<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> i morti sono tutti uguali? | Page 9 | Il Forum di Quattroruote

i morti sono tutti uguali?

arizona77 ha scritto:
Aerei Italiani ha scritto:
arizona77 ha scritto:
si, e' la mia risposta, bisogna scendere.
Comunque chiarisco il mio pensiero
L' Italia firma il " patto d' acciaio " pochi mesi prima della guerra ( settembre 39 )
M voleva andare in guerra ma tutto sommato sapeva le condizioni
di impreparazione del nostro esercito e della nostra aviaziione
( l' unica arma all' altezza, comandanti esclusi, era la marina )
E, daccordo con H si propose di entrare appena possibile
" ....mi servono alcune migliaia di morti per...."

teniamo poi presente al di la dei tedeschi m si e' complicato la vita con la guerra "parallela" , albania francia grecia per cui oltre a sonore sconfitte nei primi mesi di guerra ha fatto fuori quel poco di armi "sufficenti" messo da parte dopo la guerra di etiopia....
altra "insufficenza" e' l'aver lasciato un gran numero di soldati a presidiare ogni sasso yugoslavo , greco o russo conquistato ( si fa per dire)....

purtroppo, o fai come i Russi....
una bella gita verso Oriente,
altrimenti.....
pensa solo ai D,
in F, NL, B, DK, N, PL.....quanti ne han tenuti fermi
o meglio, DOVUTO tener fermi,
piu' quelli della Soluzione Finale

tien conto comunque che i tedeschi nelle zone che occupavano . "occupavano" indi per cui produzioni industriale , materie prime e "allegro" personale della toDT erano tutti per loro ....
noi appunto i sassi...ad esclusione un un pezzettino di francia...a cui a dirla tutta abbian rubato anche i calzini usati dai chasseur delle alpi....
 
non parlo di operai....quelli li tenevano in D direttamente.
Ma avevano soldati, nel vero senso della parola,
a bizzeffe, nelle nazioni occuppate che citavo....
Se penso solo a quelli che controllavano i
" terribili ferrovieri " Francesi che gli han massacrato la vita per 5 anni.
 
Per tornare alla domanda se i morti sono tutti uguali voglio chiarire che, se ognuno prova ad interrogarsi seriamente, la risposta non è quella che parrebbe ovvia dal momento che tutte le vite hanno pari dignità.
Perché se considerate le vostre perdite più dolorose scoprirete che la morte di un padre o di un caro amico vi causa molto più dolore di un Airbus che si inabissa nell'oceano con 350 vittime od un maremoto in Thailandia con centinaia di migliaia di morti.
Viviamo perciò i lutti in modo diverso a seconda di quanto essi influiscano sulla nostra vita o su quella della piccola comunità in cui viviamo.
E' per questa ragione che i danni del fascismo hanno provocato ferite più dolorose di quelli del comunismo russo; è normale perchè l'impatto che ebbero sulle nostre comunità fu molto più forte e vissuto.
Io ad esempio abito a Casalecchio di Reno e se mi sposto di soli 4 Km a Casteldebole posso vedere le decine di lampioni a cui vennero impiccati i ragazzi dopo un rastrellamento nazifascista ed a cui li lasciarono per giorni e giorni lasciando alle mogli e madri il dolore di quell'ultima ingiuria; e se mi sposto un poco di più sull'appennino posso vedere i luoghi dell'eccidio di Marzabotto.
Ripeto forse queste stragi non sono tra le più efferate della storia ma, al contrario di altre che non contribuimmo a determinare queste furono rese possibili dal nostro fascismo ed è da questa malattia che dovremmo guarire e trarre insegnamenti per evitare questa ed altre dittature.
L'impressione invece che ho avuto leggendo alcuni interventi è stato quello di considerare le vittime in una sorta di bilancio aritmetico in cui si mettono i fatti e subiti per stabilire dove siano i torti maggiori.
Ritengo invece che l'atteggiamento giusto sia quello di guardare i nostri errori ed analizzare i guasti che hanno provocati perchè è solo di questi che l'Italia ne ha responsabilità.
Insomma una dittatura non può giustificarne un'altra come un delitto non può giustificarne un altro e quando i morti si contano a milioni non vedo come si possano fare classifiche, tutt'al più macabre statistiche.
 
