da L'espresso.
Prelievo quotidiano È quello per tanti anni consumato da molti dei cosiddetti organi di partito. Un altro pozzo senza fondo alimentato dal dipartimento per l'Editoria della presidenza del Consiglio e che secondo i dati disponibili sul sito di palazzo Chigi e analizzati da 'L'espresso' in sedici anni ha elargito finanziamenti per un totale di 598 milioni di euro. A chi sono andati? In testa alla lista c'è 'l'Unità' con quasi 100 milioni di euro. A sorpresa, al secondo posto, con oltre 50 milioni, rifulge la 'Padania' dei leghisti di Umberto Bossi, grandi fustigatori della 'Roma ladrona', ma non quando si tratta di incamerare pubbliche provvidenze. Seguono 'Liberazione' (48 milioni), voce di Rifondazione comunista e 'Il Secolo d'Italia', di An (quasi 40 milioni). Dov'è lo scandalo? Anche nel fatto che a ramazzare questi denari ci sono testate di quotidiani e periodici che difficilmente comparirebbero se lo spirito della legge fosse stato correttamente rispettato. Tra i grandi foraggiati, con oltre 35 milioni c'è 'Il Foglio': fondato da Giuliano Ferrara, ha tra gli azionisti pure Veronica Lario, moglie del presidente Berlusconi prossima al divorzio. C'è 'Il Denaro' (18 milioni), giornale napoletano diretto da Alfonso Ruffo; 'Il Riformista' (14 milioni) fondato dall'ex senatore Antonio Polito ma edito dalla famiglia Angelucci, tra i maggiori imprenditori della sanità privata, il cui capostipite Antonio è stato eletto deputato nel Pdl. E c'è 'Libero', altra testata della famiglia Angelucci, che ha incassato circa una ventina di milioni. Anche in questo caso, una legislazione ambigua e volutamente sprecona ha permesso di confondere alti principi democratici e bassi interessi privati. Nel 1990 si stabilisce che per ottenere i fondi basta essere organi di partito o di un movimento con almeno due rappresentanti eletti in Parlamento; poi via via si introducono regole nuove e strambi cavilli come l'apparentamento con almeno un gruppo parlamentare, anche a Strasburgo; o la trasformazione in cooperativa giornalistica. Le regole sono oscure, il fine è chiaro: mettere i soldi in tasca. Come l'ultima trovata del 2006 che ha totalmente abolito il requisito del collegamento con una rappresentanza parlamentare per i giornali che in passato sono comunque stati organo di partito. In pratica, il privilegio è immortale. È proprio grazie a questi 'aggiustamenti' che 'Il Foglio' ha potuto attingere ai finanziamenti in quanto organo della 'Convenzione per la giustizia', creatura dell'ex presidente forzista del Senato Marcello Pera e del verde Marco Boato. Il 'Denaro' invece ha fatto bingo in quanto bandiera di 'Europa mediterranea', un'associazione che allineava l'ex ministro Antonio Marzano e l'ex parlamentare Claudio Azzolini. Ma il caso più eclatante resta quello di 'Libero', quotidiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri. Questo giornale per accedere ai fondi per l'editoria di partito, a cominciare dal 2003 ha preso in affitto il bollettino 'Opinioni nuove'che già riceveva modeste provvidenze in quanto organo del movimento Monarchico italiano. Questo supplemento coronato ha portato in dote a 'Libero' i fondi pubblici riservati agli organi di partito. Avanti Savoia, tutto serve per fare cassa.
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