<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> The Martian: sarà per la prossima volta.... | Page 4 | Il Forum di Quattroruote

The Martian: sarà per la prossima volta....

maddechè
e la gente VI scusa ...

PS. ma l'esempio dei fratelli Wright non è compatibile: tragitto terra - aria - terra. Non è questa la tipologia nei viaggi interplanetari, e relative discese al suolo.
Caro amico, l'esempio dei fratelli Wright non é per definire la tecnica di discesa su Marte, ma per dire che un sistema affidabile può essere usato più e più volte, anche se - appunto - vetusto, vecchio, o antico che sia ;)
 
Sonda su Marte: "Test affidati a una ditta inesperta". Così si è schiantato Schiaparelli
Al solito, se uno si ferma al titolo capisce una cosa, se invece legge il pur stringato articolo, scopre tutt'altro.

La colpa alla fine non è dei romeni, ma dell'ESA che, non potendo effettuare i test richiesti per inesperienza/inefficienza della ditta romena, alla fine ha deciso di farne a meno e di basarsi solo sulle simulazioni al computer...
 
Al solito, se uno si ferma al titolo capisce una cosa, se invece legge il pur stringato articolo, scopre tutt'altro.

La colpa alla fine non è dei romeni, ma dell'ESA che, non potendo effettuare i test richiesti per inesperienza/inefficienza della ditta romena, alla fine ha deciso di farne a meno e di basarsi solo sulle simulazioni al computer...
...Il faccino in fondo al messaggio non ti suggerisce proprio nulla, eh!
:rolleyes:
 
Chiediamo aiuto alla Nasa. È una delle ipotesi messe sul piatto da Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, per garantire che la missione ExoMars 2020, quella che dovrebbe scodellare un vero e proprio rover europeo su Marte, abbia una conclusione più felice della sfortunata discesa di Schiaparelli, il lander che si è schiantato nell’ottobre scorso sul suolo marziano.

Ma cos’è che è andato male? Proviamo a capirlo, sulla base delle informazioni disponibili a oggi, quelle illustrate sulla rivista Airpress (https://goo.gl/dLwkY2) dal coordinatore scientifico dell’ASI Enrico Flamini, mettendo a confronto la discesa di Schiaparelli con quella compiuta il 6 agosto 2012 dal rover Curiosity del JPL della Nasa.

Identiche le velocità dei due moduli al momento dell’ingresso nell’atmosfera marziana, circa 21mila km/h. Diverse le masse in gioco, 900 kg Curiosity, fra i 500 e i 600 kg Schiaparelli. Paragonabili i tempi di discesa programmati: 6 minuti e 56 secondi per il rover Nasa, 5 minuti e 53 secondi per il lander Esa.

Cento volte più rarefatta di quella terrestre, l’atmosfera di Marte produce comunque un attrito tale da portare i due moduli a temperature attorno ai 1500 gradi. Ma gli scudi termici di entrambi si comportano come previsto, proteggendo il prezioso carico.

Grazie al rallentamento dovuto all’atmosfera, quando si trovano a 11 km d’altitudine la velocità d’entrambi i moduli è scesa attorno a valori fra i 1700 e i 1500 km/h, sufficientemente bassa per permettere l’avvio di un’altra fase cruciale: l’apertura del paracadute. Operazione che viene compiuta con successo in entrambi i casi.

Con la diminuzione della velocità è ora possibile la separazione dello scudo termico, e quindi l’accensione dei retrorazzi, ai quali spetta il delicatissimo compito di portare il carico a destinazione a passo d’uomo e con l’assetto corretto.

Ed è qui che il lander Schiaparelli, la cui strumentazione scientifica sta già funzionando alla perfezione, incappa nel problema che provocherà lo schianto: a circa 2500 metri di quota, stando alle ultime ipotesi, il computer di bordo – probabilmente a causa d’informazioni contraddittorie fra quelle provenienti dall’altimetro e quelle deducibili dai giroscopi, ingannati magari dalle eccessive oscillazioni indotte dalla turbolenza atmosferica – ritiene che l’atterraggio sia già avvenuto.

E compie la scelta che risulterà fatale: spegne i retrorazzi. Condannando Schiaparelli a una caduta libera che lo porterà a schiantarsi sul suolo marziano a oltre 300 km/h. Lasciando come traccia di sé il piccolo cratere immortalato dalla sonda MRO della Nasa.

Servizio di Marco Malaspina

(quello che vi avevo anticipato un mese fà ..)

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