ch4 ha scritto:
Per tornare alla domanda se i morti sono tutti uguali voglio chiarire che, se ognuno prova ad interrogarsi seriamente, la risposta non è quella che parrebbe ovvia dal momento che tutte le vite hanno pari dignità.
Perché se considerate le vostre perdite più dolorose scoprirete che la morte di un padre o di un caro amico vi causa molto più dolore di un Airbus che si inabissa nell'oceano con 350 vittime od un maremoto in Thailandia con centinaia di migliaia di morti.
Viviamo perciò i lutti in modo diverso a seconda di quanto essi influiscano sulla nostra vita o su quella della piccola comunità in cui viviamo.
E' per questa ragione che i danni del fascismo hanno provocato ferite più dolorose di quelli del comunismo russo; è normale perchè l'impatto che ebbero sulle nostre comunità fu molto più forte e vissuto.
Io ad esempio abito a Casalecchio di Reno e se mi sposto di soli 4 Km a Casteldebole posso vedere le decine di lampioni a cui vennero impiccati i ragazzi dopo un rastrellamento nazifascista ed a cui li lasciarono per giorni e giorni lasciando alle mogli e madri il dolore di quell'ultima ingiuria; e se mi sposto un poco di più sull'appennino posso vedere i luoghi dell'eccidio di Marzabotto.
Ripeto forse queste stragi non sono tra le più efferate della storia ma, al contrario di altre che non contribuimmo a determinare queste furono rese possibili dal nostro fascismo ed è da questa malattia che dovremmo guarire e trarre insegnamenti per evitare questa ed altre dittature.
L'impressione invece che ho avuto leggendo alcuni interventi è stato quello di considerare le vittime in una sorta di bilancio aritmetico in cui si mettono i fatti e subiti per stabilire dove siano i torti maggiori.
Ritengo invece che l'atteggiamento giusto sia quello di guardare i nostri errori ed analizzare i guasti che hanno provocati perchè è solo di questi che l'Italia ne ha responsabilità.
Insomma una dittatura non può giustificarne un'altra come un delitto non può giustificarne un altro e quando i morti si contano a milioni non vedo come si possano fare classifiche, tutt'al più macabre statistiche.
.

Quoto ma ricordati comunque che atrocità ne hanno commesse a bizzeffe anche i partigiani soprattutto dalle tue parti . Leggi il libro di Pansa la guerra dei vinti e vedrai che alcuni preconcetti ti salteranno. ;)

P.S.
Non a caso il sig. Pansa tanto adorato dalla sx dopo alcuni libri di revisione storica a riguardo è stato" dolcemente" allontanato da quel gruppo editoriale tanto democratico ( finchè sposi le sue idee ) che ne aveva fatto la sua fortuna tempi addietro
 
