<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> La scuola deve trovare una soluzione per l'integrazione??? | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

La scuola deve trovare una soluzione per l'integrazione???

a_gricolo ha scritto:
EdoMC ha scritto:
..... i valori che vengono insegnati a casa, sono diversi da quelli che sono imparati dai bambini a scuola, e nelle famiglie che NON VOGLIONO integrarsi i bambini sno costretti a seguire i valori del padre pena scapaccioni e cinghiate. .....

5 stelle. E' ESATTAMENTE ciò che sostenevo anch'io. Puoi portare l'asino al fiume, ma non puoi obbligarlo a bere. E se questi NON VOGLIONO integrarsi non c'è barba di assistente sociale o chicchessia che gli faccia cambiare idea

Grazie! poi, ad essere cattivi veramente, il Vaticano potrebbe anche pensare alla funzione educativa che dovrebbero avere le Parrocchie, oggi tristemente abbandonate in favore di campagne contro l'aborto e la pillola anticoncezionale, anche e soprattutto verso i bambini italiani, che invece di crescere in un ambiente sano e protetto come era l'oratorio, si trovano nei luoghi nascosti a fumare a 10 anni!
 
99octane ha scritto:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/10/news/moratti_clandestini-3955475/

"L'esponente vaticano ha anche sottolineato l'importanza della scuola che "deve partecipare alla ricerca di soluzione dei problemi umani più urgenti e, dunque, è importante investire nella ricerca e nell'insegnamento sui temi riguardanti, per esempio, la democrazia, i diritti umani, la pace, l'ambiente, la cooperazione e la comprensione internazionale, la lotta alla povertà, il dialogo interreligioso e tutte le questioni connesse allo sviluppo sostenibile."

Il ruolo della scuola non e' certo quello di ricercare soluzioni ai problemi dell'integrazione, bensi' di preparare i ragazzi fornendogli una cultura e uno sbocco nel mondo del lavoro.
Oggi e' sufficientemente scarsa in questo ruolo senza che glie ne vengano assegnati altri che competono ovviamente a ben altre istituzioni.

Per fortuna sono abbastanza giovane (ma non troppo) per aver frequentato una scuola dove mi hanno si preparato a dovere per il mondo del lavoro, ma mi hanno anche insegnato il rispetto, la tolleranza, la curiosità (e non la paura) verso ciò che è diverso. Mi hanno insegnato che il colore della pella fa la stessa differenza del colore degli occhi o dei capelli e che culture diverse che possono sembrare strane lo sono solo dal nostro punto di vista.
Per fortuna ho frequentato una scuola così (isola felice nel profondo veneto a vedere dalle inclinazione dei miei conterranei a qualche decina di km di distanza) e spero lo sarà ancora per molto, molto tempo.
 
cmq coi rom è sicuramente difficile ed anche con gli islamici tuttavia penso che 3 o 4 alunni in una classe di italiani possa servire alla integrazione. Anzi, è forse uno dei pochi sistemi a costo zero.
 
dexxter ha scritto:
cmq coi rom è sicuramente difficile ed anche con gli islamici tuttavia penso che 3 o 4 alunni in una classe di italiani possa servire alla integrazione. Anzi, è forse uno dei pochi sistemi a costo zero.

Quoto.
Aggiungo che però gli immigrati dalla seconda generazione in poi sono italiani al 100% e vanno considerati tali.
 
Quoto.
Aggiungo che però gli immigrati dalla seconda generazione in poi sono italiani al 100% e vanno considerati tali.

verissimo....ma loro si sentiranno italiani al 100 % ??
 
GattoToscano ha scritto:
99octane ha scritto:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/10/news/moratti_clandestini-3955475/

"L'esponente vaticano ha anche sottolineato l'importanza della scuola che "deve partecipare alla ricerca di soluzione dei problemi umani più urgenti e, dunque, è importante investire nella ricerca e nell'insegnamento sui temi riguardanti, per esempio, la democrazia, i diritti umani, la pace, l'ambiente, la cooperazione e la comprensione internazionale, la lotta alla povertà, il dialogo interreligioso e tutte le questioni connesse allo sviluppo sostenibile."

Il ruolo della scuola non e' certo quello di ricercare soluzioni ai problemi dell'integrazione, bensi' di preparare i ragazzi fornendogli una cultura e uno sbocco nel mondo del lavoro.
Oggi e' sufficientemente scarsa in questo ruolo senza che glie ne vengano assegnati altri che competono ovviamente a ben altre istituzioni.

