<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Per i fautori della vendita dei beni dello Stato..... | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Per i fautori della vendita dei beni dello Stato.....

Ex Batri ha scritto:
Sicuramente il costo dell'intervento potrebbe essere più oneroso dal puinto di vista finanziario, però dal punto di vista finale il risultato è sicuramente molto più interessante se il progetto tiene la memoria di quello che c'era li prima.
Poi non è assolutamente detto che uno debba per forza sventrare un edificio per introdurvi delle nuove funzioni, anzi è il bello di questi interventi far convivere il vecchio con le nuove funzioni. Questo è il mio lavoro ;)

Bello e interessante, ma non conciliabile con l'esigenza di monetizzare. Se poi metti in fila tutta la gente che ci vuole guadagnare su quei quattro muri, vedrai che tu sei l'ultimo della lista.....
 
Trotto@81 ha scritto:
Tutto quello che viene venduto in periodo di crisi è per forza di cosa svenduto.

Appunto, quindi è inutile che i supertecnici vadano avanti a menare il torrone con la vendita dei beni dello Stato. Non si ricava niente, esattamente come dalla vendita delle auto blu.
 
Ex Batri ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Ex Batri ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Esatto. Per cui, dal momento che buona parte degli immobili "vendibili" hanno determinate caratteristiche che li rendono adatti solo al ruolo per cui sono stati costruiti (sembra banale, ma pare che non sia così), di fatto sono invendibili.
Si sono invendibili se non fosse che essendo lo stato a vendere, si potrebbe inserire una clausola legale che rende più semplice il cambio d'uso e quindi la vendita :-o

Sarebbe uguale. Comprare una caserma per trasformarla in un condominio, o in un centro direzionale, vuol dire sventrarla e rifarla. Costa meno comprare il terreno e costruire da zero. A meno che la caserma la vendi a prezzo del terreno, e siamo punto e a capo.
Sicuramente il costo dell'intervento potrebbe essere più oneroso dal puinto di vista finanziario, però dal punto di vista finale il risultato è sicuramente molto più interessante se il progetto tiene la memoria di quello che c'era li prima.
Poi non è assolutamente detto che uno debba per forza sventrare un edificio per introdurvi delle nuove funzioni, anzi è il bello di questi interventi far convivere il vecchio con le nuove funzioni. Questo è il mio lavoro ;)

E' vero,l'hanno fatto qui a PD all'ex Fornace Morandi.
 
gufo59 ha scritto:
Ex Batri ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Ex Batri ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Esatto. Per cui, dal momento che buona parte degli immobili "vendibili" hanno determinate caratteristiche che li rendono adatti solo al ruolo per cui sono stati costruiti (sembra banale, ma pare che non sia così), di fatto sono invendibili.
Si sono invendibili se non fosse che essendo lo stato a vendere, si potrebbe inserire una clausola legale che rende più semplice il cambio d'uso e quindi la vendita :-o

Sarebbe uguale. Comprare una caserma per trasformarla in un condominio, o in un centro direzionale, vuol dire sventrarla e rifarla. Costa meno comprare il terreno e costruire da zero. A meno che la caserma la vendi a prezzo del terreno, e siamo punto e a capo.
Sicuramente il costo dell'intervento potrebbe essere più oneroso dal puinto di vista finanziario, però dal punto di vista finale il risultato è sicuramente molto più interessante se il progetto tiene la memoria di quello che c'era li prima.
Poi non è assolutamente detto che uno debba per forza sventrare un edificio per introdurvi delle nuove funzioni, anzi è il bello di questi interventi far convivere il vecchio con le nuove funzioni. Questo è il mio lavoro ;)

E' vero,l'hanno fatto qui a PD all'ex Fornace Morandi.

Quanti immobili potenzialmente alienabili dello stato sono esempi di archeologia industriale che si prestano a fare una cosa del genere?
 
Bella domanda, difficile dirlo. Farei questa considerazione, la maggior parte degli edifici dismessi dallo stato dovrebbero risalire agli inizi del '900 e prima ancora. Quindi tutti questi sono meritevoli di profonda riflessione progettuale. Di quelli realizzati dopo la seconda guerra mondiale invece, sono pochi che hanno un potenziale o un anima da far rinascere con un bel intervento di restauro e recupero. Però mai dire mai.
 
Ex Batri ha scritto:
Sicuramente il costo dell'intervento potrebbe essere più oneroso dal puinto di vista finanziario, però dal punto di vista finale il risultato è sicuramente molto più interessante se il progetto tiene la memoria di quello che c'era li prima.
Poi non è assolutamente detto che uno debba per forza sventrare un edificio per introdurvi delle nuove funzioni, anzi è il bello di questi interventi far convivere il vecchio con le nuove funzioni. Questo è il mio lavoro ;)
più che condivisibile!

senza contare che molte ex caserme o ex edifici militari/demaniali in genere sono completamente isolati dai centri abitati e spesso posizionati in luoghi panoramici e quasi inaccessibili.

un plus non da poco, se ci si decidesse a snellire la burocrazia, e a a venderli ad un prezzo equo prima del crollo! :rolleyes:
 
Ex Batri ha scritto:
Bella domanda, difficile dirlo. Farei questa considerazione, la maggior parte degli edifici dismessi dallo stato dovrebbero risalire agli inizi del '900 e prima ancora. Quindi tutti questi sono meritevoli di profonda riflessione progettuale. Di quelli realizzati dopo la seconda guerra mondiale invece, sono pochi che hanno un potenziale o un anima da far rinascere con un bel intervento di restauro e recupero. Però mai dire mai.
verissimo.

buona parte di questi edifici ha valore storico solo legato all'età e alle tecniche costruttive utilizzate, ma nessun pregio particolare.

gli edifici dagli anni 40 in poi, non hanno nemmeno queste caratteristiche...

spesso si tende a credere che la trasformazione di questi edifici sia possibile solo nell'ambito turistico/ricettivo.
alcune aziende, legate al settore terziario, stanno concentrando le sedi direzionali raggruppando più impiegati possibile in un'unica sede dalla quale organizzare le varie piccole filiali tramite le telecomunicazioni.
dopo decenni passati a concentrare le sedi in piccole "zone industriali e aree servizi", venendo meno la necessità di interazione fisica si spostano in edifici propri, anche recuperando edifici di pregio o riadattando edifici storici.
 
