA e pagano tassi sui titoli di stato inferiore alla Germania.

Quindi,credo che qualsiasi tipo di attività economica sul territorio, anche se in gran parte in mano a stranieri, alla fine, un qualche ritorno lo generi.

quanti e quali prodotti inglesi hai in casa...
fatto salvo un po' di carne e un po' di alcolici vari

Volevo scrivere "non produce un cavolo", poi mi è sembrato eccessivo e ho pensato di scrivere "produce pochissimo.

Fra le due mi è rimasto "non produce pochissimo" che è il contrario di quello che volevo dire!
 
leolito ha scritto:
Grattaballe ha scritto:
Un ottimo spunto, spero non finisca in polemica...
Anche io.

Credo questo argomento l'abbiamo toccato piu' volte in maniera superficiale quando si parla della "italianita'" dei prodotti. Lo reputo molto interessante perche' ricco di spunti, anche perche' 'dove vanno i soldi' e' molto aleatorio a seconda del caso preso in considerazione.
Prendiamo l'esempio di un prodotto "Italo-Giapponese" come una Honda Hornet oppure lo scooter SH. Vediamo se riusciamo a "Sezionarlo":
- appartenenza: "estera" (Honda) ergo soldi a loro
- origine: Italiana - disegno e R&D: italia quindi soldi "a noi" (disegnatori, progettisti, ecc.)
- produzione: mix (facciamo un po' qui e' un po' estero, 50/50 per tagliar corto)
- assemblaggio: italiano (quindi soldi "qui": lavoratori, ecc.)
- vendita: misto, ma quelli venduti "qui" sono soldi (concessionari, dipendenti, ecc) "locali".
- profitti: in gran parte "esteri" dato che eccetto (forse) la parte dedicata all'R&D torna a casa in Giappone
Pero' le tasse ecc. restano "qui".

Adesso pensiamo a ... chesso', una Toyota come il tuo mulo:
- appartenenza: "estera": soldi a loro
- origine: estera
- produzione e commercializzazione: estera
- vendita: misto, ma quelli venduti "qui" sono soldi (concessionari, dipendenti, ecc) "locali".
- profitti: direi eccetto quelli dell'importatore/concessionario, sono "esteri".
Non credo di peccare di campanilismo dicendo che nel caso "2" l'apporto alla ricchezza in Italia e' minimo - non andiamo OT discutendo del perche' e percome.

Caso opposto a quello sopra ... ci prendiamo una bella Fiat 500:
- appartenenza: "italiana"
- origine: estera (quindi soldi agli operai polacchi)
- produzione e commercializzazione: estera
- vendita: misto, ma quelli venduti "qui" sono soldi (concessionari, dipendenti, ecc) "locali".
- profitti: non si capisce :p
Purtroppo non molto meglio del caso precedente, anche qui caso ampiamente discusso altrove.

Proseguiamo ... allora piccolo gruppetto di cinesini barricato da qualche parte che produce scarpe "Made in Italy"
- appartenenza: "italiana"
- origine: italiana (ma soldi a dipendenti cinesi)
- produzione e commercializzazione: italiana
- vendita: prevalentemente italiana
- profitti: se ne vanno via dopo le tasse - eventualmente
Caso anche questionabile ....

Dite che sono spunti per discuterne? Oppure sto pisciando fuori dal vaso? Ce ne sono certamente altri ....

Il mio ragionamento è molto più basico e meno sofisticato. Abbiamo una enorme forza lavoro (in nero e in bianco) che proviene da altri stati. Questa gente, giusto o sbagliato che sia, lavora qui con l'idea di tornare (quanto prima) nella sua terra. Nel frattempo la maggior parte dei soldi incassati viene inviata nei paesi d'origine per sostentare le famiglie o creare investimenti per il futuro. Questa ricchezza dovrebbe essere spesa in larga parte in Italia e dovrebbe concorrere al nostro volano economico, invece, mensilmente, se ne vanno fior di risorse che non vedremo mai più. Quanto incide questa fuga di denaro sulla nostra attuale crisi? È giusto permettere che le nostre aziende creino ricchezza che viene poi esportata nei paesi che oggi crescono a doppia cifra? In sostanza, ci stanno spolpando vivi?
 
