<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Fondamentalismo e relativismo, nemici della libertà religiosa e della pace. | Page 3 | Il Forum di Quattroruote

Fondamentalismo e relativismo, nemici della libertà religiosa e della pace.

renatom ha scritto:
Secondo me bisogna distinguere un po' di più tra etica e religione, cosa che, per ovvi motivi, le religioni tendono a non fare.

Ritengo che in campo etico esistano dei valori assoluti, tipo non uccidere, non rubare, rispettare il prossimo etc.

Diverso il discorso quando si entra in campo più strettamente religioso, dove invece, visto che, per me, fino a prova contraria, non esiste nulla di assoluto e quindi le religioni hanno tutte la stessa dignità.

Come ho scritto prima, le religioni tendono troppo spesso a confondere la religione stessa con l'etica e, quindi, a volere imporre comportamenti etici in funzione di dogmi religiosi; mi viene ad esempio in mente l'atteggiamento della chiesa cattolica rispetto alla tematica del fine vita.

Indubbio, c'è troppa confusione, involontaria o strumentale che sia.

Il fatto è che le domande etiche sono alla base di tutte le culture, anche della nostra. Le religioni ovviamente dicono la loro in merito.

Talvolta può capitare che in alcune culture le domande etiche diventino un po' desuete, che vadano un po' fuori moda, la gente in sostanza smette di farsele. In quel caso, in quel posto, una religione che rimanga da sola a farsele, e a dare le proprie risposte ( per quanto discutibili ) può essere percepita come una forzatura, un'imposizione.

Se nella nostra cultura all'improvviso invalesse l'uso di cominciare a rubare e fottere il prossimo indiscriminatamente e senza remore ( :D ), abbandonando ogni remora di carattere morale, e la chiesa cattolica rimanesse la sola a predicare il "non rubare", il suo attivismo in questo senso, alla lunga, potrebbe essere percepito come palloso e "ingerente" dalla società "laica".

Ma potrebbe trattarsi più di un limite di quella cultura e di quella società, in evidente declino morale, che di una effettiva ingerenza della religione. Dipende dai punti di vista. E' tutto relativo. :D
 
Più in generale, noto che la frase che dà il titolo al thread, e che palesemente indica la libertà di religione come un valore da tutelare, in effetti è da riferire direttamente alla persona del Papa.-

E quando il Papa parla di "religione", ovviamente intenderà tutte le religioni. Quindi si presuppone che egli rivendichi la libertà di essere cristiani in Cina, musulmani in Montenegro, buddisti nel Tibeth.

Invece qui tutti stanno incazzati perchè la chiesa cattolica è assolutista e fondamentalista, e vuole imporre i propri valori al di sopra di tutti gli altri.

Ma le due cose si contraddicono. Può essere che un Papa invochi la libertà di religione - e quindi di coscienza - in tutto il mondo, con una mano, e poi intenda operare il lavaggio di cervelli in scala industriale con l'altra? Mi pare strano.

Non vorrei che si tornasse al punto di partenza. Ovvero che una società che si è abituata a vivere in maniera così superficiale da essersi stancata di farsi domande etiche, o da considerare le possibili risposte tutte relative e confezionabili a misura del singolo privato, sia diventata ipersensibile ad ogni richiamo etico pronunciato da chicchessia.

Come il bimbo ormai straviziato che fa scene isteriche anche al minimo accenno di discussione e di richiamo ad una qualsivoglia regola.
 
belpietro ha scritto:
99octane ha scritto:
belpietro ha scritto:
sono due cose completamente diverse.

il relativismo è negare che esistano e possano esistere valori assoluti.

la tolleranza (che è una brutta parola) consiste nel riconoscere che i valori degli altri possono essere ugualmente rispettabili dei propri.

La seconda deriva necessariamente dal primo.
Se ritengo che i miei valori siano assoluti, automaticamente mi sentiro' in dovere di imporli a chiunque.

non so tu, ma io che ritengo decisamente assoluti i miei valori non mi sono mai fatto nemmeno una pallida idea di imporli a chicchessia.
nemmeno ai miei figli, ai quali cerco di farli comprendere e vivere poco a poco man mano che crescono, sperando che li condividano ma guardandomi bene dall'imporli.

figuriamoci al mio prossimo...

