<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> fallito attentato al direttore | Page 10 | Il Forum di Quattroruote

fallito attentato al direttore

jaccos ha scritto:
La rai dovrebbe avere una funzione pubblica di divulgazione, informazione libera e trasparente, arricchimento culturale della nazione... per questo pagherei volentieri il canone...

anche la stampa, ha questa funzione.
che sia di proprietà privata o pubblica, il tema è proprio la funzione. che giustifica il contributo.
che io pago volentieri, alla stampa come alla RAI.

magari metto in discussione la qualità complessiva, ma che il contributo sia un indice di scarsa penetrazione è una affermazione del tutto slegata dal reale.
 
belpietro ha scritto:
jaccos ha scritto:
La rai dovrebbe avere una funzione pubblica di divulgazione, informazione libera e trasparente, arricchimento culturale della nazione... per questo pagherei volentieri il canone...

anche la stampa, ha questa funzione.
che sia di proprietà privata o pubblica, il tema è proprio la funzione. che giustifica il contributo.
che io pago volentieri, alla stampa come alla RAI.

magari metto in discussione la qualità complessiva, ma che il contributo sia un indice di scarsa penetrazione è una affermazione del tutto slegata dal reale.
La stampa dovrebbe camminare sulle sue gambe, come fa nel resto del mondo: con la pubblicità, con un prezzo equo, con molti lettori. Invece ha bisogno dei sussidi altrimenti muore. Quella italiana non è una stampa sana, da qualsiasi punto di vista si prenda la questione. Ed ha pochi lettori se paragonata ad altre nazioni occidentali.

Io il canone rai non lo pago volentieri, semlicemente perchè ha tradito il suo mandato. Vedo un sacco di spazzatura è l'informazione venduta salvo rari casi di indipendenza mantenuta a forza di giudici e avvocati.
 
da L'espresso.

Prelievo quotidiano È quello per tanti anni consumato da molti dei cosiddetti organi di partito. Un altro pozzo senza fondo alimentato dal dipartimento per l'Editoria della presidenza del Consiglio e che secondo i dati disponibili sul sito di palazzo Chigi e analizzati da 'L'espresso' in sedici anni ha elargito finanziamenti per un totale di 598 milioni di euro. A chi sono andati? In testa alla lista c'è 'l'Unità' con quasi 100 milioni di euro. A sorpresa, al secondo posto, con oltre 50 milioni, rifulge la 'Padania' dei leghisti di Umberto Bossi, grandi fustigatori della 'Roma ladrona', ma non quando si tratta di incamerare pubbliche provvidenze. Seguono 'Liberazione' (48 milioni), voce di Rifondazione comunista e 'Il Secolo d'Italia', di An (quasi 40 milioni). Dov'è lo scandalo? Anche nel fatto che a ramazzare questi denari ci sono testate di quotidiani e periodici che difficilmente comparirebbero se lo spirito della legge fosse stato correttamente rispettato. Tra i grandi foraggiati, con oltre 35 milioni c'è 'Il Foglio': fondato da Giuliano Ferrara, ha tra gli azionisti pure Veronica Lario, moglie del presidente Berlusconi prossima al divorzio. C'è 'Il Denaro' (18 milioni), giornale napoletano diretto da Alfonso Ruffo; 'Il Riformista' (14 milioni) fondato dall'ex senatore Antonio Polito ma edito dalla famiglia Angelucci, tra i maggiori imprenditori della sanità privata, il cui capostipite Antonio è stato eletto deputato nel Pdl. E c'è 'Libero', altra testata della famiglia Angelucci, che ha incassato circa una ventina di milioni. Anche in questo caso, una legislazione ambigua e volutamente sprecona ha permesso di confondere alti principi democratici e bassi interessi privati. Nel 1990 si stabilisce che per ottenere i fondi basta essere organi di partito o di un movimento con almeno due rappresentanti eletti in Parlamento; poi via via si introducono regole nuove e strambi cavilli come l'apparentamento con almeno un gruppo parlamentare, anche a Strasburgo; o la trasformazione in cooperativa giornalistica. Le regole sono oscure, il fine è chiaro: mettere i soldi in tasca. Come l'ultima trovata del 2006 che ha totalmente abolito il requisito del collegamento con una rappresentanza parlamentare per i giornali che in passato sono comunque stati organo di partito. In pratica, il privilegio è immortale. È proprio grazie a questi 'aggiustamenti' che 'Il Foglio' ha potuto attingere ai finanziamenti in quanto organo della 'Convenzione per la giustizia', creatura dell'ex presidente forzista del Senato Marcello Pera e del verde Marco Boato. Il 'Denaro' invece ha fatto bingo in quanto bandiera di 'Europa mediterranea', un'associazione che allineava l'ex ministro Antonio Marzano e l'ex parlamentare Claudio Azzolini. Ma il caso più eclatante resta quello di 'Libero', quotidiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri. Questo giornale per accedere ai fondi per l'editoria di partito, a cominciare dal 2003 ha preso in affitto il bollettino 'Opinioni nuove'che già riceveva modeste provvidenze in quanto organo del movimento Monarchico italiano. Questo supplemento coronato ha portato in dote a 'Libero' i fondi pubblici riservati agli organi di partito. Avanti Savoia, tutto serve per fare cassa.
ha collaborato
 
