<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> SEGNALAZIONE: 29 aprile 2011 - Diritti negati | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

SEGNALAZIONE: 29 aprile 2011 - Diritti negati

Epme ha scritto:
maddeche! ha scritto:
[In che senso ?
Nel senso che il SSN autorizza la cosa, c'é stata una risposta positiva, ma di un solo giorno a settimana, che é veramente proprio poco poco... sostanzialmente quasi niente.

Fermati. Segui la storia.
Il bambino ha una forma epilettica che non sempre si riesce a controllare (in italiano, ogni tanto ha una crisi convulsiva).
Gli è stato consigliato di socializzare a scuola (probabilmente in rapporto alla patologia di base, di cui le crisi sono solo un sintomo) e in caso di crisi di praticare un farmaco (di solito microclistere di valium, tecnicamente micronoan) (questa sarebbe la prescrizione SSN)
Manovra banale, alla portata di qualunque genitore. Ma, c'è un ma.
Il micronoan somministrato in eccesso (2 dosaggi 5 mg per 10 kg di peso - 10 mg fino a 20 kg) potrebbe determinare un arresto respiratorio (non capita, ma potrebbe).
Se TUO figlio ha una crisi fai qualunque cosa (e non sempre .... l'ho visto NON fare decine di volte)
Se a scuola (o in palestra) hai un bambino NON TUO che potrebbe avere una crisi, da cui (ipoteticamente) potrebbe morirne sia se NON lo tratti sia se lo tratti, prima di gestirlo "a cuor leggero" ci pensi 8 volte.
Soluzioni ? Parlarne con chi ci si trova, spiegare la faccenda e vedere chi (su 20-30-50 adulti che possono essere li presenti tra insegnanti, bidelli e impiegati) possa assumersi questo compito. Volontariamente.
Dal quanto raccontato nessuno se lo è sentito (o l'approccio è stato errato, cercando di imporlo come OBBLIGO fin dall'inizio). La soluzione dei volontari (per altro aperta ad altre questioni: estranei presenti a che titolo nella scuola ? autorizzati da chi ? sotto quale copertura assicurativa ?) è solo un palliativo.
Ma la madre, familiari e amici potrebbero a rotazione rimanere a portata (fuori la scuola) per poter somministrare LORO, se necessario, il farmaco.
Anche perchè se si tratta di un bimbo piccolo magari se frequanta la "scuola" 4-5 volte a settimana potrebbe essere sufficiente..
Perche' se tutto va bene nessuno ti dice grazie, ma se qualcosa va storto ...
[/quote]

Complimenti per la spiegazione Epme, ma fammi capire, dal punto di vista pratico come si somministrano queste medicine?
perchè se il timore del volontario è quello di somministrarne troppo, basta prevedere una confezione con dosaggio ad hoc per il caso.
se in ogni caso all'atto pratico non ci sono particolari difficoltà, penso che una normale persona con senso civico dovrebbe sentirsi in dovere di assumersi la responsabilità
il mio non vuole essere un ragionamento semplicistico, ma non è forse vero che spesso mancano sentimenti di proattività di fronte ai problemi sociali?
 
A 3,5 anni non và a scuola, và alla materna, quella che una volta si chiamava ASILO. Per cominciare una volta a settimana potrebbe bastare, intanto inizia, poi da cosa nasce cosa. gli insegnanti cominciano a prendere confidenza con il bambino.
 
