<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Legge nazionale o direttiva UE? | Il Forum di Quattroruote

Legge nazionale o direttiva UE?

ritengo oramai improcrastinabile la necessita di avere riportato su OGNI PRODOTTO ALIMENTARE O NO a caratteri non inferiori a 20 il comune lo stato e il continente di produzione di una merce.
Nel caso siano più di uno tutti.
Nel caso sia roba UE si potrebbe tralasciare il comune specificando lo stato a carattere 12.

No?
 
zero c. ha scritto:
ritengo oramai improcrastinabile la necessita di avere riportato su OGNI PRODOTTO ALIMENTARE O NO a caratteri non inferiori a 20 il comune lo stato e il continente di produzione di una merce.
Nel caso siano più di uno tutti.
Nel caso sia roba UE si potrebbe tralasciare il comune specificando lo stato a carattere 12.

No?

P. S. Vale anche per le macchine eh? sapete che quella ...Opel moca mi pare si chiami è fatta in Corea (del nord forse)
 
Fossero solo le patate...

http://wisesociety.it/alimentazione/olio-extravergine-doliva-italiano-stop-a-tarocchi-e-imitazioni/

Olio extravergine d?oliva italiano: stop a ?tarocchi? e imitazioni

Dall'università e dal Cnr di Perugia, un metodo di analisi molecolare per "stanare" il finto made in Italy

Olio extravergine da olive non italiane, pomodori spacciati per nostrani ma con gli occhi a mandorla, gorgonzola dai Paesi nordici, Salam Napoli prodotto in Romania, Pamesao brasileiro anziché padano o di Parma-Reggio e sugo di San Marzano made in Usa.

Sono tante le ?mostruosità? alimentari che da tempo popolano gli scaffali di negozi al dettaglio e della grande distribuzione. Cloni più o meno benfatti della tradizione culinaria italiana che ha fatto scuola nel mondo. E che proprio per questo è nel mirino dei contraffattori del settore.

Ma ora arriva una buona notizia che riguarda la possibilità di tutelare il nostro olio extravergine, un sistema messo a punto dall?università e dal Cnr di Perugia in un progetto Unaprol (Consorzio olivicolo italiano), cofinanziato dal Mipaaf (ministero Politiche agricole, alimentari e forestali).

Si tratta di un metodo di analisi molecolare dell?olio basato sull?impiego di marcatori DNA. In pratica, è stata affiancata la rintracciabilità dei documenti a quella di alcuni macro e micro componenti contenuti nell?olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l?origine genetica e geografica. Dall?analisi di tali composti, sviluppata su un numero rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la provenienza nazionale dell?olio. Quindi, con questa procedura è possibile distinguere varietà di olivo non nazionali, provenienti da Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. E applicando questa prassi su diversi campioni di origine italiana si è riusciti ad accertare l?assenza di contaminazione di prodotti provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia. «Lo studio che abbiamo finanziato ha permesso di evidenziare che i metodi di analisi classici non consentono di identificare l?origine e la composizione varietale dell?olio ? ha commentato Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol ? in un mercato globalizzato in cui ci rifilano come made in Italy i pomodori dalla Cina, il gorgonzola dalla Svezia, il sugo di San Marzano dagli Usa, il Pamesao dal Brasile e il Salam Napoli prodotto in Romania, uno stop all?olio con il ?passamontagna? era d?obbligo per dare ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli»

Anche in considerazione della fragilità propria del settore: infatti rispetto al totale della produzione mondiale di grassi, tutto l?olio di oliva prodotto nel mondo rappresenta appena il 2% contro il 31% dell?olio di palma, il 29% di quello di soia, il 15% di colza e l?8% di girasole.

Da oggi però sarà più semplice difendersi dai ?tarocchi? che affollano le nostre tavole, almeno per quanto riguarda l?olio.
 
trinacrio ha scritto:
Fossero solo le patate...

http://wisesociety.it/alimentazione/olio-extravergine-doliva-italiano-stop-a-tarocchi-e-imitazioni/

Olio extravergine d?oliva italiano: stop a ?tarocchi? e imitazioni

Dall'università e dal Cnr di Perugia, un metodo di analisi molecolare per "stanare" il finto made in Italy

Olio extravergine da olive non italiane, pomodori spacciati per nostrani ma con gli occhi a mandorla, gorgonzola dai Paesi nordici, Salam Napoli prodotto in Romania, Pamesao brasileiro anziché padano o di Parma-Reggio e sugo di San Marzano made in Usa.

Sono tante le ?mostruosità? alimentari che da tempo popolano gli scaffali di negozi al dettaglio e della grande distribuzione. Cloni più o meno benfatti della tradizione culinaria italiana che ha fatto scuola nel mondo. E che proprio per questo è nel mirino dei contraffattori del settore.

