Che l'Italia vada male e sia in recessione sparata credo se ne siano accorti anche i bambini , nè bastano timidi segnali sull'export , peraltro da sempre punto di forza della nostra economia , basata appunto sulla trasformazione ed esportazione a rasserenare la situazione , tanto più che per delocalizzazioni e roba del genere , il beneficio di questi segnali non pare abbia ricadute sul reddito .
Quello di cui non si parla più , dopo aver suscitato diluvi di parole e di critiche non tanto tempo fa , sono le famose misure da adottare per andare in controtendenza rispetto alla crisi globale e stimolare una reazione nell'economia , anzi si parla solo di tasse, monetarismo rigorista e nuove norme depressive rispetto a consumi e investimenti.
A questo proposito , a mio modesto parere e senza intenti polemici ,utile la lettura dell'economista Francesco Forte che invoca per contro interventi pubblici a sostegno del sistema : infrastrutture e grandi opere , misure che dovrebbero esser care a tutt'altra parte politica di quella rappresentata da il Giornale.
http://www.ilgiornale.it/interni/tre_strade_contro_recessione_export_infrastrutture_e_credito/16-02-2012/articolo-id=572338-page=0-comments=1
La Bce, la Banca centrale europea, prima di Mario Draghi ha fatto una politica restrittiva temendo una possibile inflazione, mentre c?erano pericoli opposti. E ciò ha aggravato la situazione. Draghi, da dicembre, ha offerto alle banche, al tasso di interesse dell? 1%, prestiti a tre anni in cambio di garanzie consistenti in crediti di vario genere agli Stati e alla clientela bancaria. Ciò ha migliorato la collocazione del debito pubblico nelle banche, ma sino ad ora la situazione del credito bancario alle imprese è rimasta quella del contagocce.
Una seconda causa della recessione, è il tipo di manovra di finanza pubblica che il governo Monti ha attuato per mettere i nostri conti pubblici in sicurezza, insistendo più sulle imposte che sulle spese (tranne per la riforma delle pensioni, che però riguarda soprattutto i bilanci futuri) e ponendo gran parte del nuovo fardello fiscale sugli immobili,con l?effetto di deprimere l?edilizia abitativa, volano importante per lo sviluppo
Voglio ricordare, ai professori che fanno parte di questo governo, che nel principale libro di Keynes, «Teoria generale dell?occupazione, interesse e moneta», ci sono molti suggerimenti per la politica di crescita e di stimolo all?occupazione diversi dal deficit di bilancio.
La teoria che il rigore di bilancio esige la depressione non regge. Intanto, seguendo Keynes, si deve far arrivare alle imprese il denaro che la Bce dà alle banche all?1%. Non a questo tasso, perché le banche debbono sostenere costi di intermediazione e rischio del credito, e fare utili, ma a tassi decenti in misura abbondante, con particolare riguardo all?export, adottando tutti i metodi possibili di credito agevolato, che un governo con molti banchieri dovrebbe saper escogitare.
Il governo Monti ha scordato il decreto pro crescita, sul quale si era impantanato il governo Berlusconi, a causa dell?opposizione di Giulio Tremonti a interventi per lo sviluppo che i ministri Paolo Romani e Renato Brunetta ritenevano possibili. Si tratta di rilanciare opere pubbliche e spese per infrastrutture in cui lo Stato mette solo crediti agevolati, contributi in conto esercizio per una parte limitata della spesa, garanzie, apporti di beni reali del suo patrimonio, e che in gran parte invece appartengono all?iniziativa privata, e di incentivare con crediti fiscali la ricostruzione dai danni causati dai recenti eventi naturali. Gingillarsi con la liberalizzazione di taxi, farmacie e notai e immaginare che usciamo dalla crisi se gli avvocati aboliscono le tariffe è un perditempo che non fa onore al buon senso.