ch4 ha scritto:
Per tornare alla domanda se i morti sono tutti uguali voglio chiarire che, se ognuno prova ad interrogarsi seriamente, la risposta non è quella che parrebbe ovvia dal momento che tutte le vite hanno pari dignità.
Perché se considerate le vostre perdite più dolorose scoprirete che la morte di un padre o di un caro amico vi causa molto più dolore di un Airbus che si inabissa nell'oceano con 350 vittime od un maremoto in Thailandia con centinaia di migliaia di morti.
Viviamo perciò i lutti in modo diverso a seconda di quanto essi influiscano sulla nostra vita o su quella della piccola comunità in cui viviamo.
E' per questa ragione che i danni del fascismo hanno provocato ferite più dolorose di quelli del comunismo russo; è normale perchè l'impatto che ebbero sulle nostre comunità fu molto più forte e vissuto.
Io ad esempio abito a Casalecchio di Reno e se mi sposto di soli 4 Km a Casteldebole posso vedere le decine di lampioni a cui vennero impiccati i ragazzi dopo un rastrellamento nazifascista ed a cui li lasciarono per giorni e giorni lasciando alle mogli e madri il dolore di quell'ultima ingiuria; e se mi sposto un poco di più sull'appennino posso vedere i luoghi dell'eccidio di Marzabotto.
Ripeto forse queste stragi non sono tra le più efferate della storia ma, al contrario di altre che non contribuimmo a determinare queste furono rese possibili dal nostro fascismo ed è da questa malattia che dovremmo guarire e trarre insegnamenti per evitare questa ed altre dittature.
L'impressione invece che ho avuto leggendo alcuni interventi è stato quello di considerare le vittime in una sorta di bilancio aritmetico in cui si mettono i fatti e subiti per stabilire dove siano i torti maggiori.
Ritengo invece che l'atteggiamento giusto sia quello di guardare i nostri errori ed analizzare i guasti che hanno provocati perchè è solo di questi che l'Italia ne ha responsabilità.
Insomma una dittatura non può giustificarne un'altra come un delitto non può giustificarne un altro e quando i morti si contano a milioni non vedo come si possano fare classifiche, tutt'al più macabre statistiche.

Non ti piacciono le statistiche perchè le consideri fredde ma poi usi la relatività dell'orticello? Come se i polacchi non hanno padri, figli e amici tra le vittime?
 
E ricordiamoci che stiamo ancora oggi vivendo sotto una cosidetta "dittatura dolce " senza carroarmati e fucili . La dittatura dei mercati finanziari che non fanno vittime di sangue ma di altro genere ( disoccupazione ....) . La storia si ripete sotto altre forme purtroppo.
 
economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:

Non ti piacciono le statistiche perchè le consideri fredde ma poi usi la relatività dell'orticello? Come se i polacchi non hanno padri, figli e amici tra le vittime?
Se solo avessi letto con attenzione quanto ho scritto capiresti che non nego i drammi di altri popoli nè che li voglio sminuire. Ciò che ho detto è che l'Italia ha la responsabilità del fascismo e di questi lutti se ne deve far carico senza andare a "giustificarlo" dicendo che sì in fondo sono state fatte tante cose buone e che altri hanno fatto anche danni pure maggiori. La relatività che tu chiami dell'orticello è strettamente da correlare alla responsabilità ed alla vicinanza con le vittime o forse vorresti dirmi che la morte di un figlio (o un padre o fratello) è analoga a quella di un pastore tibetano che avrà avuto anche lui i suoi cari?
Non ti rendi conto che la giustificazione di un delitto contro l'umanità (dalle leggi razziali all'entrata in guerra) non può venire dalla constatazione che altrove sono stati commessi crimini altrettanto gravi. Ciò è senz'altro vero, ma non è responsabilità nostra sia in senso lato come popolo che come parte politica che si rifà alle stesse idee poi snaturate dai russi.
Prova a ragionare più in piccolo, ti sembrerebbe fondata la difesa di un omicida che dicesse "guardate io ho ammazzato una sola persona mentre qui in città in un solo anno ne hanno ucciso più di 30, non avevano padri o figli anche loro? Capisci cosa vuol dire responsabilità per le proprie colpe?
Ecco io ritengo che sia proprio in atto un tentativo di mistificazione che tenta di ricreare il falso mito del fascismo buono(comunque molto più del comunismo) dimenticando oltre ai deportati ebrei le vittime causate dai gas tossici, i rastrellamenti e le rappresaglie contro i greci da noi invasi (Domeinikos) e ciò proprio non lo accetto.
E' per tali ragioni che ritengo che questo paese sia tuttora fascista nell'animo, perchè crede ancora al fascino dell'uomo forte e salvifico che sia SB o BP che ama sentirsi raccontare delle favole e poi, deluso dal mancato realizzarsi delle iperboliche promesse fatte è pronto a seguire il prossimo pifferaio di Hamelin e perchè, soprattutto, è pronto ad individuare l'ostacolo alla realizzazione delle promesse nel nemico di turno che siano extracomunitari o Rom o meridionali senza pensare che il vero nemico di uno stato democratico è chi modifica le leggi per suo uso e consumo o chi vuole imbavagliare la giustizia o controllare gli organi di informazione tv in primo luogo ma anche internet e giornali.
 
