<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Recessione imminente (?) | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Recessione imminente (?)

marimasse ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
...Che altro posso fare? non sono mai stato preoccupato come da qualche mese a questa parte.
Già, con quale risultato concreto?
Un sensibile degrado della qualità di quel che ti (ci) resta da vivere, di questi giorni e mesi che in ogni caso NON torneranno e NON potranno più essere vissuti.

Senza dimenticare il fatto che questa storia dell'abisso, del botto, del cataclisma è quanto meno confusa, specie se si tiene presente che in fin dei conti essa rappresenta un eccezionale strumento promozionale per la vendita di notiziari, giornali, trasmissioni tv, siti, blog, forum ecc. ecc. ecc.
Il che ovviamente, alla luce dell'esperienza e della logica elementare, NON depone certo a favore della veridicità e della oggettività delle previsioni e delle analisi e delle "esperte" opinioni.

Non serve certo un cervello sovrannaturale per capire che la tanto menzionata "crescita", la tanto agognata "ripresa" di quelle stesse attività e abitudini (consumi sfrenati, mercati drogati, sprechi crescenti di risorse di ogni genere, speculazioni a gogo ecc.) che fin qui ci hanno portato NON rappresenta uno scenario verosimile e che quindi, SE intendiamo con "recessione" la non "crescita" (quella crescita), ci aspetta SENZA DUBBIO alcuno proprio la recessione.

Sul fatto poi che si debba considerare catastrofico uno scenario in cui le varie attività umane, anziché crescere ed espandersi all'infinito (assieme al numero delle persone presenti), procedano in una statica, stabile, durevole situazione di equilibrio ci sarebbe, a mio modestissimo avviso, da discutere parecchio.
Così come ci sarebbe da discutere sul fatto che lo stabile equilibrio sia, come traguardo verso cui camminare, meno intelligente e sensato dell'instabile e insostenibile (altrimenti non saremmo nella situazione in cui siamo) squilibrio.
Sempre lucide le tue riflessioni, piacevoli da leggere.

In effetti noi siamo in un mercato che cambia e che non compra.
Noi cambiamo il cellulare, cambiamo l'auto, cambiamo la tv, cambiamo i mobili, non li compriamo per necessità o per bisogno.

Nel senso che abbiamo tutto ed i nostri bisogni/consumi sono l'eventuale cambio dell'oggetto ma non il reale bisogno di averlo.
Significa a detta di qualcuno, che stiamo parlando nei mercati "maturi" cioè saturi, a crescita zero...e a detta di chi vende (ovviamente) mercati in crisi.

Questo è poi il reale risultato che tante aziende producono a numeri elevati (sovrapproduzione a seguito di trend storico dovuto alla crescita) e il mercato è saturo, non vendono ed è crisi....equazione semplice ed intuitiva.

Nei cosiddetti paesi emergenti succede il contrario...la gente compra, non cambia!
Compra il cellulare, compra l'auto, compra la tv, compra i mobili e se vediamo, su tutte la Cina, ci rendiamo anche conto che ci sono incrementi annuali a due cifre.

La differenza è tutta qui...qui si cambia..li si compra. :rolleyes:

Qui un oggetto (brand) cerca l'acquirente...li l'acquirente cerca oggetti!
Stessa realizzazione finale (la compravendita, l'acquisto)...ma due dinamiche diverse!

Poi ancora, visto che cambiamo e non compriamo, in un momento di crisi (reale o virtuale) e di incertezze, se dovevi cambiare qualcosa, non essendo un bisogno, rimandi a tempi migliori l'acquisto di questo o quel bene, di questo o quell'oggetto...e "tacchete" da crisi passi a recessione!
 
ilopan ha scritto:
...La differenza è tutta qui...qui si cambia..li si compra....
Già.
D'altra parte anche per cambiare il frigorifero se ne compra uno nuovo, così come accade per tutti gli altri beni di consumo.
Io non sono un grande esperto, però mi sembra del tutto ovvio che nel momento in cui in una collettività tutti si sono procurati il frigorifero che non avevano (provocando una forsennata produzione di frigoriferi) la situazione cambi vistosamente e la produzione di frigoriferi debba inevitabilmente NON fermarsi, NON sparire, NON finire MA ridursi e stabilizzarsi su un livello inferiore ma durevole, sul quale si può contare. Quindi, tra i due scenari, non è certo il secondo ad essere inevitabilmente transitorio.

Pensare che la fase "forsennata" possa (o addirittura debba!) continuare a tempo indeterminato mi sembra davvero insulso; ancor più insulso, nonché pericoloso e irresponsabile, mi sembra pretendere di basare l'intera economia (e la politica e la previdenza sociale e i programmi per il futuro ecc.) di una collettività, piccola o grande, su un simile... psichedelico presupposto.

