Paragoniamo Toyota con FIAT?a me risulta che il CEO di Toyota guadagni più di 10 milioni l'anno e che l'azienda distribuisca dividendi come tutte le altre
Paragoniamo Toyota con FIAT?a me risulta che il CEO di Toyota guadagni più di 10 milioni l'anno e che l'azienda distribuisca dividendi come tutte le altre
Hanno provato a battere Toyota...troppo massiccia
Ecco cosa dice Gemini in propositoChe dire
Per sommi capi
Cina vs Europa: fa quel che vuole
Cina vs USA: Nessun scambio
Cina vs Giappone: Il Giappone vende in Cina. Niente all' inverso.
Nostra culpa,
nostra maxima culpa
in realtà tra Usa e Cina si scambiano quasi 300 miliardi ed il Giappone importa più dalla Cina di quanto non venda.
Tra Europa e Cina stiamo ad 800 miliardi con un disavanzo di 300 per noi (rispetto ai 200 degli Usa)
Complice la quotazione dello yen che favorisce l'export deprimendo l'import. Sulla "diffidenza" dei nipponici vs i cinesi... beh, è storia ed attualità di politica internazionale.Tuttavia, è vero che i volumi di vendita cinesi e stranieri in Giappone rimangono storicamente molto bassi.
Ecco cosa dice Gemini in proposito
L'idea che i produttori cinesi non vendano auto in Giappone è un vecchio mito, poiché colossi cinesi come BYD sono già entrati attivamente nel mercato nipponico. Tuttavia, è vero che i volumi di vendita cinesi e stranieri in Giappone rimangono storicamente molto bassi. Le ragioni di questa forte resistenza commerciale dipendono da barriere culturali, normative e industriali uniche del mercato giapponese.
1. Il dominio culturale dei marchi domestici
Il mercato automobilistico giapponese è quasi interamente monopolizzato dai costruttori locali (come Toyota, Honda, Nissan e Suzuki), che controllano oltre il 90% delle quote interne. I consumatori giapponesi hanno una radicata fedeltà patriottica verso i propri marchi, sinonimo storico di massima affidabilità e assistenza capillare sul territorio.
2. Il fenomeno imbattibile delle "Kei Car"
Le Kei car sono micro-vetture ultracompatte con motori inferiori a 660cc, create appositamente per le strette strade cittadine del Giappone.
Rappresentano circa il 40% del mercato totale giapponese.
Godono di enormi agevolazioni fiscali e assicurative statali.
Hanno prezzi bassissimi che annullano il vantaggio competitivo dei veicoli economici d'importazione.
3. La freddezza del Giappone verso le auto elettriche (BEV)
I costruttori cinesi sono leader mondiali nelle auto 100% elettriche. Il Giappone, tuttavia, è uno dei mercati più scettici al mondo verso i veicoli a batteria a causa di:
Forte preferenza nazionale per le tecnologie Ibride ed Plug-in (es. i motori Hybrid di Toyota).
Carenza di una rete di infrastrutture di ricarica pubblica capillare nelle città.
4. Barriere non tariffarie e reti di vendita
Il Giappone non impone dazi doganali diretti sulle auto importate, ma applica rigidi ostacoli burocratici (barriere non tariffarie):
La strategia cinese per cambiare le cose
- Standard di omologazione e sicurezza passiva unici e complessi.
- Costi commerciali enormi per creare una rete di concessionarie da zero, dato che i distributori locali esistenti sono storicamente legati a filo doppio ai marchi giapponesi.
Per aggirare questi ostacoli, aziende come BYD stanno mettendo in atto contromisure mirate:
- Modelli dedicati: BYD ha annunciato il lancio di Kei car elettriche destinate specificamente al Giappone per attaccare il cuore del mercato locale.
- Canali di vendita alternativi: Accordi con colossi della grande distribuzione giapponese (come il gruppo Aeon) per vendere auto all'interno dei centri commerciali.
- Prezzi aggressivi: Vendita di modelli elettrici (come la BYD Dolphin) a prezzi fortemente competitivi per scardinare le resistenze del pubblico.
www.best-selling-cars.com
come si diceva prima e al contrario di altre teorie, i giapponesi sono stati capaci di collaborare con i cinesi da ancora prima degli europei, ma al contrario di questi sono riusciti a non farsi invadere (hanno anche prodotti validi e a prezzi giusti, oltre alle k-car che i cinesi potevano benissimo "copiare") ma soprattutto non sono andati ad insegnare ai cinesi.Ecco cosa dice Gemini in proposito
L'idea che i produttori cinesi non vendano auto in Giappone è un vecchio mito, poiché colossi cinesi come BYD sono già entrati attivamente nel mercato nipponico. Tuttavia, è vero che i volumi di vendita cinesi e stranieri in Giappone rimangono storicamente molto bassi. Le ragioni di questa forte resistenza commerciale dipendono da barriere culturali, normative e industriali uniche del mercato giapponese.
1. Il dominio culturale dei marchi domestici
Il mercato automobilistico giapponese è quasi interamente monopolizzato dai costruttori locali (come Toyota, Honda, Nissan e Suzuki), che controllano oltre il 90% delle quote interne. I consumatori giapponesi hanno una radicata fedeltà patriottica verso i propri marchi, sinonimo storico di massima affidabilità e assistenza capillare sul territorio.