E' fuori discussione che la scuola ricopra un ruolo fondamentale e imprescindibile nella società moderna, soprattutto oggi che la famiglia per un insieme di motivi è sempre meno capace di impartire quelle lezioni di educazione proprie del viver civile.
Ovviamente non si può immaginare una scuola imbrigliata in un ruolo che non è il suo, ma, al contempo, non si può immaginare una scuola che offra mera "formazione professionale".

Citazione addomesticata (o "tecnica dell'uomo di paglia" in cui si altera quanto detto dalla controparte per fargli assumere una connotazione negativa facilmente confutabile.): non ho MAI parlato di "mera formazione professionale" (vedi parte in rosso), bensi' di CULTURA e OFFRIRE UNO SBOCCO AL MONDO DEL LAVORO (cosa a sua volta ben piu' articolata e complessa che non offrire una mera "preparazione professionale").

Cio' detto...
Il ruolo di educare sta alla famiglia.
Alla scuola sta primariamente il ruolo di ISTRUIRE.
Ho visto personalmente troppi tentativi "malriposti" (nella migliore delle ipotesi) di "educare" a scuola, che andavano dalla repressione arbitraria all'indottrinamento politico oppure religioso.
La scuola non deve fare discriminazioni, se non in termini di preparazione e capacita' d'apprendimento, per ovvi motivi di meritocrazia, e certamente deve offrire un ambiente "educativo", nel senso che deve offrire esempi positivi ai ragazzi, ma qui finisce il discorso.
Il "trovare una soluzione ai problemi di integrazione" e' compito dello Stato, compito in cui, ad ora, e' stato carente in maniera pressoche' totale.
 
99octane ha scritto:
GattoToscano ha scritto:
99octane ha scritto:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/10/news/moratti_clandestini-3955475/

"L'esponente vaticano ha anche sottolineato l'importanza della scuola che "deve partecipare alla ricerca di soluzione dei problemi umani più urgenti e, dunque, è importante investire nella ricerca e nell'insegnamento sui temi riguardanti, per esempio, la democrazia, i diritti umani, la pace, l'ambiente, la cooperazione e la comprensione internazionale, la lotta alla povertà, il dialogo interreligioso e tutte le questioni connesse allo sviluppo sostenibile."

Il ruolo della scuola non e' certo quello di ricercare soluzioni ai problemi dell'integrazione, bensi' di preparare i ragazzi fornendogli una cultura e uno sbocco nel mondo del lavoro.
Oggi e' sufficientemente scarsa in questo ruolo senza che glie ne vengano assegnati altri che competono ovviamente a ben altre istituzioni.

E' fuori discussione che la scuola ricopra un ruolo fondamentale e imprescindibile nella società moderna, soprattutto oggi che la famiglia per un insieme di motivi è sempre meno capace di impartire quelle lezioni di educazione proprie del viver civile.
Ovviamente non si può immaginare una scuola imbrigliata in un ruolo che non è il suo, ma, al contempo, non si può immaginare una scuola che offra mera "formazione professionale".

Citazione addomesticata (o "tecnica dell'uomo di paglia" in cui si altera quanto detto dalla controparte per fargli assumere una connotazione negativa facilmente confutabile.): non ho MAI parlato di "mera formazione professionale" (vedi parte in rosso), bensi' di CULTURA e OFFRIRE UNO SBOCCO AL MONDO DEL LAVORO (cosa a sua volta ben piu' articolata e complessa che non offrire una mera "preparazione professionale").

Cio' detto...
Il ruolo di educare sta alla famiglia.
Alla scuola sta primariamente il ruolo di ISTRUIRE.
Ho visto personalmente troppi tentativi "malriposti" (nella migliore delle ipotesi) di "educare" a scuola, che andavano dalla repressione arbitraria all'indottrinamento politico oppure religioso.
La scuola non deve fare discriminazioni, se non in termini di preparazione e capacita' d'apprendimento, per ovvi motivi di meritocrazia, e certamente deve offrire un ambiente "educativo", nel senso che deve offrire esempi positivi ai ragazzi, ma qui finisce il discorso.
Il "trovare una soluzione ai problemi di integrazione" e' compito dello Stato, compito in cui, ad ora, e' stato carente in maniera pressoche' totale.