Ma ora arriva una buona notizia che riguarda la possibilità di tutelare il nostro olio extravergine, un sistema messo a punto dall?università e dal Cnr di Perugia in un progetto Unaprol (Consorzio olivicolo italiano), cofinanziato dal Mipaaf (ministero Politiche agricole, alimentari e forestali).

Si tratta di un metodo di analisi molecolare dell?olio basato sull?impiego di marcatori DNA. In pratica, è stata affiancata la rintracciabilità dei documenti a quella di alcuni macro e micro componenti contenuti nell?olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l?origine genetica e geografica. Dall?analisi di tali composti, sviluppata su un numero rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la provenienza nazionale dell?olio. Quindi, con questa procedura è possibile distinguere varietà di olivo non nazionali, provenienti da Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. E applicando questa prassi su diversi campioni di origine italiana si è riusciti ad accertare l?assenza di contaminazione di prodotti provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia. «Lo studio che abbiamo finanziato ha permesso di evidenziare che i metodi di analisi classici non consentono di identificare l?origine e la composizione varietale dell?olio ? ha commentato Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol ? in un mercato globalizzato in cui ci rifilano come made in Italy i pomodori dalla Cina, il gorgonzola dalla Svezia, il sugo di San Marzano dagli Usa, il Pamesao dal Brasile e il Salam Napoli prodotto in Romania, uno stop all?olio con il ?passamontagna? era d?obbligo per dare ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli»

Anche in considerazione della fragilità propria del settore: infatti rispetto al totale della produzione mondiale di grassi, tutto l?olio di oliva prodotto nel mondo rappresenta appena il 2% contro il 31% dell?olio di palma, il 29% di quello di soia, il 15% di colza e l?8% di girasole.

Da oggi però sarà più semplice difendersi dai ?tarocchi? che affollano le nostre tavole, almeno per quanto riguarda l?olio.

Intervento competente e utile il tuo...la battaglia per l'olio evo appare fondamentale :thumbup:

Ma va esteso a chiare lettere a ogni prodotto che abbia un codice a barre.

Devo sapere ictu oculi se il piumino col nome francese o italico che mi costa 750 ? è fatto in Cina o in Vietnam

Almeno vediamo che faccia fa la commessa tacco 12 e platò quando le dico che forse è un po' caro... ;)
 
trinacrio ha scritto:
Fossero solo le patate...

http://wisesociety.it/alimentazione/olio-extravergine-doliva-italiano-stop-a-tarocchi-e-imitazioni/

Olio extravergine d?oliva italiano: stop a ?tarocchi? e imitazioni

Dall'università e dal Cnr di Perugia, un metodo di analisi molecolare per "stanare" il finto made in Italy

Olio extravergine da olive non italiane, pomodori spacciati per nostrani ma con gli occhi a mandorla, gorgonzola dai Paesi nordici, Salam Napoli prodotto in Romania, Pamesao brasileiro anziché padano o di Parma-Reggio e sugo di San Marzano made in Usa.

Sono tante le ?mostruosità? alimentari che da tempo popolano gli scaffali di negozi al dettaglio e della grande distribuzione. Cloni più o meno benfatti della tradizione culinaria italiana che ha fatto scuola nel mondo. E che proprio per questo è nel mirino dei contraffattori del settore.

Ma ora arriva una buona notizia che riguarda la possibilità di tutelare il nostro olio extravergine, un sistema messo a punto dall?università e dal Cnr di Perugia in un progetto Unaprol (Consorzio olivicolo italiano), cofinanziato dal Mipaaf (ministero Politiche agricole, alimentari e forestali).

Si tratta di un metodo di analisi molecolare dell?olio basato sull?impiego di marcatori DNA. In pratica, è stata affiancata la rintracciabilità dei documenti a quella di alcuni macro e micro componenti contenuti nell?olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l?origine genetica e geografica. Dall?analisi di tali composti, sviluppata su un numero rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la provenienza nazionale dell?olio. Quindi, con questa procedura è possibile distinguere varietà di olivo non nazionali, provenienti da Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. E applicando questa prassi su diversi campioni di origine italiana si è riusciti ad accertare l?assenza di contaminazione di prodotti provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia. «Lo studio che abbiamo finanziato ha permesso di evidenziare che i metodi di analisi classici non consentono di identificare l?origine e la composizione varietale dell?olio ? ha commentato Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol ? in un mercato globalizzato in cui ci rifilano come made in Italy i pomodori dalla Cina, il gorgonzola dalla Svezia, il sugo di San Marzano dagli Usa, il Pamesao dal Brasile e il Salam Napoli prodotto in Romania, uno stop all?olio con il ?passamontagna? era d?obbligo per dare ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli»

Anche in considerazione della fragilità propria del settore: infatti rispetto al totale della produzione mondiale di grassi, tutto l?olio di oliva prodotto nel mondo rappresenta appena il 2% contro il 31% dell?olio di palma, il 29% di quello di soia, il 15% di colza e l?8% di girasole.

