Il rapporto di Monicelli con la morte lo si è visto nei suoi film. Un rapporto in cui chi è destinato a morire si prende gioco della morte, non le è schiavo. Prendiamo Brancaleone, che vuole prima morire da eroe, poi addirittura combatte contro la morte, scoprendone l'ineluttabilità solo dopo averla trafitta, invano, con la spada. Prendiamo Amici miei, dove il Perozzi si prende gioco del prete sul punto i morte, sfderando una commovente supercazzora in confessione. Per il funerale, poi, i "ragazzi" si mettono a scherzare col pesionato, mentre nel secondo episodio, arridono un vedovo e appendono le giacche alla tomba. Per me questo era un testamento in vita. Egli ha voluto prendersi gioco della morte deciendo egli stesso quando lasciare questo mondo. E lasciarlo nel pieno della lucidità. Monicelli è stato un grande anche nel dare l'estremo saluto prima di riunirsi coi genitori.