Prendo spunto da una notizia sull'iron man sardo a cui sono stati amputati i piedi.
Del caso abbiamo già parlato in un altro topic aperto da Agricolo quindi non vorrei tornarci nello specifico,ma sottolineare un aspetto che a molti sembrerà positivo ma a me sembra l'esatto contrario.
Parlo del fatto che quando un sportivo,magari come in questo caso proprio a causa di una prestazione sportiva finita male,rischia la pelle il primo pensiero non è "ma come ci sono andato vicino" ma quando potrò riprendere l'attività sportiva?.
Onestamente non riesco a non vederci qualcosa di insensato.
Non dico che una persona debba smettere di praticare lo sport che ama,anche se gli stava per costare la vita,ma mettere il ritorno in pista al primo posto secondo me è un tantino folle.
Invece di pensare cazzarola se stavo più attento avevo ancora i piedi,oppure avrei potuto fermarmi prima,oppure pensare alla famiglia che comunque avrà per tutta la vita il compito di assisterlo...
Sembra che tutti questi pensieri passino in secondo piano e che la cosa importante non sia essere vivo ma poter ricominciare,come se una vita senza sport non fosse degna di essere vissuta.
Purtroppo ho visto coi miei occhi e da vicini degli esempi simili,anche se meno gravi.
In particolare un mio parente che a causa della sua passione per la racchetta da tennis,in pieno inverno,si è fatto venire la polmonite con l'acqua nei polmoni che gli impediva di respirare,è rimasto allettato diversi giorni durante i quali (anche grazie al previdentissimo medico di famiglia) si è formato un trombo in una gamba che è salito fino ai polmoni,fortunatamente non è arrivato al cuore.
Una trombo embolia polmonare bilaterale tutto per l'ostinazione di voler giocare a tennis anche in pieno inverno,e non parlo di livello agonismo ma amatoriale tra attempati quindi nulla di irrinunciabile.
Anche in quel caso il primo pensiero non è stato a momenti vado all'altro mondo,potrò tornare a camminare o a fare le scale?Avrò una vita normale?
No il primo pensiero,prima domanda posta ai medici,è stato quando potrò tornare a giocare a tennis?
Un altro signore che ho conosciuto invece aveva la passione per il ciclismo,sempre a livello amatoriale.
Lo praticava a un regime assolutamente non adeguato alla sua età e gli è venuto un infarto.
La moglie era già anziana e non troppo in salute,e in più se lui fosse mancato avrebbe avuto probabilmente anche problemi economici,l'ha assistito a lungo e non deve essere stato facile per una persona anziana stare seduta tutto il giorno per molti giorni affianco al letto del marito in ospedale.
Anche in quel caso il primo pensiero era tornare in sella,anche se a momenti ci resta e se la moglie si stava ammazzando per assisterlo,anche solo aiutare una persona a lavarsi,vestirsi etc non è proprio una passeggiata.
Mi viene proprio da chiedermi se la passione sportiva,cosa bellissima se non diventa un'ossessione,in certi casi non viaggi a braccetto con una forte dose di egoismo che porta una persona a mettere il proprio sport,e quindi anche il proprio benessere e la propria felicità,prima di tutto e di tutti.
Onestamente io avrei dei grossi problemi a restare con una persona che antepone a tutto,anche alla famiglia e al rapporto di coppia,una passione portata agli estremi che l'ha quasi uccisa.
Ognuno ha le sue priorità ma io penso che non sia sano considerare la propria salute come un bene che non riguarda anche gli altri,in primis mogli e figli.
Comunque penso che certi esempi di passione/dipendenza/egocentrismo smodati appartengano per lo più al genere maschile,e in certi casi forse è un bene che esistano.
Un atleta,ma un atleta vero,probabilmente senza una passione esagerata e una certa dose di egoismo non riuscirebbe a mettere lo sport al primo posto e diventare un campione.
Ma quando lo stesso eccesso di passione colpisce persone normali che non sono atleti ma impiegati o operai,e prima ancora sono mariti e padri di famiglia secondo me la sproporzione appare evidente.