moogpsycho ha scritto:
EpmeComplimenti per la spiegazione Epme ha scritto:
Spiegazione tecnica, visto che lo faccio di mestiere .. 8)
Le convulsioni "a casa" si possono bloccare somministrando il comune valium per via rettale, utilizzando una siringa da insulina (quelle piu' piccole, senza ago) o piu' praticamente dei clisterini già pronti per l'uso (Micronoan) che sono in due dosaggi standard (5 e 10 mg). La dose "corretta" è 0,5 mg/kg quindi clistere da 5 intorno ai 10 kg di peso del bambino (circa 1 anno) . Ma i bambini di 2-3 anni possono pesare da 10 ai 25 kg .... Se usi un clistere da 10 (ideale per 20 kg) e lo fai tutto a un bimbo di 15 kg di solito NON succede niente di male (oltre a bloccare la convulsione .. si spera) in casi scarognati (rari, ma sono descritti) potrebbe andare in arresto respiratorio (oddio, magari lo fa lo stesso per colpa della convulsione ...).
Se sei del mestiere sai come regolarti e come intervenire. Se non lo sei ...
Dato che le convulsioni "di per se" difficilmente provocano danni aggiuntivi se non durano troppo (diciamo oltre la mezz'ora ...) può essere piu' prudente per i laici (i non sanitari) mettere il b. in posizione di sicurezza (a terra, sul fianco, senza stimolarlo e verificando che respiri - evitando danni aggiuntivi) e chiamare il 118. Normalmente la convulsione si risolve spontaneamente senza danni e difficilmente anche quelli dell'ambulanza (se NON hanno un medico a bordo) si mettono a fare farmaci NON strettamente indispensabili al momento ...
Poi', come in tutte le cose della vita, NON è che necessariamente per fare una cosa ci sia necessariamente bisogno di essere dei laureati specialisti in materia. Basta spiegare le cose, farle comprendere e "mettersi d'accordo". Difficilmente chi vede un bambino in difficoltà se ne fregherà sapendo bene cosa fare e come farlo (con annessi e connessi).
Se invece parti con l'idea che altri, non qualificati, DEVONO fare per forza qualcosa nascono tutte le resistenze.
E questo vale anche per cose assai piu' banali (tipo lo spruzzo di ventolin o la pasticca di bentelan in un bimbo asmatico ...)
 
capnord ha scritto:
A 3,5 anni non và a scuola, và alla materna, quella che una volta si chiamava ASILO. Per cominciare una volta a settimana potrebbe bastare, intanto inizia, poi da cosa nasce cosa. gli insegnanti cominciano a prendere confidenza con il bambino.

Non si chiede di focalizzarsi solo sul problema di marco, ma sul problema di tutti i bambini (e delle persone a diverse età) che sono affette da questo tipo di patologia.

Se la mamma (generalmente entrambi i genitori) é costretta a lavorare (e quindi non può seguire il bimbo) un'eventuale crisi epilettica probabilmente non si presenterà nell'unica giornata in cui é presente una persona informata e formata a prestare la dovuta assistenza. :rolleyes:
 
Purtroppo le cose sono assai complicate dal sistema legislativo e giudiziario italiano. Il primo non prevede una norma elementare prevista da moltissime legislazioni, ossia la cosiddetta norma del "buon samaritano", che prevede l'esonero di responsabilita' per chi, in buona fede, interviene per salvare qualcuno.
In italia, ora come ora, se il bambino ti muore e tu gli hai somministrato farmaci, finisci dritto nel registro degli indagati per omicidio.
Con le modalita' arbitrarie e i tempi biblici della "giustizia" ti ritrovi la vita rovinata.
A mio parere non c'e' da stupirsi che uno non voglia assumersi queste responsabilita'... C'e' da stupirsi che ci sia chi le accetta...
 
maddeche! ha scritto:
capnord ha scritto:
A 3,5 anni non và a scuola, và alla materna, quella che una volta si chiamava ASILO. Per cominciare una volta a settimana potrebbe bastare, intanto inizia, poi da cosa nasce cosa. gli insegnanti cominciano a prendere confidenza con il bambino.

Non si chiede di focalizzarsi solo sul problema di marco, ma sul problema di tutti i bambini (e delle persone a diverse età) che sono affette da questo tipo di patologia.

Se la mamma (generalmente entrambi i genitori) é costretta a lavorare (e quindi non può seguire il bimbo) un'eventuale crisi epilettica probabilmente non si presenterà nell'unica giornata in cui é presente una persona informata e formata a prestare la dovuta assistenza. :rolleyes:

Non entro nello specifico del singolo caso. Ma in generale il problema si pone 24 ore su 24, 365 gg l'anno. Se i genitori lavorano, quando il bimbo non è all'asilo a chi è affidato ? Tutti i "caregivers" (come dicono gli anglosassoni) sono comunque formati e attrezzati ? Se c'e' un gruppo tra nonni, parenti e amici vari in grado di prestare assistenza, a turno (magari all'inizio, anche per far prendere "confidenza" agli insegnanti con il problema e per mostrare che non è questo evento insormontabile) potrebbero "presidiare" l'asilo 3-4 volte a settimana garantendone l'assistenza.
Unica altra alternativa è quella di avere un infermiere (pagato da chi ?) fisso.
Alternativa fantasiosa potrebbe essere quella di trovare un nido "protetto" (chesso' quello di una ASL o di un ospedale o di qualche grande azienda con personale idoneo, questo dipende dal contesto e dalla residenza).
Pero', permettimi la chiosa finale. Se il bambino ha dei problemi importanti ha bisogno di assistenza continua (quindi, probabilmente ha un'invalidità, l'accompagnamento, i genitori usufruiscono della legge 1204 che dovrebbero garantire una discreta assistenza) l'idea che "i genitori devono lavorare" e qualcuno deve risolvere la faccenda ...
 