jaccos ha scritto:
La stampa dovrebbe camminare sulle sue gambe, come fa nel resto del mondo:

non so quanto cammini sulle sue gambe nel resto del mondo, ma allora a quel punto fai il discorso anche per la scuola: la scuola deve mantenersi da sé, chi vuole paga la propria istruzione.
uguale che dire che l'informazione deve mantenersi da sé, chi vuole paga il giornale quello che costa, e se poi un quotidiano costa 10 euro e lo legono solo ricchi, per tutti gli altri ci sono i TG...

ti pare?
 
belpietro ha scritto:
jaccos ha scritto:
La stampa dovrebbe camminare sulle sue gambe, come fa nel resto del mondo:

non so quanto cammini sulle sue gambe nel resto del mondo, ma allora a quel punto fai il discorso anche per la scuola: la scuola deve mantenersi da sé, chi vuole paga la propria istruzione.
uguale che dire che l'informazione deve mantenersi da sé, chi vuole paga il giornale quello che costa, e se poi un quotidiano costa 10 euro e lo legono solo ricchi, per tutti gli altri ci sono i TG...

ti pare?
L'istruzione è un diritto fondamentale, la base per avere individui che compongano una società civile democratica ed egualitaria. L'italia ha giustamente scelto che sia pubblica per garantire le minori differenze possibili tra le differenti fasce di popolazione. La stampa viene dopo, quando i cittadini grazie proprio ad una scuola che garantisce la loro educazione, possono confrontarsi essendo liberi di esprimere la loro opinione. Questo in linea teorica se l'editoria non fosse così com'è...
Scusa ma mi tiri fuori dal cilindro degli esempi che non sono calzanti... la stampa all'estero vende, guadagna e i giornali non costano 10 euro... :rolleyes:
 
Per Belpietro----Jaccos

..... :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock:
la scuola deve essere a pagamento :?:
siamo tornati all' India di Ghandi :?:
devo essermi perso qualcosa
....... :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock: :shock:
Ciao
 
jaccos ha scritto:
L'istruzione è un diritto fondamentale, la base per avere individui che compongano una società civile democratica ed egualitaria. L'italia ha giustamente scelto che sia pubblica per garantire le minori differenze possibili tra le differenti fasce di popolazione. La stampa viene dopo, quando i cittadini grazie proprio ad una scuola che garantisce la loro educazione, possono confrontarsi essendo liberi di esprimere la loro opinione. Questo in linea teorica se l'editoria non fosse così com'è...
Scusa ma mi tiri fuori dal cilindro degli esempi che non sono calzanti... la stampa all'estero vende, guadagna e i giornali non costano 10 euro... :rolleyes:

Invece secondo me l'esempio di Belpi calza. Lo stato ha indubbiamente un'interesse primario a che ci siano ( in ordine decrescente di priorità ) un'istruzione, una stampa, un network televisivo che facciano servizio per il pubblico. Quindi è giusto che incentivi queste strutture in modo variabile, da una gestione primaria all'elargizione di contributi.