Non sono completamente d'accordo.L'INSEGNANTE ha il compito di insegnare e istruire, mentre la SCUOLA ha anche una funzione educativa. Mi spiego meglio. Se io per mio figlio assumessi un istitutore privato, che si reca a casa mia ogni mattina e insegna al bambino a leggere, scrivere e far di conto (cosa non infrequente nelle famiglie bene fino a circa 50-60 anni fa), allora questo avrà la sola funzione istruttiva, poichè il contesto in cui questa avviene è quello domestico, che coincide con quello dove il bambino impara l'educazione; se, al contrario, io decido di iscriverlo in un istituto, pubblico o privato che sia, questi riceve la sua istruzione in un contesto altro rispetto alla famiglia, in una situzione che è educativa in quanto struttura sociale e di aggregazione, e l'educazione, in tal caso, non è necessariamente impartita dal docente, ma anche dai compagni di classe (per emulazione o contrasto), dagli alunni delle altre classi, dal direttore (o preside) e dai valori generali che l'Istituto segue. Quanto all'insegnante, ho detto che non ricopre necessariamente la funzione educativa, ma questa, spesso è inevitabile: un esempio classico è il bambino che dice le parolacce o si azzuffa col coi compagni a ricreazione e prende la nota di biasimo nel diario, non si può dire che questa non sia una funzione educativa, perchè se è vero che l'eventuale punizione viene inflitta dai genitori (quando ero alle elementari io, se litigavamo in cortile, la nota dovevamo mettercela da soli, mediante un tema da fare a casa per l'indomani, che raccontasse l'accaduto), la nota in sè ha un valore di umiliazione davanti ai compagni, ed è essa stessa u'azione punitiva, dnque educativa. Dunque, mi viene molto difficile pensare ad una scuola con mera funzione istruttiva: questa, come ho già detto, è possibile solo con un'istruzione privata.
 
99octane ha scritto:
Citazione addomesticata (o "tecnica dell'uomo di paglia" in cui si altera quanto detto dalla controparte per fargli assumere una connotazione negativa facilmente confutabile.): non ho MAI parlato di "mera formazione professionale" (vedi parte in rosso), bensi' di CULTURA e OFFRIRE UNO SBOCCO AL MONDO DEL LAVORO (cosa a sua volta ben piu' articolata e complessa che non offrire una mera "preparazione professionale").

Cio' detto...
Il ruolo di educare sta alla famiglia.
Alla scuola sta primariamente il ruolo di ISTRUIRE.
Ho visto personalmente troppi tentativi "malriposti" (nella migliore delle ipotesi) di "educare" a scuola, che andavano dalla repressione arbitraria all'indottrinamento politico oppure religioso.
La scuola non deve fare discriminazioni, se non in termini di preparazione e capacita' d'apprendimento, per ovvi motivi di meritocrazia, e certamente deve offrire un ambiente "educativo", nel senso che deve offrire esempi positivi ai ragazzi, ma qui finisce il discorso.
Il "trovare una soluzione ai problemi di integrazione" e' compito dello Stato, compito in cui, ad ora, e' stato carente in maniera pressoche' totale.

E io non ho mai detto che te l'hai detto.
;)

E comunque offrire CULTURA e SBOCCHI NEL MONDO DEL LAVORO a volte sono concetti in antitesi.
In aggiunta, la scuola non è semplicemente questo, ma ricopre un ruolo ben più importante.
Ti parlo da figlio di due ex insegnanti (scuola media e Università).

Aggiungo: sarebbe l'ora si smetterla con la cianceria delle "scuole che non servono a niente". Ogni scuola è "utile" a qualcosa, purtroppo il mondo non attribuisce valore a certe "cose" che vengono insegnate in "certi" posti, ma non è certo colpa della scuola, è colpa del sistema che attribuisce preferenze di mercato anzichè preferenze di cultura.
 
Cmq se dovessi avere una figlia che a 16-18 anni mi porta a casa un rumeno o uno slavo...io finisco dritto in rianimazione con tanto di pacemaker...
 
jaccos ha scritto:
99octane ha scritto:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/10/news/moratti_clandestini-3955475/

"L'esponente vaticano ha anche sottolineato l'importanza della scuola che "deve partecipare alla ricerca di soluzione dei problemi umani più urgenti e, dunque, è importante investire nella ricerca e nell'insegnamento sui temi riguardanti, per esempio, la democrazia, i diritti umani, la pace, l'ambiente, la cooperazione e la comprensione internazionale, la lotta alla povertà, il dialogo interreligioso e tutte le questioni connesse allo sviluppo sostenibile."

Il ruolo della scuola non e' certo quello di ricercare soluzioni ai problemi dell'integrazione, bensi' di preparare i ragazzi fornendogli una cultura e uno sbocco nel mondo del lavoro.
Oggi e' sufficientemente scarsa in questo ruolo senza che glie ne vengano assegnati altri che competono ovviamente a ben altre istituzioni.