Quello che fa effettivamente incazzare e' che con le tasse esorbitanti che paghiamo, poi all'atto pratico chi ha un problema banale ma oneroso come questo venga abbandonato a se' stesso...
Ma le tasse non servivano a garantire assistenza a chi ne ha bisogno?? :evil:
 
99octane ha scritto:
Quello che fa effettivamente incazzare e' che con le tasse esorbitanti che paghiamo, poi all'atto pratico chi ha un problema banale ma oneroso come questo venga abbandonato a se' stesso...
Ma le tasse non servivano a garantire assistenza a chi ne ha bisogno?? :evil:

Non è esattamente così. Di sostegni ce ne sono, a partire dall'assistenza medica e infermieristica in gran parte gratuita. I genitori hanno diritto (se lavorano entrambi) a 6 gg al mese di congedo per assistere il bambino, oltre ad avere orari e turni "agevolati" e permessi vari. Aggiungici 1 mese l'anno di congedo per malattia bambino (almeno per i primi 3 anni). Se c'è una invalidità riconosciuta sono previste pensione e indennità di accompagnamento (modeste, ma esistono). Poi in questi casi le spese possono anche diventare un pozzo senza fine. Ma dipende anche dal tipo di malattia e dalle cause.
Ritornando allo specifico, la questione nasce dal fatto che un farmaco andrebbe somministrato d'urgenza ma NON c'è una figura identificata tenuto a somministrarlo. Negli USA i complessi scolastici hanno una infermieria con personale specializzato. Da noi si pagano bidelli, amministrativi, addetti alle pulizie, ditte esterne (oltre ovviamente agli innumerevoli insegnanti) ma questa figura NON è prevista.
E' altrettanto vero che in caso di necessità il 118 dovrebbe essere in grado di intervenire in pochi minuti (e se serve lo fanno anche il 112 e il 113 per trasporti di emergenza)
Certo, in un mondo ideale la questione non si porrebbe ...
 
Epme ha scritto:
I genitori hanno diritto (se lavorano entrambi) a 6 gg al mese di congedo per assistere il bambino, oltre ad avere orari e turni "agevolati" e permessi vari.
Qui metti il dito in un'altra piaga. A prescindere dai costi (l'Inps mi sembra non copra tutto), assenze del genere sono gestibili in un'impresa di almeno medie dimensioni e conseguentemente organizzata, mentre in quelle molto piccole o peggio nei piccolissimi studi professioniali la cosa diventa complessa. Per farti un esempio pratico, se capitasse alla mia attività, almeno per come sono messo adesso, non saprei dove sbattere le testa. Di certo il mio problema è ben inferiore a quello di questi genitori, e non metto in dubbio il valore dell'assistenza genitoriale, fatto sta che non può ricadere tutto sulle mie spalle dell'attività economica. Il punto non è (solo) il costo, ma, soprattutto la mancata "produzione". Se un mese ha diciamo 22 giorni lavorativi, ce ne togli mediamente 2 - 3 (più 3 che 2) tra ferie festività soppresse e permessi, ne togli altri 6, in pratica hai una persona a mezza capacità :?
 
