vecchioAlfista ha scritto:
non credo proprio che a Maroni, come a nessun ente pubblico - possa interessare acquisire un Museo di una casa automobilistica, con quello che comporterebbe in termini di spesa. Ingestibile ed improponibile per una pubblica amministrazione, con i chiarori di luna attuali.
Ed in fondo non è neppure vero che fiat non fa manutenzione. La collezione dovrebbe essere cmq curata, anche perché viene "mostrata" tuttora ad eventi e riedizioni storiche. Quanto alla struttura, temo sia un altro paio di maniche.
Insomma BC, sottile (e positiva) provocazione la tua, ma inappropriata al nostro caso, temo
Giuro che non la intendevo come provocazione. Purtroppo qui si parla di legge, di diritto, di interesse pubblico, di funzionamento dello Stato, di informazione del pubblico, di funzione della Stampa.
Quando il Ministero, su segnalazione di dipendenti Fiat, ha imposto il vincolo di tutela al museo, gli ha ufficialmente conferito il valore di bene culturale. Noi peraltro sappiamo anche che, per i tempi dell' amministrazione pubblica, i ministero ha agito anche con una certa urgenza, il che probabilmente è motivato da un fatto che ufficiosamente tutta l'opinione pubblica conosce, e che tutti hanno paura a scrivere ( non più di una volta ogni 5 mesi sulla rivista che ci ospita, altrimenti "pare brutto" ) e cioè che c'era un rischio di vendita di parte della collezione, che andava azzerato con urgenza..
Fiat a quel punto avrebbe potuto collaborare. Invece come sappiamo ha presentato ricorso contro il vincolo. Ma non solo: ciò che è interessante è che le motivazioni del ricorso non erano formali, ma di merito: tendevano proprio a negare il valore storico culturale, almeno di una parte della collezione. In quel momento il Ministero ha avuto la controprova che Fiat non è disponibile a riconoscere lo status di bene culturale al museo, e che quindi non è nemmeno interessata a tutelarlo, tantomeno nel pubblico interesse.
Non bastasse, il Ministero sa che il museo sta chiuso da tre anni, quindi è venuta a cadere anche la fruizione pubblica, che l'attuale proprietario deliberatamente osteggia adducendo motivazioni false.
In teoria quindi, lo stesso Ministero che ha imposto il vincolo, avrebbe già tutti gli strumenti, ed anche valide giustificazioni, per chiedere l'esproprio, a titolo statale, oppure a favore degli enti locali. E naturalmente, forte di questa posizione dominante, probabilmente potrebbe preferire una soluzione bonaria, com'è d'uso, fare un offerta ragionevole, ed incentivare una cd. "cessione volontaria", meno litigiosa. Insomma, in uno Stato ( maiuscolo ) normale il museo avrebbe già riaperto, ristrutturato, sotto le insegne statali, al pari di qualsiasi altro bene culturale di pregio.
Nella pratica invece noi stiamo in uno stato ( minuscolo ) italiano, e mentre ci preoccupiamo per "quattro ferri vecchi chiusi in una palazzina anni 70" ( esagero, per tracciare una proprzione) persino Pompei che é Pompei è lasciata a spappolarsi sotto i crolli, e quindi lo stesso Ministero che ha constatato:
a) Il rifiuto dello stato di bene culturale da parte del proprietario ( documentato per iscritto presso l'autorità giudiziaria )
b) il conseguente rifiuto di tutti gli oneri di conservazione e tutela che tale status imporrebbe
c) L'intenzione del proprietario di vendere parti del bene
d) Il palese impedimento alla fruizione pubblica con giustificazioni false ed inconsistenti
si lascia portare al tavolo di trattativa, dall'onorevole Maroni, con lo stesso soggetto la cui buona fede è già stata screditata dal medesimo Ministero mediante la stessa imposizione del vincolo. Per negoziare non già l'acquisto del museo tutto, ma l'autorizzazione alla vendita di qualche gioiello tenuto in ostaggio ( non sappiamo con quali esiti, ma già il fatto in sè mi pare irricevibile, bene fanno i sostenitori a mobilitarsi ed a cercare di fare pressioni ) in cambio di un'apertura a tempo probabilmente determinatissimo ( facilmente giusto ad uso Expo ). Del resto sappiamo che lo stato non ha i soldi per pagare alcun riscatto, nè per mantenere il museo dopo averlo ipoteticamente espropriato.
Insomma, dovessi dire quale comportamento puzza di più, fra il Ministero che non tutela l'interesse statale, Fiat che se ne frega, e la stampa ( anche di settore ) che finge di essere distratta, sarei sinceramente in imbarazzo.
Sia chiaro: tutta questa situazione di fatto a me non trova stupito più di tanto, è tutto prevedibile.
Quello che forse mi stupisce di più - ma forse è candore mio - è che "nessuno" lo scriva. Ovvero: non solo non si fanno le cose che andrebbero fatte, consideriamola disfunzione primaria, ma anche, hanno smesso di circolare le informazioni: silenzio radio ed embargo totale di tutta la stampa - chiamiamola disfunzione secondaria.
C'è bisogno che un uds qualunque come me vada a cercarsi una legge dello Stato, se la scarichi, si legga almeno 95 articoli, per arrivare a quello interessante, e capire un po' meglio di cosa stiamo parlando.
Infatti io sono notoriamente la stampa, e mi pagano per chiarire le idee al pubblico e fare inchieste d'assalto.
WOW: facciamo che sono un freelance: aspetto assegnino... ma va bene anche una ricarichina postepay
( sempre che l'informazione interessi eeehhhh... )