Per fortuna sono abbastanza giovane (ma non troppo) per aver frequentato una scuola dove mi hanno si preparato a dovere per il mondo del lavoro, ma mi hanno anche insegnato il rispetto, la tolleranza, la curiosità (e non la paura) verso ciò che è diverso. Mi hanno insegnato che il colore della pella fa la stessa differenza del colore degli occhi o dei capelli e che culture diverse che possono sembrare strane lo sono solo dal nostro punto di vista.
Per fortuna ho frequentato una scuola così (isola felice nel profondo veneto a vedere dalle inclinazione dei miei conterranei a qualche decina di km di distanza) e spero lo sarà ancora per molto, molto tempo.

Che dire? Sei stato molto fortunato. Speriamo davvero.
 
EdoMC ha scritto:
Non sono completamente d'accordo.L'INSEGNANTE ha il compito di insegnare e istruire, mentre la SCUOLA ha anche una funzione educativa. Mi spiego meglio. Se io per mio figlio assumessi un istitutore privato, che si reca a casa mia ogni mattina e insegna al bambino a leggere, scrivere e far di conto (cosa non infrequente nelle famiglie bene fino a circa 50-60 anni fa), allora questo avrà la sola funzione istruttiva, poichè il contesto in cui questa avviene è quello domestico, che coincide con quello dove il bambino impara l'educazione; se, al contrario, io decido di iscriverlo in un istituto, pubblico o privato che sia, questi riceve la sua istruzione in un contesto altro rispetto alla famiglia, in una situzione che è educativa in quanto struttura sociale e di aggregazione, e l'educazione, in tal caso, non è necessariamente impartita dal docente, ma anche dai compagni di classe (per emulazione o contrasto), dagli alunni delle altre classi, dal direttore (o preside) e dai valori generali che l'Istituto segue. Quanto all'insegnante, ho detto che non ricopre necessariamente la funzione educativa, ma questa, spesso è inevitabile: un esempio classico è il bambino che dice le parolacce o si azzuffa col coi compagni a ricreazione e prende la nota di biasimo nel diario, non si può dire che questa non sia una funzione educativa, perchè se è vero che l'eventuale punizione viene inflitta dai genitori (quando ero alle elementari io, se litigavamo in cortile, la nota dovevamo mettercela da soli, mediante un tema da fare a casa per l'indomani, che raccontasse l'accaduto), la nota in sè ha un valore di umiliazione davanti ai compagni, ed è essa stessa u'azione punitiva, dnque educativa. Dunque, mi viene molto difficile pensare ad una scuola con mera funzione istruttiva: questa, come ho già detto, è possibile solo con un'istruzione privata.

Non ho detto che la scuola sia solo istruttiva. Ma e', e deve essere, PRINCIPALMENTE istruttiva.
Deve certo anche fornire un ambiente educativo, come dicevo, perche' se istruisce ma diseduca (come purtroppo succede nella MAGGIORANZA delle scuole attuali), siam messi male.
Ma la funzione e' primariamente istruttiva e formativa, poi educativa e sociale.
 
GattoToscano ha scritto:
99octane ha scritto:
Citazione addomesticata (o "tecnica dell'uomo di paglia" in cui si altera quanto detto dalla controparte per fargli assumere una connotazione negativa facilmente confutabile.): non ho MAI parlato di "mera formazione professionale" (vedi parte in rosso), bensi' di CULTURA e OFFRIRE UNO SBOCCO AL MONDO DEL LAVORO (cosa a sua volta ben piu' articolata e complessa che non offrire una mera "preparazione professionale").

Cio' detto...
Il ruolo di educare sta alla famiglia.
Alla scuola sta primariamente il ruolo di ISTRUIRE.
Ho visto personalmente troppi tentativi "malriposti" (nella migliore delle ipotesi) di "educare" a scuola, che andavano dalla repressione arbitraria all'indottrinamento politico oppure religioso.
La scuola non deve fare discriminazioni, se non in termini di preparazione e capacita' d'apprendimento, per ovvi motivi di meritocrazia, e certamente deve offrire un ambiente "educativo", nel senso che deve offrire esempi positivi ai ragazzi, ma qui finisce il discorso.
Il "trovare una soluzione ai problemi di integrazione" e' compito dello Stato, compito in cui, ad ora, e' stato carente in maniera pressoche' totale.

E io non ho mai detto che te l'hai detto.
;)

E comunque offrire CULTURA e SBOCCHI NEL MONDO DEL LAVORO a volte sono concetti in antitesi.
In aggiunta, la scuola non è semplicemente questo, ma ricopre un ruolo ben più importante.
Ti parlo da figlio di due ex insegnanti (scuola media e Università).