Del caso abbiamo già parlato in un altro topic aperto da Agricolo quindi non vorrei tornarci nello specifico,ma sottolineare un aspetto che a molti sembrerà positivo ma a me sembra l'esatto contrario.
Parlo del fatto che quando un sportivo,magari come in questo caso proprio a causa di una prestazione sportiva finita male,rischia la pelle il primo pensiero non è "ma come ci sono andato vicino" ma quando potrò riprendere l'attività sportiva?.
Onestamente non riesco a non vederci qualcosa di insensato.
Non dico che una persona debba smettere di praticare lo sport che ama,anche se gli stava per costare la vita,ma mettere il ritorno in pista al primo posto secondo me è un tantino folle.
Invece di pensare cazzarola se stavo più attento avevo ancora i piedi,oppure avrei potuto fermarmi prima,oppure pensare alla famiglia che comunque avrà per tutta la vita il compito di assisterlo...
Sembra che tutti questi pensieri passino in secondo piano e che la cosa importante non sia essere vivo ma poter ricominciare,come se una vita senza sport non fosse degna di essere vissuta.
Purtroppo ho visto coi miei occhi e da vicini degli esempi simili,anche se meno gravi.
In particolare un mio parente che a causa della sua passione per la racchetta da tennis,in pieno inverno,si è fatto venire la polmonite con l'acqua nei polmoni che gli impediva di respirare,è rimasto allettato diversi giorni durante i quali (anche grazie al previdentissimo medico di famiglia) si è formato un trombo in una gamba che è salito fino ai polmoni,fortunatamente non è arrivato al cuore.
Una trombo embolia polmonare bilaterale tutto per l'ostinazione di voler giocare a tennis anche in pieno inverno,e non parlo di livello agonismo ma amatoriale tra attempati quindi nulla di irrinunciabile.
Anche in quel caso il primo pensiero non è stato a momenti vado all'altro mondo,potrò tornare a camminare o a fare le scale?Avrò una vita normale?
No il primo pensiero,prima domanda posta ai medici,è stato quando potrò tornare a giocare a tennis?
Un altro signore che ho conosciuto invece aveva la passione per il ciclismo,sempre a livello amatoriale.
Lo praticava a un regime assolutamente non adeguato alla sua età e gli è venuto un infarto.
La moglie era già anziana e non troppo in salute,e in più se lui fosse mancato avrebbe avuto probabilmente anche problemi economici,l'ha assistito a lungo e non deve essere stato facile per una persona anziana stare seduta tutto il giorno per molti giorni affianco al letto del marito in ospedale.
Anche in quel caso il primo pensiero era tornare in sella,anche se a momenti ci resta e se la moglie si stava ammazzando per assisterlo,anche solo aiutare una persona a lavarsi,vestirsi etc non è proprio una passeggiata.
Mi viene proprio da chiedermi se la passione sportiva,cosa bellissima se non diventa un'ossessione,in certi casi non viaggi a braccetto con una forte dose di egoismo che porta una persona a mettere il proprio sport,e quindi anche il proprio benessere e la propria felicità,prima di tutto e di tutti.
Onestamente io avrei dei grossi problemi a restare con una persona che antepone a tutto,anche alla famiglia e al rapporto di coppia,una passione portata agli estremi che l'ha quasi uccisa.
Ognuno ha le sue priorità ma io penso che non sia sano considerare la propria salute come un bene che non riguarda anche gli altri,in primis mogli e figli.
Comunque penso che certi esempi di passione/dipendenza/egocentrismo smodati appartengano per lo più al genere maschile,e in certi casi forse è un bene che esistano.
Un atleta,ma un atleta vero,probabilmente senza una passione esagerata e una certa dose di egoismo non riuscirebbe a mettere lo sport al primo posto e diventare un campione.
Ma quando lo stesso eccesso di passione colpisce persone normali che non sono atleti ma impiegati o operai,e prima ancora sono mariti e padri di famiglia secondo me la sproporzione appare evidente.