capperi ha scritto:
ch4 ha scritto:
Per tornare alla domanda se i morti sono tutti uguali voglio chiarire che, se ogn
.

Quoto ma ricordati comunque che atrocità ne hanno commesse a bizzeffe anche i partigiani soprattutto dalle tue parti . Leggi il libro di Pansa la guerra dei vinti e vedrai che alcuni preconcetti ti salteranno. ;)

P.S.
Non a caso il sig. Pansa tanto adorato dalla sx dopo alcuni libri di revisione storica a riguardo è stato" dolcemente" allontanato da quel gruppo editoriale tanto democratico ( finchè sposi le sue idee ) che ne aveva fatto la sua fortuna tempi addietro
Con me sfondi una porta aperta se mi citi la troppo osannata resistenza che ha avuto un ruolo soprattutto, a mio avviso, di riscatto morale piuttosto che di pedina fondamentale nella guerra di liberazione. Proprio dalle mie parti, subito dopo la battaglia di Porta Lame a Bologna ho la testimonianza di mio cognato (all'epoca dodicenne) che vide un suo vicino di casa coperto di sangue che si vantava di averne già uccisi cinque, e non aveva fatto il partigiano.
Ricordo anche il caso del nonno di un mio amico d'infanzia ex gerarca fascista che fu ucciso dai suoi ex amici presso cui aveva cercato rifugio.
Quasi tutti coloro che vissero quegli anni potrebbero raccontare di voltafaccia dell'ultimo momento e di regolamenti di conti per vecchi screzi risolti nella confusione del periodo.
Ciò non toglie comunque che ragazzi e ragazze di 20 anni imbracciarono le armi facendo ciò che potevano e rendo onore alla loro gioventù ed al loro coraggio senza per questo voler amplificare il loro apporto.
Purtroppo la situazione caotica del momento alla fine della guerra e la paura che la situazione degenerasse ulteriormente con scontri possibili tra partigiani rossi e bianchi consigliarono un insabbiamento generale dei tanti delitti compiuti a guerra ormai finita, se sia stato un bene o un male non lo so e non se ne potrà mai avere la riprova, certo è che la guerra partigiana fu solo una delle tante conseguenze del fascismo e dell'entrata in guerra.
D'altronde certe decisioni possono avere effetti sia positivi che negativi, vedasi ad esempio la decisione americana di sganciare le bombe su Hiroshima e Nagasaki, prese per accelerare la fine delle ostilità e risparmiare la vita a decine di migliaia di ragazzi americane ne costò molte di più ai civili giapponesi.
Fu un crimine? io ritengo che fu solo una conseguenza della guerra e che la sua responsabilità debba cadere su chi questa guerra la cominciò.
 
ch4 ha scritto:
economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:

Non ti piacciono le statistiche perchè le consideri fredde ma poi usi la relatività dell'orticello? Come se i polacchi non hanno padri, figli e amici tra le vittime?
o forse vorresti dirmi che la morte di un figlio (o un padre o fratello) è analoga a quella di un pastore tibetano che avrà avuto anche lui i suoi cari?
Ti rendi conto che questa è discriminazione razziale??
 
ch4 ha scritto:
capperi ha scritto:
ch4 ha scritto:
Per tornare alla domanda se i morti sono tutti uguali voglio chiarire che, se ogn
.