NEWsuper5 ha scritto:
molte ex caserme o ex edifici militari/demaniali in genere sono completamente isolati dai centri abitati e spesso posizionati in luoghi panoramici e quasi inaccessibili.

un plus non da poco, se ci si decidesse a snellire la burocrazia, e a a venderli ad un prezzo equo prima del crollo! :rolleyes:

Come si diceva prima, il prezzo "equo" per un fabbricato di cui puoi lasciare in piedi solo i muri perimetrali perchè tutto il resto è da rifare è praticamente quello del terreno. Vale per qualsiasi immobile vecchio, che sia una caserma o una casa di abitazione: anche mantenendo la destinazione d'uso, bisogna risanare i muri, isolarli, rifare i sottotetti e gli impianti elettrici e cambiare tutti gli infissi e i serramenti. Anch'io possiedo una casa in centro di un paese, ma ristrutturarla mi costerebbe più che buttar giù tutto e rifarla ex novo: ovviamente, se volessi venderla, questo lo sa bene anche il potenziale acquirente, per cui quello che vale è il posto, non quello che c'è sopra.
 
NEWsuper5 ha scritto:
buona parte di questi edifici ha valore storico solo legato all'età e alle tecniche costruttive utilizzate, ma nessun pregio particolare.

gli edifici dagli anni 40 in poi, non hanno nemmeno queste caratteristiche...

spesso si tende a credere che la trasformazione di questi edifici sia possibile solo nell'ambito turistico/ricettivo.
alcune aziende, legate al settore terziario, stanno concentrando le sedi direzionali raggruppando più impiegati possibile in un'unica sede dalla quale organizzare le varie piccole filiali tramite le telecomunicazioni.
dopo decenni passati a concentrare le sedi in piccole "zone industriali e aree servizi", venendo meno la necessità di interazione fisica si spostano in edifici propri, anche recuperando edifici di pregio o riadattando edifici storici.

Tutto vero, ma che esclude la possibilità di abbassare il debito pubblico con gli introiti della vendita di questi immobili: chi li compra deve affrontare spese ingenti per il recupero, quindi non sarà disposto a pagare grandi cifre per il fabbricato come si trova. Di nuovo, schei no se ghe ne ciapa......
 
Vi do un dato di cui sono venuto a conoscenza solo oggi che potrebbe spiegare molte cose sul perchè il recupero edilizio "non è di moda" in un Paese delle contraddizioni, dove il recupero edilizio e del paesaggio dovrebbe essere il traino dell'edilizia comune. :?
Solo il 2,2% degli architetti italiani dichiara che il restauro e recupero rientra nelle sue attività prevalenti :shock:
Non pensavo di far parte di una "razza da proteggere" :lol: :lol: :hunf:
 
Quindi se pochi architetti si occupano di restauro, senza contare gli altri tecnici che si occupano di edilizia (ingegneri o geometri), c'è poca conoscenza delle tecniche di recupero.
Questa poca conoscenza delle tecniche e materiali di recupero edilizio porta a pensare che demolire e ricostruire sia più conveniente. Questo non è sempre vero.
Se si fa un'attenta analisi del costruito e dello stato di degrado dei suoi materiali, magari alla fine si potrebbe scoprire che il recupero costa meno che demolire e ricostruire ex novo.

Poi faccio una domanda alla Catalano. E' meglio una bella cascina o edificio ottocentesco ristrutturati da un bravo architetto (con il sapore italiano come dicono i turisti) o un'anonimo condominietto con delle finestre a bifora prefabbricate, sul quale si è anche risparmiato sul progettista?
 
Ex Batri ha scritto:
Quindi se pochi architetti si occupano di restauro, senza contare gli altri tecnici che si occupano di edilizia (ingegneri o geometri), c'è poca conoscenza delle tecniche di recupero.
Questa poca conoscenza delle tecniche e materiali di recupero edilizio porta a pensare che demolire e ricostruire sia più conveniente. Questo non è sempre vero.
Se si fa un'attenta analisi del costruito e dello stato di degrado dei suoi materiali, magari alla fine si potrebbe scoprire che il recupero costa meno che demolire e ricostruire ex novo.

Poi faccio una domanda alla Catalano. E' meglio una bella cascina o edificio ottocentesco ristrutturati da un bravo architetto (con il sapore italiano come dicono i turisti) o un'anonimo condominietto con delle finestre a bifora prefabbricate, sul quale si è anche risparmiato sul progettista?

Gia' :D
Pero' mi fa inka il fatto che se restauro in centro
( niente garage, posteggi, scoperto.... ) spendo quasi
come comperare del nuovo in periferia.
Parlo per me ovviamente.
Periferia di una citta' di 140.000 abitanti, non una metropoli,
bada bene
 
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