1. Indebitamento ? È la voce che oggi più preoccupa gli analisti e che a molti fa storcere il naso sul raggiungimento degli obiettivi da parte di Marchionne. Dopo la scalata alla Chrysler con il completamento dell?ultimo miglio nel gennaio scorso via intesa con Uaw per 4,35 miliardi di dollari, il debito viaggia intorno ai 10 miliardi di euro. Tanti, e a caro prezzo: alcuni analisti indicano un costo di gestione pari a 2,7 miliardi di dollari all?anno.
2. Vendite ? È la voce più disattesa nei precedenti piani industriali di Marchionne. Diamo solo alcuni numeri, i più clamorosi. Nel piano del novembre 2006, venivano indicate vendite per il 2010 pari a 2,8 milioni di veicoli del solo gruppo Fiat (l?ingresso in Chrysler è del 2009), a consuntivo furono poco sopra i 2 milioni. Nel piano dell?aprile del 2010, denominato Fabbrica Italia, l?obiettivo di vendite di veicoli per il 2014 era di 3,5 milioni per il solo gruppo Fiat, a consuntivo risultarono meno di 2 milioni.
3. Utili ? A fine 2013, il 90% degli utili di gruppo sono venuti dalla Chrysler, aspetto che inevitabilmente fa pendere molte decisioni da quella sponda dell?Atlantico. Marchionne proverà a riequilibrare non solo la bilancia italiana, puntando di qua più su modelli di margini che di volumi, ma anche in casa americana, dove volano i marchi Jeep e Ram, arrancano Chrysler e Dodge.
4. Strategia ? La chiave più delicata è la trasformazione dell?Alfa Romeo (oltre che della Maserati, già sulla buona strada) in una macchina che fa soldi. Il rilancio del marchio del biscione è la vera scommessa del nuovo piano: l?anno scorso, le vendite di Alfa nel mondo sono state di 74.400 vetture, contro le 92.100 del 2012, avrebbero dovuto essere 300.000 già nel 2010, 500.000 nel 2014. Marchionne vuole vendere più modelli premium con margini maggiori, strada che molti marchi generalisti stanno tentando di intraprendere. Riuscirà con l?Alfa Romeo? Con quali investimenti e in che tempi? L?Audi, per dare un riferimento, è diventato un marchio premium d?eccellenza in vent?anni.
Marchionne il più pagato, Fiat le meno vendute ...
Le vendite di Fiat continuano a calare, e si potrebbe pensare che sia tutta colpa della crisi. Le immatricolazioni sono in effetti in calo da quasi due anni, sempre più giù; e sono ormai lontani i tempi ante.crisi, quando sembrava che l'uomo venuto dal Canada avesse rivitalizzato un'industria sull'orlo del fallimento e per cui in molti richiedevano ormai la "nazionalizzazione".
Il risultato del mercato italiano pesa indubbiamente molto "sul risultato di Fiat Group Automobiles in Europa" spiega il Lingotto; anche perché soltanto in Italia Fiat continua a controllare una fetta di mercato a due cifre. Al contrario di Chrysler, che si è ripresa dalla chiusura grazie a nuovi modelli, tecnologia italiana e prestititi statali Usa. Nostante questo andamento divergente, il gruppo ha chiuso il 2012 con un passivo di un miliardo, mentre la stessa cifra - l'anno preecdedente - era stata in positivo.
Insomma, un mezzo disastro. Ma questo risultato, che ha riempito gli stabilimenti Fiat di cassintegrati senza molte prospettive di rientro - non ha infliuito minimamente sulla retribuzione dell'amministratore delegato. Sergio Marchionne nel 2012 ha incassato 7,4 milioni di euro invece dei 5 milioni del 2011 (+47,7%).