2. Il fenomeno imbattibile delle "Kei Car"
Le Kei car sono micro-vetture ultracompatte con motori inferiori a 660cc, create appositamente per le strette strade cittadine del Giappone.
Rappresentano circa il 40% del mercato totale giapponese.
Godono di enormi agevolazioni fiscali e assicurative statali.
Hanno prezzi bassissimi che annullano il vantaggio competitivo dei veicoli economici d'importazione.
3. La freddezza del Giappone verso le auto elettriche (BEV)
I costruttori cinesi sono leader mondiali nelle auto 100% elettriche. Il Giappone, tuttavia, è uno dei mercati più scettici al mondo verso i veicoli a batteria a causa di:
Forte preferenza nazionale per le tecnologie Ibride ed Plug-in (es. i motori Hybrid di Toyota).
Carenza di una rete di infrastrutture di ricarica pubblica capillare nelle città.
4. Barriere non tariffarie e reti di vendita
Il Giappone non impone dazi doganali diretti sulle auto importate, ma applica rigidi ostacoli burocratici (barriere non tariffarie):
La strategia cinese per cambiare le cose
- Standard di omologazione e sicurezza passiva unici e complessi.
- Costi commerciali enormi per creare una rete di concessionarie da zero, dato che i distributori locali esistenti sono storicamente legati a filo doppio ai marchi giapponesi.
Per aggirare questi ostacoli, aziende come BYD stanno mettendo in atto contromisure mirate:
- Modelli dedicati: BYD ha annunciato il lancio di Kei car elettriche destinate specificamente al Giappone per attaccare il cuore del mercato locale.
- Canali di vendita alternativi: Accordi con colossi della grande distribuzione giapponese (come il gruppo Aeon) per vendere auto all'interno dei centri commerciali.
- Prezzi aggressivi: Vendita di modelli elettrici (come la BYD Dolphin) a prezzi fortemente competitivi per scardinare le resistenze del pubblico.
parafrasando la guida, mi sembra che ora l'Europa , per tacciare di noi come nazione sia in folle, mentre altri abbiano gia' innestato le marce...magari automatiche.Se tu sistema Europa vuoi essere competitivo devi fare altrettanto.
Su un lasso cosi' breve in transizione verso le EV poi ti trovi con le regole del gioco falsate.
Nei primi due casi ( Europa ed US) la produzione e' stata spostata o in Cina o da paesi in stretto controllo dei trasporti internazionali cinesi. in parole povere il cappello "Make America Great Again " continua ad essere fatto in Cina. E' impossibile per costi e per capacità produttiva riportare certe produzioni nel paese "originario", se mai lo e' stato un paese originario.Che dire
Per sommi capi
Cina vs Europa: fa quel che vuole
Cina vs USA: Nessun scambio
Cina vs Giappone: Il Giappone vende in Cina. Niente all' inverso.
Nostra culpa,
nostra maxima culpa
mi scuso , per primo con i moderatori, io non centro mapoi sarai bravissimo nel tuo lavoro, ma di alcune cose sembra proprio che parli solo per teorie
Nei primi due casi ( Europa ed US) la produzione e' stata spostata o in Cina o da paesi in stretto controllo dei trasporti internazionali cinesi. in parole povere il cappello "Make America Great Again " continua ad essere fatto in Cina. E' impossibile per costi e per capacità produttiva riportare certe produzioni nel paese "originario", se mai lo e' stato un paese originario.
Giappone ha sapientemente tenuto tutto una serie di aziende agricole, artigianali ed industriali nei propri confini.
poi vedi Sony a la sua presto dipartita non e' tutto oro quel che luccica in Giappone.
Altra cosa e' che noi abbiamo troppi poche informazioni "reali" e frammentarie su quello che avviene in Cina, in un paese dove decine di modelli vengono prodotti in pochi mesi,
quando avremo informazioni abbastanza certe e riusciremo ad analizzarle "loro" saranno gia' avanti in ricerca di decenni.
liggiu' non si capisce dove sia il governo "centrale", le varie regioni , i vari dipartimenti commerciali.Le variabili sono tante.
Non e' proprio lo stesso , per il governo cinese il settore auto e' stato identificato come strategico e come tale ha ricevuto una quantita' di soldi che non sono paragonabili.
Ma mica è un attacco personale, è una risposta ad affermazioni, tra l'altro esposte con la premessa di "praticaccia-credenza dura a morire" (praticamente sei rimasto indietro e parli come al bar tra contadinotti ignoranti), basate sul nulla, se si parlasse di fisica nucleare me ne guardo bene non solo di contraddire, ma anche di intervenire.mi scuso , per primo con i moderatori, io non centro ma))
ma non e' che con questi continui attacchi sul personale anche in altri contesti il dialogo possa migliorare...
guarda che VAG produce utile tutt'ora (1,5 miliardi in Q2 26)Lo dico io infatti e non sono il solo. Gli analisti fanno report peggiorativi da un mese a questa parte, scegline uno a caso.....
Il problema? La Cina che agisce come incudine e martello.....non si vende più lì e in previsione meno anche ovunque causa la concorrenza....
Ho fatto appena in tempo a comprare (online) una batteria Varta per la Mazda 3!Leggevo poco fa che Varta ha dichiarato fallimento.
Spesso ho comprato le loro batterie per auto. Mi dispiace. Altra azienda tedesca.
Gae1955 - 1 giorno fa
Carloantonio70 - 4 ore fa
quicktake - 3 anni fa
Suby01 - 1 anno fa