<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Divorzio e alimenti | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Divorzio e alimenti

stefano_68 ha scritto:
moogpsycho ha scritto:
non tutte le casalinghe lo sono per seguire il marito o perchè diversamente il rapporto non potrebbe esistere, dunque non vedo perchè generalizzare il discorso ed obbligare l'uomo a pagare anche quando la controparte si allontana di sua iniziativa

Eh, ma come fa la legge a stabilire tali sfumature?
Il giudice come può stabilire il motivo che ha indotto la moglie a fare la casalinga?
Manco un plotone di psichiatri riuscirebbe a dare una risposta univoca.
E' per qllo che in una materia così complicata risulta difficile emettere sentenze irreprensibili.

certo, concordo che sia una materia complicata, per questo dico che non trovo giusto generalizzare il discorso.
io però parto anche dal presupposto che il matrimonio dovrebbe essere un contratto per la vita, ben più vincolante dunque di quanto si stipula per ragioni di lavoro. quindi anche le responsabilità che lo sostengono dovrebbero essere maggiori
 
Sarà un caso che non mi sposo e continuo la convivenza? :D

Scherzo... tra l'altro la mia lei non è casalinga, anzi guadagna più di me. ;)
 
stefano_68 ha scritto:
moogpsycho ha scritto:
non tutte le casalinghe lo sono per seguire il marito o perchè diversamente il rapporto non potrebbe esistere, dunque non vedo perchè generalizzare il discorso ed obbligare l'uomo a pagare anche quando la controparte si allontana di sua iniziativa

Eh, ma come fa la legge a stabilire tali sfumature?

giusta osservazione.
proprio per quello la legge non regolamenta le sfumature ma solo i principi di base, e spetta poi al giudice valutare volta per volta lo specifico caso.
ovviamente la valutazione non può essere "perfetta", o comunque non è detto che sia corretta sempre; però è molto meglio che una previsione dettagliata di legge alla cieca, che finirebbe poi per procurare infinite ingiustizie.
 
Ma che valutazioni saranno fatte? Da quel che spesso si legge e si vede la parte costretta a pagare sembra essere il marito anche se la moglie lavora. Non contenti se ci sono anche bambini chi deve alzare i tacchi è il padre che così perde anche la casa anche se quest'ultima era sua già prima del matrimonio, se a questo aggiungiamo l'assegno di mantenimento dovuto e il nuovo affitto da pagare arrivare a fine mese diventa per molti un'impresa.....
Scommettiamo che a parti invertite i papà pur di tenere i bambini lascerebbero la casa senza chieder un cent alla ex? Purtroppo la legge sembra ancora ferma agli anni 50-60 quando le donne dipendevano in tutto e per tutto dai mariti ma i tempi, gente, sono cambiati. :?
 
stone1958 ha scritto:
vuotto63 ha scritto:
Certo che ha svolto un lavoro, e gli è stato retribuito. Poi (nel caso che ho prospettato) ha deciso di cambiare azienda ...al massimo gli puo' spettare una liquidazione , mica un vitalizio..Sara' la nuova azienda a dover provvedere allo stipendio..

E se quantifichiamo la liquidazione alla pari di un lavoro normale la cosa ti sembra tanto diversa? Io non sono per fare di tutta l'erba un fascio, e sono convinto che sarebbe giusto in ogni caso fare dei distinguo. Non so la tua particolare situazione, ma se ad esempio prendo la mia, mi sembrerebbe giusto provvedere al mantenimento o, come hai detto tu, a una liquidazione ( ma nel mio caso dopo 26 anni non penso cambierebbe molto). E' ovvio che se prendiamo il caso (successo ad un mio collega) che dopo 3 mesi di matrimonio ti separi e poi devi mantenere la moglie a vita ( e magari la moglie lavora in nero per non perdere il mantenimento) non mi sembra giusto.
Quello che a me non pare assolutamente equo è il "garantire lo stesso tenore di vita" , ripeto , nel caso la signora decidesse di cambiare partner .La durata del matromonio non conta imho. Fra parentesi la mia non è nè casalinga nè nullatenente ma non credo cambi poi molto...per fortuna non c'è ad oggi nessun pericolo di separazione....
 