L'equivoco forse nasce dal fatto che tu stai usando i termini "relativo" e "assoluto" nel loro senso colloquiale, mentre io li sto usando nel loro senso filosofico (che poi e' quello che attiene al discorso fatto dal Benedetto XVI).
"Assoluto" e' tutto cio' che e' vero e valido a prescindere da qualsiasi altra considerazione.
"Relativo" significa "correlato a un dato contesto".

Ossia, il relativismo non significa affatto che non esistono valori validi (come molti hanno sostenuto qui sopra, equivocando la questione), ma che la validita' di tali valori e' vincolata a un determinato contesto.

Nel momento stesso in cui tu stabilisci che i tuoi valori sono veri per te (e possono benissimo essere per te imprescindibilI!) ma che non li imponi ad altri, e che altri possono avere altri valori per loro altrettanto validi e imprescindibili, stai facendo un ragionamento relativista.

Per chiunque, poi, i valori cambiano. Magari non radicalmente, certamente non in toto, a meno di un completo stravolgimento della vita, ma cambiano col tempo, mano a mano che cambiano le esperienze e la persona matura. I tuoi valori di oggi ben difficilmente saranno i valori che avevi a 10 anni o anche a 18.
Eppure, allora aderivi ai tuoi valori quanto lo fai oggi. Anche questo e' dimostrazione di relativismo.

La Chiesa, invece, sostiene che i valori sono assoluti, ossia a prescindere da circostanze e tempi: sono i SUOI valori, punto. Sono veri oggi come 2000 anni fa, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, sono Veri a priori e dunque chiunque deve seguirli.
E' un ragionamento che ha molta presa perche' ha il vantaggio di tracciare una strada etica ben determinata, che basta seguire senza farsi domande. Non ci sono dilemmi etici (il relativista invece di dilemmi ne ha a iosa), solo dogmi da seguire. Questo naturalmente non vuol dire che quel che viene proclamato sia vero ne' tantomeno che sia giusto.
Una Chiesa che proclama di avere la Verita' Assoluta e Universale non puo' ovviamente accettare in alcun modo il ragionamento che la validita' di qualcosa sia correlato a un dato contesto, e non assoluta, perche' e' la negazione stessa delle sue pretese.
Naturale anche che, a fronte di questo, inventi ogni sorta di argomentazioni pretestuose per definirlo "male". Argomentazioni pero' che non durano molto di fronte a un discorso filosofico razionale.
 
BelliCapelli3 ha scritto:
Indubbio, c'è troppa confusione, involontaria o strumentale che sia.

Il fatto è che le domande etiche sono alla base di tutte le culture, anche della nostra. Le religioni ovviamente dicono la loro in merito.

Talvolta può capitare che in alcune culture le domande etiche diventino un po' desuete, che vadano un po' fuori moda, la gente in sostanza smette di farsele.

Quello che capita e' che il mondo si evolve e cambiano le domande. Ma siccome la gente non si fa piu' le domande che la religione retrograda si aspetta, i religiosi sostengono che la gente non si fa piu' domande, invece di rendersi conto che sono loro che non riescono piu' a dare le risposte.
 
BelliCapelli3 ha scritto:
Ma le due cose si contraddicono. Può essere che un Papa invochi la libertà di religione - e quindi di coscienza - in tutto il mondo, con una mano, e poi intenda operare il lavaggio di cervelli in scala industriale con l'altra? Mi pare strano.

Da sempre le parole sono una cosa, le azioni un'altra.
Se vedi contraddizione, guarda solo alle azioni.
Le parole vengono un centesimo al quintale.
 
C'è qualcosa come "lo stato reale" di un sistema fisico che esiste obiettivamente, indipendentemente da ogni osservazione o misurazione e che in linea di principio si descrive con i mezzi di espressione della fisica (quali mezzi di espressione e, di conseguenza, quali concetti fondamentali si debbono utilizzare al riguardo... è cosa che secondo me ancora non si conosce). Questa tesi sulla realtà non ha il senso di un enunciato chiaro in sé, a causa del suo carattere "metafisico". Ha soltanto il carattere di un programma...

