U2511 ha scritto:
Faccio molta fatica a capire come la compressione se non addirittura la distruzione della domanda interna possa tutelare i nostri creditori esteri, dal momento che la domanda interna genera una potente leva di gettito fiscale. E senza gettito fiscale non copri il servizio del debito pubblico né rimborsi quote capitali.
Fai fatica perché mancano le basi dell'argomento, e non lo dico in modo ironico, tutti abbiamo lacune, non è una cosa di cui vergognarsi.
Intanto la bilancia dei pagamenti riguarda l'intero commercio nazionale, il debito pubblico non centra nulla, anche se fa sempre brodo, in questo caso decisamente no!
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Se causa valuta forte importi più di quanto esporti, devi indebitarti per continuare a comprare all'estero.
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Guadagno 2, spendo 4, mi rimane un bel -2 da remunerare. Se ad un certo punto distruggi la domanda interna con l'aumento delle tasse, accade che continuerai ad esportare ripagando il deficit accumulato, che nel frattempo non può più crescere visto che la gente avendo meno soldi da spendere chiede meno prodotti, che grazie all'euro sono in gran parte esteri.
Il deficit da remunerare è verso banche estere, nord precisamente, che ci hanno prestato soldi senza rischio di cambio per comprare i loro prodotti. Ecco perché la culona ci ha imposto l'austerità, per evitare che l'inflazione eroda i loro crediti.
Che il debito pubblico sia aumentato grazie alle sofferenza bancarie, alla quale lo Stato deve porvi rimedio, è un'altra questione. In quel caso si conta anche il mutuo dell'operaio licenziato perché la sua azienda decide giustamente di produrre dove gli conviene e non solo lo statale fannullone che si becca lo stipendio nascondendolo sotto il materasso invece di fare la spese per campare, comprare vestiti e altri beni di prima necessità. Oppure fare il tagliando in officina, cambiare le gomme e pagare gli studi ai figli. Avrei potuto dire che la spesa pubblica diventa reddito privato, ma non è il mio stile.