|Mauro65| ha scritto:
Epme ha scritto:
I genitori hanno diritto (se lavorano entrambi) a 6 gg al mese di congedo per assistere il bambino, oltre ad avere orari e turni "agevolati" e permessi vari.
Qui metti il dito in un'altra piaga. A prescindere dai costi (l'Inps mi sembra non copra tutto), assenze del genere sono gestibili in un'impresa di almeno medie dimensioni e conseguentemente organizzata, mentre in quelle molto piccole o peggio nei piccolissimi studi professioniali la cosa diventa complessa. Per farti un esempio pratico, se capitasse alla mia attività, almeno per come sono messo adesso, non saprei dove sbattere le testa. Di certo il mio problema è ben inferiore a quello di questi genitori, e non metto in dubbio il valore dell'assistenza genitoriale, fatto sta che non può ricadere tutto sulle mie spalle dell'attività economica. Il punto non è (solo) il costo, ma, soprattutto la mancata "produzione". Se un mese ha diciamo 22 giorni lavorativi, ce ne togli mediamente 2 - 3 (più 3 che 2) tra ferie festività soppresse e permessi, ne togli altri 6, in pratica hai una persona a mezza capacità :?
In un paese civile la questione sarebbe risolta alla radice permettendo a uno dei genitori di assistere a tempo pieno il malato senza avere "capestri" economici.
Da noi gli "invalidi" percettori di pensione per cecità guidano l'auto.
Male a chi tocca, diceva nonno ... :cry:
 
Epme ha scritto:
In un paese civile la questione sarebbe risolta alla radice permettendo a uno dei genitori di assistere a tempo pieno il malato senza avere "capestri" economici.
sì, e penso che sarebbe anche più "economico" a livello di sistema, oltre che più "umano"
 
|Mauro65| ha scritto:
Epme ha scritto:
I genitori hanno diritto (se lavorano entrambi) a 6 gg al mese di congedo per assistere il bambino, oltre ad avere orari e turni "agevolati" e permessi vari.
Qui metti il dito in un'altra piaga. A prescindere dai costi (l'Inps mi sembra non copra tutto), assenze del genere sono gestibili in un'impresa di almeno medie dimensioni e conseguentemente organizzata, mentre in quelle molto piccole o peggio nei piccolissimi studi professioniali la cosa diventa complessa. Per farti un esempio pratico, se capitasse alla mia attività, almeno per come sono messo adesso, non saprei dove sbattere le testa. Di certo il mio problema è ben inferiore a quello di questi genitori, e non metto in dubbio il valore dell'assistenza genitoriale, fatto sta che non può ricadere tutto sulle mie spalle dell'attività economica. Il punto non è (solo) il costo, ma, soprattutto la mancata "produzione". Se un mese ha diciamo 22 giorni lavorativi, ce ne togli mediamente 2 - 3 (più 3 che 2) tra ferie festività soppresse e permessi, ne togli altri 6, in pratica hai una persona a mezza capacità :?
Considera però il rovescio della medaglia.
Nel pubblico impiego, specie in determinati comparti, può essere difficile trovare qualcuno che NON usufruisce di benefici vari di carattere socio-sanitario.
Basta pensare alle neomamme che hanno automaticamente un mese/anno aggiuntivo di ferie per "malattia bambino" (primi 3 anni - beneficio estensibile ai papà se le madri NON lavorano).
Di gente che ha un anziano genitore/zio/nonno "ufficialmente" a carico e "invalido" al punto di poter usufruire dei 3 gg mensili di congedo per la sua assistenza (che diventano 36 gg/anno di ferie pagate) ce ne è una marea.
E spesso con questa motivazione si riesce ad essere esentati da festivi/notturni e altri turni scomodi.
Conosco un tizio che ha "a carico" madre e due zie e per 9 gg al mese (108 in un anno) resta a casa ad "assisterle".
Infatti uno dei punti a suo tempo citati da Brunetta per la "moralizzazione" del lavoro dipendente era anche quello di rivedere certi benefici.
Poi ovviamente hai dei poveretti con gravi problemi che non sanno dove sbattere la testa. E qualcuno che tra ferie e benefici lavora un giorno ogni due ... :cry:
 
|Mauro65| ha scritto:
Epme ha scritto:
In un paese civile la questione sarebbe risolta alla radice permettendo a uno dei genitori di assistere a tempo pieno il malato senza avere "capestri" economici.
sì, e penso che sarebbe anche più "economico" a livello di sistema, oltre che più "umano"

Estendendo il discorso varrebbe anche per gli asili. Quante donne prendono 1000 euro di stipendio e ne pagano 500 di asilo ?
Con bambini sbattacchiati su e giu e sempre malaticci (altro moltiplicatore di spesa pubblica).
Magari qualcuna se avesse la "differenza" dalla stato crescerebbe i figli invece di dannarsi per lavorare ...
 
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