Certo, potrei sempre raccontarmi la favoletta secondo la quale nel momento in cui a casa mia (quartiere, frazione, comune, regione, nazione, continente) tutti avranno il frigorifero io potrò continuare a produrre forsennatamente per vendere i frigoriferi a chi vive altrove; questo però richiederebbe che gli abitanti di "altrove" rinunciassero totalmente ad avviare a loro volta attività produttive... molto sensato e lungimirante davvero.
Oppure potrei pensare che la gente cominci a comprarsi due frigoriferi (e poi, ovviamente, tre e poi quattro...), oppure a buttare via i frigoriferi ancora perfettamente funzionanti per comprarne altri e via dicendo. Di bene in meglio.
 
ilopan ha scritto:
marimasse ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
...Che altro posso fare? non sono mai stato preoccupato come da qualche mese a questa parte.
Già, con quale risultato concreto?
Un sensibile degrado della qualità di quel che ti (ci) resta da vivere, di questi giorni e mesi che in ogni caso NON torneranno e NON potranno più essere vissuti.

Senza dimenticare il fatto che questa storia dell'abisso, del botto, del cataclisma è quanto meno confusa, specie se si tiene presente che in fin dei conti essa rappresenta un eccezionale strumento promozionale per la vendita di notiziari, giornali, trasmissioni tv, siti, blog, forum ecc. ecc. ecc.
Il che ovviamente, alla luce dell'esperienza e della logica elementare, NON depone certo a favore della veridicità e della oggettività delle previsioni e delle analisi e delle "esperte" opinioni.

Non serve certo un cervello sovrannaturale per capire che la tanto menzionata "crescita", la tanto agognata "ripresa" di quelle stesse attività e abitudini (consumi sfrenati, mercati drogati, sprechi crescenti di risorse di ogni genere, speculazioni a gogo ecc.) che fin qui ci hanno portato NON rappresenta uno scenario verosimile e che quindi, SE intendiamo con "recessione" la non "crescita" (quella crescita), ci aspetta SENZA DUBBIO alcuno proprio la recessione.

Sul fatto poi che si debba considerare catastrofico uno scenario in cui le varie attività umane, anziché crescere ed espandersi all'infinito (assieme al numero delle persone presenti), procedano in una statica, stabile, durevole situazione di equilibrio ci sarebbe, a mio modestissimo avviso, da discutere parecchio.
Così come ci sarebbe da discutere sul fatto che lo stabile equilibrio sia, come traguardo verso cui camminare, meno intelligente e sensato dell'instabile e insostenibile (altrimenti non saremmo nella situazione in cui siamo) squilibrio.
Sempre lucide le tue riflessioni, piacevoli da leggere.

In effetti noi siamo in un mercato che cambia e che non compra.
Noi cambiamo il cellulare, cambiamo l'auto, cambiamo la tv, cambiamo i mobili, non li compriamo per necessità o per bisogno.

Nel senso che abbiamo tutto ed i nostri bisogni/consumi sono l'eventuale cambio dell'oggetto ma non il reale bisogno di averlo.
Significa a detta di qualcuno, che stiamo parlando nei mercati "maturi" cioè saturi, a crescita zero...e a detta di chi vende (ovviamente) mercati in crisi.

Questo è poi il reale risultato che tante aziende producono a numeri elevati (sovrapproduzione a seguito di trend storico dovuto alla crescita) e il mercato è saturo, non vendono ed è crisi....equazione semplice ed intuitiva.

Nei cosiddetti paesi emergenti succede il contrario...la gente compra, non cambia!
Compra il cellulare, compra l'auto, compra la tv, compra i mobili e se vediamo, su tutte la Cina, ci rendiamo anche conto che ci sono incrementi annuali a due cifre.

La differenza è tutta qui...qui si cambia..li si compra. :rolleyes:

Qui un oggetto (brand) cerca l'acquirente...li l'acquirente cerca oggetti!
Stessa realizzazione finale (la compravendita, l'acquisto)...ma due dinamiche diverse!

Poi ancora, visto che cambiamo e non compriamo, in un momento di crisi (reale o virtuale) e di incertezze, se dovevi cambiare qualcosa, non essendo un bisogno, rimandi a tempi migliori l'acquisto di questo o quel bene, di questo o quell'oggetto...e "tacchete" da crisi passi a recessione!

....pensare che sol qualche decennio fa
si lavorava sempre di piu' perche' c' era richiesta di creare
una migliore condizione di vita....o consumi ;)
oggi si deve consumare per mantenere i tassi di lavoro :shock:
 
arizona77 ha scritto:
...si lavorava sempre di più perché c' era richiesta di creare
una migliore condizione di vita ... oggi si deve consumare per mantenere i tassi di lavoro...
Il fatto è che, grazie alla curiosa teoria della "crescita infinita" che ci siamo disinvoltamente raccontati, dai consumi siamo passati agli sprechi.
Una volta il lavoratore/consumatore (le due parole, piaccia o meno, vanno assieme) poteva ad esempio comprarsi il televisore o il frigorifero o l'automobile (che NON possedeva o di cui aveva effettivamente bisogno) sapendo che così facendo avrebbe ANCHE favorito il benessere di altri lavoratori/consumatori. Se comprava faceva del bene a sé stesso e anche, indirettamente, al prossimo.
Ultimamente invece siamo arrivati al punto, chiaramente paradossale e insostenibile, in cui il lavoratore/consumatore dovrebbe comprare in continuazione beni e servizi che NON gli servono (generando tra l'altro crescenti problemi di inquinamento ed esaurimento delle risorse) per NON mettere a rischio fatturati e posti di lavoro. Se NON compra fa del male.
Una prospettiva totalmente distorta, che somiglia un po' a quella di certi ambienti di lavoro in cui invece di apprezzare e gratificare chi fa straordinari si disprezza e si castiga chi non li fa.