Il bello è che tutto questo aumento non è dovuto alla "paga base", ma addirittura ai "premi"! Tra Fiat Spa e Fiat Industrial (il ramo camion e macchine da lavoro, dopo lo "scorporo"), Marchionne ha ricevuto 3,787 milioni di bonus, con un aumento del 47,74% sul 2011. Che già aveva visto un incremento favoloso rispetto all'anno precedente: +42%).
http://contropiano.org/economia/item/15280
Non aggiungo altro...
2. Vendite ? È la voce più disattesa nei precedenti piani industriali di Marchionne. Diamo solo alcuni numeri, i più clamorosi. Nel piano del novembre 2006, venivano indicate vendite per il 2010 pari a 2,8 milioni di veicoli del solo gruppo Fiat (l?ingresso in Chrysler è del 2009), a consuntivo furono poco sopra i 2 milioni. Nel piano dell?aprile del 2010, denominato Fabbrica Italia, l?obiettivo di vendite di veicoli per il 2014 era di 3,5 milioni per il solo gruppo Fiat, a consuntivo risultarono meno di 2 milioni.
3. Utili ? A fine 2013, il 90% degli utili di gruppo sono venuti dalla Chrysler, aspetto che inevitabilmente fa pendere molte decisioni da quella sponda dell?Atlantico. Marchionne proverà a riequilibrare non solo la bilancia italiana, puntando di qua più su modelli di margini che di volumi, ma anche in casa americana, dove volano i marchi Jeep e Ram, arrancano Chrysler e Dodge.
4. Strategia ? La chiave più delicata è la trasformazione dell?Alfa Romeo (oltre che della Maserati, già sulla buona strada) in una macchina che fa soldi. Il rilancio del marchio del biscione è la vera scommessa del nuovo piano: l?anno scorso, le vendite di Alfa nel mondo sono state di 74.400 vetture, contro le 92.100 del 2012, avrebbero dovuto essere 300.000 già nel 2010, 500.000 nel 2014. Marchionne vuole vendere più modelli premium con margini maggiori, strada che molti marchi generalisti stanno tentando di intraprendere. Riuscirà con l?Alfa Romeo? Con quali investimenti e in che tempi? L?Audi, per dare un riferimento, è diventato un marchio premium d?eccellenza in vent?anni.
Marchionne il più pagato, Fiat le meno vendute ...
Le vendite di Fiat continuano a calare, e si potrebbe pensare che sia tutta colpa della crisi. Le immatricolazioni sono in effetti in calo da quasi due anni, sempre più giù; e sono ormai lontani i tempi ante.crisi, quando sembrava che l'uomo venuto dal Canada avesse rivitalizzato un'industria sull'orlo del fallimento e per cui in molti richiedevano ormai la "nazionalizzazione".
Il risultato del mercato italiano pesa indubbiamente molto "sul risultato di Fiat Group Automobiles in Europa" spiega il Lingotto; anche perché soltanto in Italia Fiat continua a controllare una fetta di mercato a due cifre. Al contrario di Chrysler, che si è ripresa dalla chiusura grazie a nuovi modelli, tecnologia italiana e prestititi statali Usa. Nostante questo andamento divergente, il gruppo ha chiuso il 2012 con un passivo di un miliardo, mentre la stessa cifra - l'anno preecdedente - era stata in positivo.
Insomma, un mezzo disastro. Ma questo risultato, che ha riempito gli stabilimenti Fiat di cassintegrati senza molte prospettive di rientro - non ha infliuito minimamente sulla retribuzione dell'amministratore delegato. Sergio Marchionne nel 2012 ha incassato 7,4 milioni di euro invece dei 5 milioni del 2011 (+47,7%).
Il bello è che tutto questo aumento non è dovuto alla "paga base", ma addirittura ai "premi"! Tra Fiat Spa e Fiat Industrial (il ramo camion e macchine da lavoro, dopo lo "scorporo"), Marchionne ha ricevuto 3,787 milioni di bonus, con un aumento del 47,74% sul 2011. Che già aveva visto un incremento favoloso rispetto all'anno precedente: +42%).
http://contropiano.org/economia/item/15280
Non aggiungo altro...