belpietro ha scritto:
pandaciccio ha scritto:
l'euro è una moneta che racchiude 18 economie diverse!
se è per quello, la lira doveva coprire l'economia di Isernia quanto quella di Milano.
non è che fosse tanto diverso.
Bravissimo!! hai compreso!!!
non è tanto diverso.... è UGUALE!!!
l'italia, all'interno dei suoi confini, non è un "area valutaria ottimale"!!!
così come l'eurozona!!!!
l'eurozona e l'italia così come gli USA hanno problemi macro-economicamente uguali!!!
l'unica differenza è che in ITA e USA c'è integrazione fiscale, in ?zona NO!!!
gli stati più poveri degli USA diventeranno mai grandi e forti quanto la california?! no mai! stessa cosa, per lo stesso problema, il meridione italiano!!!
e stessa cosa anche la germania-est!!!
caro belpietro, capisco bene il tuo scetticismo ma, come ho detto tante volte, la mafia, la camorra, la corruzione ecc ecc. c'entrano fino ad un certo punto!
oltre quel punto si innescano dei meccanismi che la teoria economica spiega benissimo!
sai come è stato calcolato l'euro?!
con una media ponderata dall'ECOFIN.
è normale che essendo una media si è trovato una valore che stava "in mezzo" a tutte le valute dell'europa.
le valute più forti erano quelle dell'area del marco, le più deboli tutte le altre....
quindi è normale che ci sia qualcuno che vive una svalutazione e altri che vivono in una ri-valutazione.
a questo punto bisognerebbe ci fossero dei meccanismi di riequilibrio (integrazione fiscale)... ma non ci sono! e non ci saranno mai!!
hai visto il grafico sul surplus della germania?!
tu rinunceresti, sinceramente, ad un surplus del genere?!
se io fossi tedesco, pur di mantenerlo, userei i carri armati!
quindi l'?zona non avrà mai un'integrazione perchè chi comanda (e chi ci guadagna sono gli stessi) ha interesse a mantenere lo status quo.
mi dispiace dirvelo ma a voi settentrionali accadrà quello che è accaduto a noi meridionali...
noi emigravamo a torino, milano, pisa bologna...
voi emigrerete a berlino, londra, vienna e in USA......
Nella teoria delle A.V.O. si parla di "migrazione dei fattori produttivi"..
è un termine elegante per dire "fuga di cervelli" e "deindustrializzazione".
cito un pezzo da questo articolo di Bagnai: http://goofynomics.blogspot.it/2012/08/le-aporie-del-piu-europa.html
"
La teoria delle AVO insegna che per evitare problemi l?abbandono della flessibilità del cambio deve essere compensato introducendo altre flessibilità: una maggiore mobilità dei fattori di produzione (come sa bene il Sud dell?Italia, dal quale tanti lavoratori son dovuti emigrare), una maggiore flessibilità dei salari (come sta imparando il Sud dell?Europa), una maggiore diversificazione produttiva (che aiuta a superare difficoltà specifiche in un determinato settore industriale ? un criterio che, guarda caso, sfavorisce ancora una volta le piccole economie periferiche). Se questo manca, occorre almeno che i tassi di inflazione fra i paesi membri convergano, altrimenti il deteriorarsi della competitività nei paesi ad alta inflazione causerà deficit esteri, con le conseguenze viste sopra (afflusso di capitali ecc.). Infine, se manca anche questa convergenza, bisogna che le istituzioni siano progettate per ovviare ?a valle? agli squilibri, sostanzialmente in due modi: (a) vuoi invitando chi ha accumulato risorse tramite i surplus esteri ad agire da ?locomotiva?, tramite politiche espansive che sostengano l?unione nei momenti di crisi: si chiama coordinamento delle politiche fiscali; (b) vuoi prevedendo un sistema efficiente e politicamente condiviso che in caso di crisi trasferisca risorse dalle zone in espansione a quelle in recessione: si chiama integrazione fiscale, ed è quanto ha contribuito a tenere in piedi per 150 anni un?altra unione non particolarmente felice dal punto di vista economico, quella italiana. Al prezzo, si badi, di ovvie tensioni politiche: in economia l?altruismo non è obbligatorio."