In passato stare attenti a non sprecare, a non buttare le cose prima del tempo, a non spendere soldi in futilità sottraendoli alle non futilità, a non indebitarsi, a non spendere i soldi prima di averli guadagnati, a fare i passi commisurati alle gambe ecc. ecc. era segno di maturità, serietà, affidabilità, era qualcosa che i bravi genitori dovevano insegnare ai figli, perché una collettività imperniata su comportamenti del genere era vista come solida, robusta, affidabile.

Ultimamente invece tutto ciò è diventato una colpa, un errore, un'anomalia, un insegnamento sbagliato e deleterio, addirittura un comportamento socialmente vergognoso. Insomma, se non corro a comprarmi un televisore nuovo (anche senza pagare, non importa) dicendo che in fin dei conti non mi serve perché quello che ho funziona bene e mi basta anche se non è "aggiornato", NON sono una brava persona MA un nemico pubblico, uno sterminatore di altrui posti di lavoro, un cospiratore o qualcosa del genere.

Se questa è la "logica" da cui ci siamo fatti allegramente guidare negli ultimi decenni, senza alcun senso della misura, non vedo proprio che cosa ci possa essere di sorprendente o imprevedibile nella attuale situazione.
Sarebbe come stupirsi se, dopo anni e anni di dolciumi e vino e sigarette e cenoni a gogò, ci si ritrova sovrappeso e con la pressione alta. Magari pretendendo anche che la colpa sia tutta dei venditori di dolci e vino e sigarette e cibarie succulente. Magari sperando addirittura che il danno possa essere riparato con qualche cucchiaiata di sciroppo leggermente asprigno, senza sostanziali cambiamenti di abitudini.
 
marimasse ha scritto:
arizona77 ha scritto:
...si lavorava sempre di più perché c' era richiesta di creare
una migliore condizione di vita ... oggi si deve consumare per mantenere i tassi di lavoro...
Il fatto è che, grazie alla curiosa teoria della "crescita infinita" che ci siamo disinvoltamente raccontati, dai consumi siamo passati agli sprechi.
Una volta il lavoratore/consumatore (le due parole, piaccia o meno, vanno assieme) poteva ad esempio comprarsi il televisore o il frigorifero o l'automobile (che NON possedeva o di cui aveva effettivamente bisogno) sapendo che così facendo avrebbe ANCHE favorito il benessere di altri lavoratori/consumatori. Se comprava faceva del bene a sé stesso e anche, indirettamente, al prossimo.
Ultimamente invece siamo arrivati al punto, chiaramente paradossale e insostenibile, in cui il lavoratore/consumatore dovrebbe comprare in continuazione beni e servizi che NON gli servono (generando tra l'altro crescenti problemi di inquinamento ed esaurimento delle risorse) per NON mettere a rischio fatturati e posti di lavoro. Se NON compra fa del male.
Una prospettiva totalmente distorta, che somiglia un po' a quella di certi ambienti di lavoro in cui invece di apprezzare e gratificare chi fa straordinari si disprezza e si castiga chi non li fa.

In passato stare attenti a non sprecare, a non buttare le cose prima del tempo, a non spendere soldi in futilità sottraendoli alle non futilità, a non indebitarsi, a non spendere i soldi prima di averli guadagnati, a fare i passi commisurati alle gambe ecc. ecc. era segno di maturità, serietà, affidabilità, era qualcosa che i bravi genitori dovevano insegnare ai figli, perché una collettività imperniata su comportamenti del genere era vista come solida, robusta, affidabile.

Ultimamente invece tutto ciò è diventato una colpa, un errore, un'anomalia, un insegnamento sbagliato e deleterio, addirittura un comportamento socialmente vergognoso. Insomma, se non corro a comprarmi un televisore nuovo (anche senza pagare, non importa) dicendo che in fin dei conti non mi serve perché quello che ho funziona bene e mi basta anche se non è "aggiornato", NON sono una brava persona MA un nemico pubblico, uno sterminatore di altrui posti di lavoro, un cospiratore o qualcosa del genere.

Se questa è la "logica" da cui ci siamo fatti allegramente guidare negli ultimi decenni, senza alcun senso della misura, non vedo proprio che cosa ci possa essere di sorprendente o imprevedibile nella attuale situazione.
Sarebbe come stupirsi se, dopo anni e anni di dolciumi e vino e sigarette e cenoni a gogò, ci si ritrova sovrappeso e con la pressione alta. Magari pretendendo anche che la colpa sia tutta dei venditori di dolci e vino e sigarette e cibarie succulente. Magari sperando addirittura che il danno possa essere riparato con qualche cucchiaiata di sciroppo leggermente asprigno, senza sostanziali cambiamenti di abitudini.
E' così.
 
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