Da oggi però sarà più semplice difendersi dai ?tarocchi? che affollano le nostre tavole, almeno per quanto riguarda l?olio.

se si compra l' olio di produttori famosi....
dall' etichetta si capisce la provenienza olivare
Turchia....Bacino mediterraneo e via
 
Parlando d'olio d'oliva oggi m'é arrivato 20 litri dalla sicilia, lo produce la sorella di un mio amico roba buona ;)

Vorrei un cosiglio, l'olio é in un contenitore in plastica , mi domando se la plastica con il tempo non alteri la qualità dell'olio, e che l'ideale sarebbe un contenitore in inox?
 
trinacrio ha scritto:
Parlando d'olio d'oliva oggi m'é arrivato 20 litri dalla sicilia, lo produce la sorella di un mio amico roba buona ;)

Vorrei un cosiglio, l'olio é in un contenitore in plastica , mi domando se la plastica con il tempo non alteri la qualità dell'olio, e che l'ideale sarebbe un contenitore in inox?

in effetti, nel dubbio, meglio un contenitore inox o in vetro
 
arizona77 ha scritto:
trinacrio ha scritto:
Fossero solo le patate...

http://wisesociety.it/alimentazione/olio-extravergine-doliva-italiano-stop-a-tarocchi-e-imitazioni/

Olio extravergine d?oliva italiano: stop a ?tarocchi? e imitazioni

Dall'università e dal Cnr di Perugia, un metodo di analisi molecolare per "stanare" il finto made in Italy

Olio extravergine da olive non italiane, pomodori spacciati per nostrani ma con gli occhi a mandorla, gorgonzola dai Paesi nordici, Salam Napoli prodotto in Romania, Pamesao brasileiro anziché padano o di Parma-Reggio e sugo di San Marzano made in Usa.

Sono tante le ?mostruosità? alimentari che da tempo popolano gli scaffali di negozi al dettaglio e della grande distribuzione. Cloni più o meno benfatti della tradizione culinaria italiana che ha fatto scuola nel mondo. E che proprio per questo è nel mirino dei contraffattori del settore.

Ma ora arriva una buona notizia che riguarda la possibilità di tutelare il nostro olio extravergine, un sistema messo a punto dall?università e dal Cnr di Perugia in un progetto Unaprol (Consorzio olivicolo italiano), cofinanziato dal Mipaaf (ministero Politiche agricole, alimentari e forestali).

Si tratta di un metodo di analisi molecolare dell?olio basato sull?impiego di marcatori DNA. In pratica, è stata affiancata la rintracciabilità dei documenti a quella di alcuni macro e micro componenti contenuti nell?olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l?origine genetica e geografica. Dall?analisi di tali composti, sviluppata su un numero rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la provenienza nazionale dell?olio. Quindi, con questa procedura è possibile distinguere varietà di olivo non nazionali, provenienti da Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. E applicando questa prassi su diversi campioni di origine italiana si è riusciti ad accertare l?assenza di contaminazione di prodotti provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia. «Lo studio che abbiamo finanziato ha permesso di evidenziare che i metodi di analisi classici non consentono di identificare l?origine e la composizione varietale dell?olio ? ha commentato Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol ? in un mercato globalizzato in cui ci rifilano come made in Italy i pomodori dalla Cina, il gorgonzola dalla Svezia, il sugo di San Marzano dagli Usa, il Pamesao dal Brasile e il Salam Napoli prodotto in Romania, uno stop all?olio con il ?passamontagna? era d?obbligo per dare ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli»

Anche in considerazione della fragilità propria del settore: infatti rispetto al totale della produzione mondiale di grassi, tutto l?olio di oliva prodotto nel mondo rappresenta appena il 2% contro il 31% dell?olio di palma, il 29% di quello di soia, il 15% di colza e l?8% di girasole.

Da oggi però sarà più semplice difendersi dai ?tarocchi? che affollano le nostre tavole, almeno per quanto riguarda l?olio.

se si compra l' olio di produttori famosi....
dall' etichetta si capisce la provenienza olivare
Turchia....Bacino mediterraneo e via

Ecco appunto ... noi non prendiamo quella roba. Ma vogliamo la TRACCIATURA INTEGRALE DI FILIERA.
 