G5 ha scritto:
Il mio ragionamento è molto più basico e meno sofisticato. Abbiamo una enorme forza lavoro (in nero e in bianco) che proviene da altri stati. Questa gente, giusto o sbagliato che sia, lavora qui con l'idea di tornare (quanto prima) nella sua terra. Nel frattempo la maggior parte dei soldi incassati viene inviata nei paesi d'origine per sostentare le famiglie o creare investimenti per il futuro. Questa ricchezza dovrebbe essere spesa in larga parte in Italia e dovrebbe concorrere al nostro volano economico, invece, mensilmente, se ne vanno fior di risorse che non vedremo mai più. Quanto incide questa fuga di denaro sulla nostra attuale crisi? È giusto permettere che le nostre aziende creino ricchezza che viene poi esportata nei paesi che oggi crescono a doppia cifra? In sostanza, ci stanno spolpando vivi?
in realtà, molti mandano soldi ai loro familiari nella terra d'origine affinché abbiano i mezzi per il ricongiungimento in Italia. pare che il saldo immigrati - emigrati sia attivo
e in ogni caso sulle paghe ci sono trattenute fiscali e versamenti contributivi
c'è però da dire che il tasso di utilizzo dei servizi pubblici, soprattutto sanitari, è ben più alto negli immigrati rispetto ai locali, forse anche per le pessime condizioni di vita in molti dei paesi di provenienza.
sono valutazioni molto complesse
 
G5 ha scritto:
È giusto permettere che le nostre aziende creino ricchezza che viene poi esportata nei paesi che oggi crescono a doppia cifra? In sostanza, ci stanno spolpando vivi?
forse bisognerebbe, ancor prima, chiedersi perché le nostre aziende siano stae costrette a rivolgersi agli extracomunitari
e non parlo della raccolta dei pomodori attuata a mezzo caporalato nell'indifferenza delle ffoo (salvo rivolte dei neoschiavi), ma, ad esempio, delle concerie o fonderie (con buone paghe e adeguate tutele previdenziali e sanitarie)
 
Mauro 65 ha scritto:
G5 ha scritto:
Il mio ragionamento è molto più basico e meno sofisticato. Abbiamo una enorme forza lavoro (in nero e in bianco) che proviene da altri stati. Questa gente, giusto o sbagliato che sia, lavora qui con l'idea di tornare (quanto prima) nella sua terra. Nel frattempo la maggior parte dei soldi incassati viene inviata nei paesi d'origine per sostentare le famiglie o creare investimenti per il futuro. Questa ricchezza dovrebbe essere spesa in larga parte in Italia e dovrebbe concorrere al nostro volano economico, invece, mensilmente, se ne vanno fior di risorse che non vedremo mai più. Quanto incide questa fuga di denaro sulla nostra attuale crisi? È giusto permettere che le nostre aziende creino ricchezza che viene poi esportata nei paesi che oggi crescono a doppia cifra? In sostanza, ci stanno spolpando vivi?
in realtà, molti mandano soldi ai loro familiari nella terra d'origine affinché abbiano i mezzi per il ricongiungimento in Italia. pare che il saldo immigrati - emigrati sia attivo
e in ogni caso sulle paghe ci sono trattenute fiscali e versamenti contributivi
c'è però da dire che il tasso di utilizzo dei servizi pubblici, soprattutto sanitari, è ben più alto negli immigrati rispetto ai locali, forse anche per le pessime condizioni di vita in molti dei paesi di provenienza.
sono valutazioni molto complesse

Ricordo che gli immigrati concorrono al nostro PIL per il 7-8%.

Non sto qui a disquisire di quello che sarebbe successo se non ci fossero perché ci sono stati spesi fiumi di inchistro.

Inoltre, anche qui, vorrei vedere quanto portano fuori questi e quanto invece le società industriali e finanziarie,oltre a tutti quelli che portano soldi in Svizzera o nei vari paradisi fiscali.
 
Sul perchè certi lavori gli italiani non li facciano ho le mie idee che non guardano solo alla comodità o al fatto culturale. Mi risulta che le condizioni contrattuali per quelli che sono visti come categorie deboli (immigrati) siano più favorevoli e flessibili rispetto a quelle cui andrebbe incontro un italiano. Sono in errore?
Detto questo, lavorando (per modo di dire date le sofferenze) in un settore come quello edilizio ho a che fare con personale di parecchie provenienze e la maggior parte di loro del ricongiungimento gli interessa solo nell'ottica di tornare al proprio paese e fare una vita da "signore" rispetto a quella che la sua terra riesce ad offrirgli. Quindi soldi e contributi che non gireranno sul suolo italiano, intanto spese sanitarie a go go e sussidi.
 
Back
Alto