Quanto ai contributi per l'editoria, il guaio sta nel modus. Se si parte dal presupposto che nell'accezione più pura i giornali "organi di partito" non sono nemmeno "stampa", ma piuttosto "propaganda", si capisce come funziona il meccanismo della dazione: non un servizio per il pubblico, ma soldi assegnati dai partiti per un servizi(etto) permanente ai partiti.

Io non avrei nulla in contrario a finanziare la stampa. Ma i giornaletti di partito no. Altrettanto vale per la rai: pagherei volentieri il canone per una tivvù statale, se non fosse assegnata al controllo dei partiti.
 
belpietro ha scritto:
PanDemonio ha scritto:
Se l'individuo in questione si limitasse a pensarla in modo diverso da me e ad esternare la propria opinione, ma facesse correttamente il suo mestiere, sarei il primo a rispettarlo.
permettimi di dubitare molto di questa affermazione.

direi invece che appare evidente che la sua colpa sia quella di essere su un lato culturale opposto al tuo.
Appare evidente a te, che imho stazioni volentieri sullo stesso lato sul quale si trova -al momento- il tuo omonimo ma, mentre io ho potuto farmi un'opinione sul soggetto grazie al fatto che il suo operato è giocoforza pubblico e ampiamente pubblicato, mi chiedo come tu possa affermare quello che affermi sul mio pensiero, visto che in proposito sai poco e nulla, e che in quel poco non rientrano certamente il cosa, il come e il perché del mio "lato culturale"... :rolleyes:
 
jaccos ha scritto:
belpietro ha scritto:
jaccos ha scritto:
La stampa dovrebbe camminare sulle sue gambe, come fa nel resto del mondo:

non so quanto cammini sulle sue gambe nel resto del mondo, ma allora a quel punto fai il discorso anche per la scuola: la scuola deve mantenersi da sé, chi vuole paga la propria istruzione.
uguale che dire che l'informazione deve mantenersi da sé, chi vuole paga il giornale quello che costa, e se poi un quotidiano costa 10 euro e lo legono solo ricchi, per tutti gli altri ci sono i TG...

ti pare?
L'istruzione è un diritto fondamentale, la base per avere individui che compongano una società civile democratica ed egualitaria.

sono d'accordo.

e pure l'informazione.

però a te sono simpatiche le maestre e antipatici gli editori, e insisti a dire una cosa che si contraddice da sé.
 
PanDemonio ha scritto:
belpietro ha scritto:
PanDemonio ha scritto:
Se l'individuo in questione si limitasse a pensarla in modo diverso da me e ad esternare la propria opinione, ma facesse correttamente il suo mestiere, sarei il primo a rispettarlo.
permettimi di dubitare molto di questa affermazione.

direi invece che appare evidente che la sua colpa sia quella di essere su un lato culturale opposto al tuo.
Appare evidente a te, che imho stazioni volentieri sullo stesso lato sul quale si trova -al momento- il tuo omonimo ma, mentre io ho potuto farmi un'opinione sul soggetto grazie al fatto che il suo operato è giocoforza pubblico e ampiamente pubblicato, mi chiedo come tu possa affermare quello che affermi sul mio pensiero, visto che in proposito sai poco e nulla, e che in quel poco non rientrano certamente il cosa, il come e il perché del mio "lato culturale"... :rolleyes:

come te sul mio omonimo, mi sono fatto un'idea esattamente leggendo quello di tuo che è pubblico e che è scritto qui.
 
belpietro ha scritto:
come te sul mio omonimo, mi sono fatto un'idea esattamente leggendo quello di tuo che è pubblico e che è scritto qui.
Ti ringrazio del parallelismo, ma non credo di meritare tanto onore: il pennivendolo cui mi confronti ha avuto anni di tempo e km di carta per mettere a nudo il proprio pensiero, potendolo fare da una posizione privilegiata quale è la direzione di un giornale e senza restrizioni sugli argomenti di cui disquisire, mentre io ho all'attivo appena un migliaio di brevi pensieri, espressi per giunta con un'occhio alla scure dei moderatori e con l'altro alla lista degli argomenti vietati (tra cui ad esempio la politica e la religione), cosa che imho descrive la mia cultura e il mio pensiero in maniera certamente insufficiente e necessariamente parziale.

Ma se a te basta per etichettare una persona, accomodati pure: saprò farmene una ragione...
 

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