<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> ...quindi perchè dovrei laurearmi? | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

...quindi perchè dovrei laurearmi?

Trotto@81 ha scritto:
batridro ha scritto:
e se proprio volessi laurearmi perchè prendere una buona votazione?

E' la domanda legittima di chi volesse fare un concorso pubblico alla luce del nuovo decreto del governo...

Liberalizzare e semplificare NON VUOL DIRE LIVELLARE VERSO IL BASSO o sbaglio?

per chi volesse approfondire:
http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_27/calabro-concorsi-diplomi-laurea_2a2ae582-48ae-11e1-b976-995c60acee8e.shtml
Spesso si è portati a crede che la laurea è solo uno strumento per l'accesso al mondo del lavoro, certo, è anche questo, ma la laurea è un attestato che certifica il tuo livello di formazione, è importante che prima di tutto sia una persona completa e matura sotto questo punto di vista, il lavoro verrà da se.

Il lavoro non viene e non verra più da se.
Il ministrino col farfallino che dà dello sfigato a destra e a manca mi dicono che era prof. ordinario a Teramo! a 28 anni.
Quando i non raccomandati (lui è iperraccomandato - non devo dirvi chi è vero?) a quell'età riescono a malapena a fare gli assegnisti di ricerca o i ricercatori a tempo determinato...
Parlo per esperienza personale non per simpatia anzi meglio antipatia politica.
 
Ripeto, la laurea è prima di tutto formazione culturale della persona, il discorso lavoro è una cosa a parte.
Oggi la situazione è critica, le aziende hanno gli strumenti legali per sfruttare la gente pagandola una miseria, ma vale per tutti, dai laureati ai metalmeccanici.
 
premesso che a scrivere è un ingegnere per di più iscritto all'albo, quindi con tanto di titolo etc etc....io non ci trovo nulla di male...si da più prevalenza al merito piuttosto che alla forma in se e per se....

faccio un esempio: al momento per accedere in magistratura è richiesta la laurea in legge....domani non sarà più così...ma pensate che io laureato in ingegneria, uno che ha la terza media, abbiano minimamente gli strumenti x accedere al concorso???quanto ai voti di laurea anche qui sono d'accordo, ci sono università in cui piovono 110e lode a pioggia e altre con voti molto più bassi....cos'è i geni e i fagnani si concentrano in aree geografiche???
 
batridro ha scritto:
...perché dovrei laurearmi? ... e se proprio volessi laurearmi perché prendere una buona votazione?...

Non per fare polemica, ma di fronte a tali "perché?" non posso evitare di pensare a delle risposte forse un po' sovversive:

- per avere un cervello il più allenato ed elastico possibile?
- per avere una concreta preparazione culturale?
- per non farmi troppo facilmente abbindolare da gente che ha studiato più di me?
- ..........
 
marimasse ha scritto:
batridro ha scritto:
...perché dovrei laurearmi? ... e se proprio volessi laurearmi perché prendere una buona votazione?...

Non per fare polemica, ma di fronte a tali "perché?" non posso evitare di pensare a delle risposte forse un po' sovversive:

- per avere un cervello il più allenato ed elastico possibile?
- per avere una concreta preparazione culturale?
- per non farmi troppo facilmente abbindolare da gente che ha studiato più di me?
- ..........
Per me la tua è la risposta più sensata.
 