Quoto ma ricordati comunque che atrocità ne hanno commesse a bizzeffe anche i partigiani soprattutto dalle tue parti . Leggi il libro di Pansa la guerra dei vinti e vedrai che alcuni preconcetti ti salteranno. ;)

P.S.
Non a caso il sig. Pansa tanto adorato dalla sx dopo alcuni libri di revisione storica a riguardo è stato" dolcemente" allontanato da quel gruppo editoriale tanto democratico ( finchè sposi le sue idee ) che ne aveva fatto la sua fortuna tempi addietro
Con me sfondi una porta aperta se mi citi la troppo osannata resistenza che ha avuto un ruolo soprattutto, a mio avviso, di riscatto morale piuttosto che di pedina fondamentale nella guerra di liberazione. Proprio dalle mie parti, subito dopo la battaglia di Porta Lame a Bologna ho la testimonianza di mio cognato (all'epoca dodicenne) che vide un suo vicino di casa coperto di sangue che si vantava di averne già uccisi cinque, e non aveva fatto il partigiano.
Ricordo anche il caso del nonno di un mio amico d'infanzia ex gerarca fascista che fu ucciso dai suoi ex amici presso cui aveva cercato rifugio.
Quasi tutti coloro che vissero quegli anni potrebbero raccontare di voltafaccia dell'ultimo momento e di regolamenti di conti per vecchi screzi risolti nella confusione del periodo.
Ciò non toglie comunque che ragazzi e ragazze di 20 anni imbracciarono le armi facendo ciò che potevano e rendo onore alla loro gioventù ed al loro coraggio senza per questo voler amplificare il loro apporto.
Purtroppo la situazione caotica del momento alla fine della guerra e la paura che la situazione degenerasse ulteriormente con scontri possibili tra partigiani rossi e bianchi consigliarono un insabbiamento generale dei tanti delitti compiuti a guerra ormai finita, se sia stato un bene o un male non lo so e non se ne potrà mai avere la riprova, certo è che la guerra partigiana fu solo una delle tante conseguenze del fascismo e dell'entrata in guerra.
D'altronde certe decisioni possono avere effetti sia positivi che negativi, vedasi ad esempio la decisione americana di sganciare le bombe su Hiroshima e Nagasaki, prese per accelerare la fine delle ostilità e risparmiare la vita a decine di migliaia di ragazzi americane ne costò molte di più ai civili giapponesi.
Fu un crimine? io ritengo che fu solo una conseguenza della guerra e che la sua responsabilità debba cadere su chi questa guerra la cominciò.

Quindi se il Giappone distruggeva il mondo alla fine la colpa era semre di M, vero?

Quella di Hiroshima è stata la più grande VERGOGNA di tutti i tempi, e gli amercicani lo sanno.

I Giap avevano fatto vittime in basi militari e su obiettivi militari mentre i carognoni hanno sterminato città di civili. Ma per te c'è la relatività dell'orticello.
 
ch4 ha scritto:
capperi ha scritto:
ch4 ha scritto:
Per tornare alla domanda se i morti sono tutti uguali voglio chiarire che, se ogn
.

Quoto ma ricordati comunque che atrocità ne hanno commesse a bizzeffe anche i partigiani soprattutto dalle tue parti . Leggi il libro di Pansa la guerra dei vinti e vedrai che alcuni preconcetti ti salteranno. ;)