Aggiungo: sarebbe l'ora si smetterla con la cianceria delle "scuole che non servono a niente". Ogni scuola è "utile" a qualcosa, purtroppo il mondo non attribuisce valore a certe "cose" che vengono insegnate in "certi" posti, ma non è certo colpa della scuola, è colpa del sistema che attribuisce preferenze di mercato anzichè preferenze di cultura.

Chiedo scusa per la digressione: quando si parla di "scuole che non servono a niente" lo si fa in un contesto realistico.
Anche una scuola di pettinatura di gatti ha una sua utilita'.
Ma dato che le risorse non sono infinite, ma hanno limiti ben precisi, allora bisogna scegliere a cosa dare la priorita'.
E alcune cose sono decisamente prioritarie su altre.

Cio' detto, cultura e sbocchi nel mondo del lavoro non sono in antitesi, anzi! ;)
 
99octane ha scritto:
EdoMC ha scritto:
Non sono completamente d'accordo.L'INSEGNANTE ha il compito di insegnare e istruire, mentre la SCUOLA ha anche una funzione educativa. Mi spiego meglio. Se io per mio figlio assumessi un istitutore privato, che si reca a casa mia ogni mattina e insegna al bambino a leggere, scrivere e far di conto (cosa non infrequente nelle famiglie bene fino a circa 50-60 anni fa), allora questo avrà la sola funzione istruttiva, poichè il contesto in cui questa avviene è quello domestico, che coincide con quello dove il bambino impara l'educazione; se, al contrario, io decido di iscriverlo in un istituto, pubblico o privato che sia, questi riceve la sua istruzione in un contesto altro rispetto alla famiglia, in una situzione che è educativa in quanto struttura sociale e di aggregazione, e l'educazione, in tal caso, non è necessariamente impartita dal docente, ma anche dai compagni di classe (per emulazione o contrasto), dagli alunni delle altre classi, dal direttore (o preside) e dai valori generali che l'Istituto segue. Quanto all'insegnante, ho detto che non ricopre necessariamente la funzione educativa, ma questa, spesso è inevitabile: un esempio classico è il bambino che dice le parolacce o si azzuffa col coi compagni a ricreazione e prende la nota di biasimo nel diario, non si può dire che questa non sia una funzione educativa, perchè se è vero che l'eventuale punizione viene inflitta dai genitori (quando ero alle elementari io, se litigavamo in cortile, la nota dovevamo mettercela da soli, mediante un tema da fare a casa per l'indomani, che raccontasse l'accaduto), la nota in sè ha un valore di umiliazione davanti ai compagni, ed è essa stessa u'azione punitiva, dnque educativa. Dunque, mi viene molto difficile pensare ad una scuola con mera funzione istruttiva: questa, come ho già detto, è possibile solo con un'istruzione privata.

Non ho detto che la scuola sia solo istruttiva. Ma e', e deve essere, PRINCIPALMENTE istruttiva.
Deve certo anche fornire un ambiente educativo, come dicevo, perche' se istruisce ma diseduca (come purtroppo succede nella MAGGIORANZA delle scuole attuali), siam messi male.
Ma la funzione e' primariamente istruttiva e formativa, poi educativa e sociale.

Mi scuso con te, rileggendo proprio ora il tuo intervento ho notato che mi era sfuggito il "principalmente", avverbio che cambia, radicalmente il senso di quanto avevo letto, e di fatto rende la mia replica inutile. Sono d'acordo con te, in tal caso, però, purtroppo, bisogna ammetter che ggi come oggi, fare l'insegnante è cosa tutt'altro che semplice; almeno non nel nostro sistema scolastico: il docente, purtroppo, è stato spogliato dell'autorità che aveva un tempo; io ho 24 anni, e, durante gli anni delle scuole elementari, rispondere male alla maestra significava una visitina all'ufficio del direttore, con conseguente telefonata a casa e nota di biasimo, che a sua volta, significavano grosse ramanzine e punizioni. Una nota si poteva prendere solamente per non aver eseguito i compiti, per aver bisticciato con un compagno di classe, per aver pronunciato una parolaccia, o semplicemente (è capitato a me, dopo essere stato sbattuto fuori dall'aula con tutto il banco) per avere il banco troppo disordinato. Oggi, se un bambino prende una nota, arriva un genitore imbufalito dal direttore dicendo "il mestro tal dei tali ce l'ha con mio figlio", o direttamente all'interessato, "non si permetta più di trraumatizzare mio figlio". E' chiaro che la funzione educativa, ma anche didattica, dal momento che il bambino, appoggiato dai genitori, si sente in diritto di non imparare, vengono meno.
 
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