Io sulla questione sono ancora più drastico. La laurea non dovrebbe servire mai nella valutazione a priori delle capacità di un individuo, come invece (credo si evinca anche dagli interventi in questo thread) spesso e volentieri si pensa nel nostro paese. Non dovrebbe perchè in Italia l'università in quanto ad autoreferenzialità e raccomandazioni è probabilmente messa peggio della politica (spesso anzi le due cose si sovreppongono in maniera quantomeno vomitevole). Questo sistema non si cambia dall'oggi al domani (ammesso che ce ne sia la volontà), il risultato è che una laurea non può essere utilizzata come paragone quando a presentarla è il figlio di qualche mammasantissima delle istituzioni (ogni riferimento ad un certo viceministro, anche un pochino represso a mio avviso, è puramente casuale :D ), che prende trenta e lode solo a pronunciare il suo cognome, e il figlio di un normale cittadino che invece per quel voto deve sudare le proverbiali sette camicie.
Allora, come dicevo prima, finchè il sistema non cambia ben venga qualunque norma in questo senso. Certo non è da Paese normale, dove una persona che abbia faticato tanto dovrebbe quantomeno potersi veder riconoscere qualche merito pregresso in sede di valutazione, ma tant'è. Vengano però anche concorsi dove gli esaminatori che sbagliano rischino davvero grosso, dove le prove siano pertinenti al lavoro che si dovrà svolgere, e soprattutto in grado davvero di essere metro inconfutabile della preparazione di un individuo. Anche dalla Bocconi e dalla Luiss ogni tanto escono dei perfetti imbecilli con 110 e lode, le restanti università vedono solo aumentare questo numero, e l'inconfutabilità di tale affermazione la vediamo ogni giorno dallo stato in cui versa il paese, quindi non vedo perchè non eliminare quello che in Italia è e rimarra ancora per un pò, tra l'altro, uno dei baluardi dell'autoreferenzialità (di solito i giudicanti nei concorsi pubblici sono gente proveniente da ambienti universitari, il che già dovrebbe dirla lunga).

Il succo è che se oggi come oggi un titolo in Italia vale in troppi casi molto poco, non è giusto adoperarlo per decidere della vita di una persona. Posto però che ciò debba essere solo una soluzione transitoria, perchè la normalità dovrebbe essere che chi è più titolato debba anche essere più avvantaggiato, altrimenti non si capirebbe, come del resto ci si chiedeva all'inizio della discussione, queste benedette università che cosa ci debbano stare a fare. Sempre che tali titoli stiano davveo a testimoniare quanta fatica si è profusa nel raggiungere un obiettivo e non quante "conoscenze" si hanno.
 
Matteo__ ha scritto:
...Sempre che tali titoli stiano davvero a testimoniare quanta fatica si è profusa nel raggiungere un obiettivo...
Ipotesi che da molto tempo ha smesso di essere fondata.
Il titolo di studio, da un punto di vista tecnico, è un po' come una medaglia: ha tanto più valore e merita tanto più rispetto quanto più difficile è la cosa che si deve fare per guadagnarla.
Se per prendere la tale medaglia di atletica bisogna, ad esempio, riuscire a saltare sopra un'asticella posta a 2 metri da terra, la persona che si presenta con quella medaglia merita e ottiene grande ammirazione e rispetto (per lo meno nell'ambiente dell'atletica). Se invece si sa che quella medaglia si può prendere anche saltando con l'asticella a 80cm (oppure si sa che il risultato è stato ottenuto barando in qualche modo), allora essa perde quasi tutto il suo valore e la persona che la esibisce merita una considerazione del tutto diversa.

Negli ultimi decenni, per tutta una serie di ragioni non necessariamente sballate, la scuola si è andata via via semplificando (domanda: che cosa deve combinare oggi un adolescente per essere effettivamente bocciato?).

Periodicamente, per questioni di lavoro, mi capita di avere a che fare con dei neolaureati e ho l'abitudine di chiedere loro se, in base alla carriera scolastica appena conclusa, ritengono sia possibile avere il mano il diploma SENZA essere veramente preparati e competenti nell'ambito specifico. La risposta finora è sempre stata affermativa. Poi sento racconti circa il fatto che negli anni 50 e 60, quando la scuola (con tutti suoi difetti) adottava dei metodi che oggi scatenerebbero rivoluzioni armate, un diploma di laurea in ingegneria ottenuto presso la tale università era requisito sufficiente per l'assunzione in qualsivoglia azienda (privata) del settore. Saranno stati tempi assai diversi, sarà in parte una leggenda però ho la sensazione che, come molte leggende, non sia priva di fondamento.

Indubbiamente conseguire un diploma o una laurea senza dover fare troppa fatica è preferibile (dal punto di vista dello studente), esattamente come per qualsiasi adulto è preferibile, ad esempio, evitare turni di lavoro particolarmente pesanti o mansioni dense di rogne e responsabilità e così via. Sono meccanismi naturali, umani, per nulla vergognosi o degni di disprezzo e scherno.
Però ogni medaglia ha due lati; se ci sta bene il primo, dobbiamo poi accettare anche il secondo.
 
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