P.S.
Non a caso il sig. Pansa tanto adorato dalla sx dopo alcuni libri di revisione storica a riguardo è stato" dolcemente" allontanato da quel gruppo editoriale tanto democratico ( finchè sposi le sue idee ) che ne aveva fatto la sua fortuna tempi addietro
Con me sfondi una porta aperta se mi citi la troppo osannata resistenza che ha avuto un ruolo soprattutto, a mio avviso, di riscatto morale piuttosto che di pedina fondamentale nella guerra di liberazione. Proprio dalle mie parti, subito dopo la battaglia di Porta Lame a Bologna ho la testimonianza di mio cognato (all'epoca dodicenne) che vide un suo vicino di casa coperto di sangue che si vantava di averne già uccisi cinque, e non aveva fatto il partigiano.
Ricordo anche il caso del nonno di un mio amico d'infanzia ex gerarca fascista che fu ucciso dai suoi ex amici presso cui aveva cercato rifugio.
Quasi tutti coloro che vissero quegli anni potrebbero raccontare di voltafaccia dell'ultimo momento e di regolamenti di conti per vecchi screzi risolti nella confusione del periodo.
Ciò non toglie comunque che ragazzi e ragazze di 20 anni imbracciarono le armi facendo ciò che potevano e rendo onore alla loro gioventù ed al loro coraggio senza per questo voler amplificare il loro apporto.
Purtroppo la situazione caotica del momento alla fine della guerra e la paura che la situazione degenerasse ulteriormente con scontri possibili tra partigiani rossi e bianchi consigliarono un insabbiamento generale dei tanti delitti compiuti a guerra ormai finita, se sia stato un bene o un male non lo so e non se ne potrà mai avere la riprova, certo è che la guerra partigiana fu solo una delle tante conseguenze del fascismo e dell'entrata in guerra.
D'altronde certe decisioni possono avere effetti sia positivi che negativi, vedasi ad esempio la decisione americana di sganciare le bombe su Hiroshima e Nagasaki, prese per accelerare la fine delle ostilità e risparmiare la vita a decine di migliaia di ragazzi americane ne costò molte di più ai civili giapponesi.
Fu un crimine? io ritengo che fu solo una conseguenza della guerra e che la sua responsabilità debba cadere su chi questa guerra la cominciò.

Ciao CH4 , vedo dalle tue risposte che sei una persona intelligente e sai argomentare le tue ragioni . Quoto tutto quello che hai detto ma ( come economyrunner) rimango un pò allibito dal fatto della tua giustificazione sulla bomba di Hiroschima. Su questo punto dissento . Ciò non toglie quanto ho scritto nelle prime righe ;)
 
P.S.
Forse in tanti non lo sapranno , ovvero che il nazismo all'inizio della sua epopea è stato finanziato dagli Inglesi e da Stalin stesso . . Strano vero??
Ma sui libri di scuola e non solo questo non lo troverai mai !!
Vedete come è imgarbugliata la Storia ??? Ed il "bello "è che si ripete....con Talebani. Musulmani Americani e vai con il lissio ;) ;) ;)
 
economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:
economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:

Non ti piacciono le statistiche perchè le consideri fredde ma poi usi la relatività dell'orticello? Come se i polacchi non hanno padri, figli e amici tra le vittime?
o forse vorresti dirmi che la morte di un figlio (o un padre o fratello) è analoga a quella di un pastore tibetano che avrà avuto anche lui i suoi cari?
Ti rendi conto che questa è discriminazione razziale??
Non è discriminazione razziale, è una semplice questione di conoscenza e rapporti con la vittima. Al mondo in ogni istante muore qualcuno ma le morti che ci colpiscono davvero sono quelle che riguardano la nostra cerchia di parentele, amicizie ed affetti in genere, senza alcuna connotazione razziale, ho detto pastore tibetano ma avrei potuto anche dire australiano o statunitense, ho fatto quell'esempio solo per dire un popolo molto lontano da noi e che purtroppo subisce pesantemente l'ingerenza cinese che sta cercando di determinarne lo sterminio culturale nell'indifferenza del resto del mondo.
 
ch4 ha scritto:
economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:
economyrunner ha scritto:
ch4 ha scritto:

Non ti piacciono le statistiche perchè le consideri fredde ma poi usi la relatività dell'orticello? Come se i polacchi non hanno padri, figli e amici tra le vittime?
o forse vorresti dirmi che la morte di un figlio (o un padre o fratello) è analoga a quella di un pastore tibetano che avrà avuto anche lui i suoi cari?
Ti rendi conto che questa è discriminazione razziale??
Non è discriminazione razziale, è una semplice questione di conoscenza e rapporti con la vittima. Al mondo in ogni istante muore qualcuno ma le morti che ci colpiscono davvero sono quelle che riguardano la nostra cerchia di parentele, amicizie ed affetti in genere, senza alcuna connotazione razziale, ho detto pastore tibetano ma avrei potuto anche dire australiano o statunitense, ho fatto quell'esempio solo per dire un popolo molto lontano da noi e che purtroppo subisce pesantemente l'ingerenza cinese che sta cercando di determinarne lo sterminio culturale nell'indifferenza del resto del mondo.

sull'ultima frase ti quoto alla grande ma aggiungo che a me quelle vittime invece mi danno dolore.
 
@ economyrunner ed a capperi.
Capisco che siate sconcertati dalla mia affermazione sulle bombe atomiche sganciate dagli americani sul finire della seconda guerra mondiale, ma vi chiedo di analizzare le cose non con le conoscenze che avete ora sulla potenza distruttiva e le conseguenze del fallout.
Per prima cosa occorre ricordare la diversa cultura dei due popoli e di come faticassero gli Stati uniti a conquistare lottando palmo a palmo le isole del pacifico e gli esperti di antropologia culturale convinsero i vertici militari della necessità di una dimostrazione di potenza fino ad allora inimmaginabile per far cessare le ostilità ad un popolo altrimenti irriducibile.
A queste premesse va poi aggiunto che i militari di allora vedevano solo la potenza distruttiva "immediata" degli ordigni e non gli effetti futuri mutageni e teratogeni sui sopravvissuti al bombardamento. Fino ad allora infatti la bomba fu testata una sola volta ad Alamogordo (sto andando a memoria ma mi pare proprio così) e le conoscenze erano limitate su questa nuova tecnologia di armi.
Tali erano allora le motivazioni ufficiali, ma vi era anche (altrettanto se non più importante) la volontà di mostrare agli occasionali alleati sovietici la potenza militare che gli USA erano in grado di mettere in campo in modo da contenere le mire espansionistiche sovietiche nel dopoguerra con l'esibizione muscolare. Quanto queste mire espansionistiche fossero giustificate è la storia stessa a confermarcelo vedi Polonia, Germania est, Ungheria, Cecoslovacchia ecc e la guerra fredda degli anni della mia giovinezza.
Alla luce di tutto ciò e con la ferita ancora aperta dell'attacco a Pearl Harbour prima della dichiarazione di guerra credo che l'utilizzo delle bombe sia stato giustificato e che paradossalmente, a parte le centinaia di migliaia di morti giapponesi, in realtà sia stato uno dei motivi della pace in Europa negli ultimi 70 anni in quanto il deterrente atomico evidenziato dalle immani catastrofi dei due ordigni ancora migliorati e potenziati successivamente convinsero i potenti di turno che in una ipotetica terza guerra mondiale non vi sarebbero stati più danni accettabili per nessuno.
Per finire, non credo che gli USA fossero assolutamente nel giusto perchè non è possibile scindere il male dal bene ed anche in questo caso esistevano pro e contro all'uso delle bombe. Resta il fatto incontrovertibile che la guerra USA-Giappone fu voluta da questi ultimi e quando si cerca di annientare un popolo con la guerra si deve essere pronti ad accettare ogni escalation nell'uso della forza, soprattutto dopo i resoconti dei prigionieri di guerra inglesi ed americani liberati in Birmania che fecero inorridire l'opinione pubblica ed i vertici militari in primis.
 
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