Albert Einstein
 
C'è qualcosa come "lo stato reale" di un sistema fisico che esiste obiettivamente, indipendentemente .....
Detto dallo scopritore della relatività , indica soprendentemente che "il reale" esiste in sè , ma muta a seconda del punto di osservazione , nel tempo e nello spazio e o di sperimentazione . Insomma l'antico panta rei , insieme alla relatività einsteiiniana rende inutile e falsifica a priori come sciocchezza il relativismo filosofico in quanto negazione assoluta della realtà.
 
Panta rei os potamòs (dal greco &#960;&#940;&#957;&#964;&#945; &#8165;&#949;&#8150 ), tradotto come Tutto scorre come un fiume è il celebre aforisma attribuito ad Eraclito...in armonia con il suo tema del divenire, in contrapposizione con la filosofia dell'Essere propria di Parmenide. L'espressione proviene da un frammento del trattato Sulla natura
 
99octane ha scritto:
E' un ragionamento che ha molta presa perche' ha il vantaggio di tracciare una strada etica ben determinata, che basta seguire senza farsi domande. Non ci sono dilemmi etici (il relativista invece di dilemmi ne ha a iosa), solo dogmi da seguire. Questo naturalmente non vuol dire che quel che viene proclamato sia vero ne' tantomeno che sia giusto.
Una Chiesa che proclama di avere la Verita' Assoluta e Universale non puo' ovviamente accettare in alcun modo il ragionamento che la validita' di qualcosa sia correlato a un dato contesto, e non assoluta, perche' e' la negazione stessa delle sue pretese.

In reltà, secondo me, la Chiesa ha una posizione ancora più incoerente di quella che tracci qui, in quanto le sue concezioni sono fortemente mutate nel corso dei secoli e quindi hanno avuto un "relativismo temporale" o non so come altro definirlo.

Quindi sostanzialmente pretende che il suo "relativo" di quel momento sia in quello stesso momento "assoluto" per tutti, salvo, poi, mutarlo a prorpio piacimento, sia pure, lentamente, nel corso dei secoli, e, quindi, in maniera inapprezzabile nell'ambito della durata della vita umana o, della memoria, che spesso è molto più corta.
 
Non penso che la relatività nuocia all'avere dei punti cardine nella propria esistenza e nella società. Chi lo pensa, probabilmente, è solo uno che vuole gestire la vita dei suoi simili spacciandosi per un giusto che vuole bene al mondo e all'umanità.
 
key-one ha scritto:
C'è qualcosa come "lo stato reale" di un sistema fisico che esiste obiettivamente, indipendentemente .....
Detto dallo scopritore della relatività , indica soprendentemente che "il reale" esiste in sè , ma muta a seconda del punto di osservazione , nel tempo e nello spazio e o di sperimentazione . Insomma l'antico panta rei , insieme alla relatività einsteiiniana rende inutile e falsifica a priori come sciocchezza il relativismo filosofico in quanto negazione assoluta della realtà.

Lo stesso ragionamento può essere esteso all'etica. Se relativismo significa che non esiste una morale universale della condizione umana , ma ciascuno può - anzi deve poichè il relativismo come tutte le tendenze aprioristiche e fondamentaliste impone i suoi dogmi- costruirsi la propria morale particolare , in base ai suoi sentimenti personali e individuale ricerca della felicità, allora esso è una sciocchezza al pari della negazione di una realtà a se stante , relegata nella sfera del soggettivismo percettivo.Il mondo sussiste solo in quanto lo penso e lo percepisco. Se invece si vuol intendere che la morale , come tutto ciò che esiste è in continuo mutamento , in quanto soggetta al tempo , allo spazio e ciò che era valido all'età della pietra non lo è più oggi (panta rei) , allora si sta dicendo qualcosa in armonia alla relatività della fisica quantica e subatomica . Quest' ultima infatti non nega l'esistenza di un reale a se stante , ma la condiziona alla dimensione spazio/temporale e anche alla posizione e presenza o meno dell'osservatore sperimentatore che finisce per modificare anche di molto le forze e le forme in gioco. Così come non vi può essere etica avulsa dalla posizione specificamente umana del suo oggetto.
 
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