belpietro ha scritto:non è una questione di sistema, ma una questione di "responsabilità"
da noi, si fanno dei simil-concorsi all'esito dei quali l'università di Paperopoli (lo dico per non fare differenza, ma il caso è accaduto) ha rettore, presidi, docenti e ricercatori tutti parenti.
e non è responsabile nessuno.
in Paesi più civili, la carriera universitaria è fatta per designazione; sembrerebbe arcaico, ma il maestro RISPONDE dell'allievo che si sceglie quando lo indica per una cattedra.
siccome risponde, sta attento quando sceglie, e sceglie per merito e non per amiciziadegliamici.
finisce che la classe accademica americana, formata per cooptazione, gode di ottima considerazione mentre la nostra viene criticata
magari a torto, ma io temo che ci siano delle ragioni
fino ad un paio d'anni fa il sistema italiano poteva definirsi a "cooptazione democratica", nel senso che i componenti di un determinato ssd, eleggendo per il tal concorso i tali commissari piuttosto che i talaltri, sapevano già che, indirettamente, "eleggevano" vincitore il candiato tizio piuttosto che il candidato caio
la cosa poteva funzionare bene (ed ha funzionato bene) fintanto che era diffuso un senso del dovere, di responsabilità e di appartenenza.
quando poi (specie, duole dirlo, in certe aree del paese) si è anteposto l'interesse personale (o, per usare un termine a la page, familistico), la cosa è degenerata
la (mini)riforma attualmente in vigore concede un immenso potere di ricatto ai commissari, cosa che prima non poteva accadere (o non nella stessa misura)