JigenD ha scritto:
trinacrio ha scritto:
Parlando d'olio d'oliva oggi m'é arrivato 20 litri dalla sicilia, lo produce la sorella di un mio amico roba buona ;)

Vorrei un cosiglio, l'olio é in un contenitore in plastica , mi domando se la plastica con il tempo non alteri la qualità dell'olio, e che l'ideale sarebbe un contenitore in inox?

in effetti, nel dubbio, meglio un contenitore inox o in vetro

Acciaio sul grosso 5 l. Vetro sul piccolo.
 
zero c. ha scritto:
JigenD ha scritto:
trinacrio ha scritto:
Parlando d'olio d'oliva oggi m'é arrivato 20 litri dalla sicilia, lo produce la sorella di un mio amico roba buona ;)

Vorrei un cosiglio, l'olio é in un contenitore in plastica , mi domando se la plastica con il tempo non alteri la qualità dell'olio, e che l'ideale sarebbe un contenitore in inox?

in effetti, nel dubbio, meglio un contenitore inox o in vetro

Acciaio sul grosso &gt5 l. Vetro sul piccolo.

io ormai vado avanti rigorosamente con olio della campagna di mio zio, in bottiglioni di vetro da circa 5 l ciascuno :D
 
zero c. ha scritto:
trinacrio ha scritto:
Fossero solo le patate...

http://wisesociety.it/alimentazione/olio-extravergine-doliva-italiano-stop-a-tarocchi-e-imitazioni/

Olio extravergine d?oliva italiano: stop a ?tarocchi? e imitazioni

Dall'università e dal Cnr di Perugia, un metodo di analisi molecolare per "stanare" il finto made in Italy

Olio extravergine da olive non italiane, pomodori spacciati per nostrani ma con gli occhi a mandorla, gorgonzola dai Paesi nordici, Salam Napoli prodotto in Romania, Pamesao brasileiro anziché padano o di Parma-Reggio e sugo di San Marzano made in Usa.

Sono tante le ?mostruosità? alimentari che da tempo popolano gli scaffali di negozi al dettaglio e della grande distribuzione. Cloni più o meno benfatti della tradizione culinaria italiana che ha fatto scuola nel mondo. E che proprio per questo è nel mirino dei contraffattori del settore.

Ma ora arriva una buona notizia che riguarda la possibilità di tutelare il nostro olio extravergine, un sistema messo a punto dall?università e dal Cnr di Perugia in un progetto Unaprol (Consorzio olivicolo italiano), cofinanziato dal Mipaaf (ministero Politiche agricole, alimentari e forestali).

Si tratta di un metodo di analisi molecolare dell?olio basato sull?impiego di marcatori DNA. In pratica, è stata affiancata la rintracciabilità dei documenti a quella di alcuni macro e micro componenti contenuti nell?olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l?origine genetica e geografica. Dall?analisi di tali composti, sviluppata su un numero rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la provenienza nazionale dell?olio. Quindi, con questa procedura è possibile distinguere varietà di olivo non nazionali, provenienti da Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. E applicando questa prassi su diversi campioni di origine italiana si è riusciti ad accertare l?assenza di contaminazione di prodotti provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia. «Lo studio che abbiamo finanziato ha permesso di evidenziare che i metodi di analisi classici non consentono di identificare l?origine e la composizione varietale dell?olio ? ha commentato Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol ? in un mercato globalizzato in cui ci rifilano come made in Italy i pomodori dalla Cina, il gorgonzola dalla Svezia, il sugo di San Marzano dagli Usa, il Pamesao dal Brasile e il Salam Napoli prodotto in Romania, uno stop all?olio con il ?passamontagna? era d?obbligo per dare ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli»

Anche in considerazione della fragilità propria del settore: infatti rispetto al totale della produzione mondiale di grassi, tutto l?olio di oliva prodotto nel mondo rappresenta appena il 2% contro il 31% dell?olio di palma, il 29% di quello di soia, il 15% di colza e l?8% di girasole.

Da oggi però sarà più semplice difendersi dai ?tarocchi? che affollano le nostre tavole, almeno per quanto riguarda l?olio.

Intervento competente e utile il tuo...la battaglia per l'olio evo appare fondamentale :thumbup:

Ma va esteso a chiare lettere a ogni prodotto che abbia un codice a barre.

Devo sapere ictu oculi se il piumino col nome francese o italico che mi costa 750 ? è fatto in Cina o in Vietnam

Almeno vediamo che faccia fa la commessa tacco 12 e platò quando le dico che forse è un po' caro... ;)
E che c'entra la povera commessa...sfruttata, precaria, che deve starsene sui trampoli 10 or?
 
@norbig

La commessa andrà dal capo e dirà che non vende perché la gente non è fessa, il capo cambierà fornitori e magari le cose cambiano.
 
Back
Alto