belpietro ha scritto:
proprio per quello la legge non regolamenta le sfumature ma solo i principi di base, e spetta poi al giudice valutare volta per volta lo specifico caso.
ovviamente la valutazione non può essere "perfetta", o comunque non è detto che sia corretta sempre;

Ma il giudice di solito secondo te fa valutazioni dettagliate, caso x caso?
Cerca di capire in una coppia i motivi di decisioni prese anni addietro?
Lo chiedo non per polemica, ma perchè penso che a momenti manco chi ha preso le decisioni sa risalire agli esatti motivi, e in + in casi del genere - dove la conflittualità è massima - ognuno cercherà di raccontarla a proprio vantaggio.
Quindi mi sa che il giudice nelle sue decisioni si muove secondo schemi predefiniti, anche perchè negli ultimi anni ci sono quasi tante separazioni quanti matrimoni, e temo che il lavoro da smaltire non consenta grandi finezze....

[edit] le finezze le lasciano poi esaminare ai giornalisti, per farci articoil di giornale. A ognuno il suo lavoro :rolleyes:
 
belpietro ha scritto:
vuotto63 ha scritto:
belpietro ha scritto:
vuotto63 ha scritto:
Certo che ha svolto un lavoro, e gli è stato retribuito.

la fiera delle castronerie.
Sei rimasto alle casalinghe anni 60 ? Oggi è una scelta , anche ponderata e condivisa...

e con questo?
Se ha scelto liberamente di non lavorare , ma di condividere gli emolumenti del marito (giusto o sbagliato è una scelta) per i suoi anni di casalinga un "compenso" l' ha avuto.Se altrettanto liberamente decide di cambiarlo (il marito intendo) magari con un nullafacente (caso che sto vedendo da vicino) perchè diamine dovrebbe"mantenere lo stesso tenore di vita" . Secondo me dovrebbe avere cio' che basta a vivere (tipo pensione) non di piu'...
 
Ci sono casi e casi ovviamente.
C'è la mamma casalinga con quattro figli che fa tutto lei (e li massimo rispetto) ma c'è anche la signora con governante e tata pagate dal marito... e li il rispetto va a farsi benedire.
La questione imho è il motivo della separazione: se è consensuale un accordo credo si trovi. Se è per volonta o colpa di chi lavora, deve mantenere lo stesso tenore di vita all'ex finchè esso non riesca a farlo da solo o subentri qualcun'altro. Allo stesso modo se è il casalingo/a a causare la separazione allora non vedo quale diritto di mantenimento possa vantare.
Semplicemente, secondo me, il matrimonio è un contratto: se sciolto in maniera consensuale c'è margine di manovra, se invece è solo una delle parti a recedere si cucca la penale (mantenimento da pagare per chi lavora, rinuncia ad esso per chi non lavora).
Detto ciò, in italia la sproprozione di trattamento uomo/donna durante il divorzio è talmente eclatante da rendermi totalmente contrario al matrimonio, almeno finchè la situazione è questa. ;)
 
vuotto63 ha scritto:
Se ha scelto liberamente di non lavorare , ma di condividere gli emolumenti del marito (giusto o sbagliato è una scelta) per i suoi anni di casalinga un "compenso" l' ha avuto.

con gente che discorre di un rapporto matrimoniale in termini di "compenso" è perfettamente inutile discutere
 
stefano_68 ha scritto:
belpietro ha scritto:
proprio per quello la legge non regolamenta le sfumature ma solo i principi di base, e spetta poi al giudice valutare volta per volta lo specifico caso.
ovviamente la valutazione non può essere "perfetta", o comunque non è detto che sia corretta sempre;

Ma il giudice di solito secondo te fa valutazioni dettagliate, caso x caso?

normalmente sì, confermo che lo fa.

ovviamente sbaglia, con la stessa cadenza statistica con cui sbaglia anche negli altri ambiti.
ma sbaglia partendo da valutazioni specifiche (infatti ci sono un sacco di casi di mogli che pigliano poco o nulla, quando c'è il suo perché).

poi ci sono anche le sentenza da "galleria degli orrori", come in tutti gli ambiti.
ma rispetto al numero enorme di casi giudicati, la linea è abbastanza standard.
 
jaccos ha scritto:
Allo stesso modo se è il casalingo/a a causare la separazione allora non vedo quale diritto di mantenimento possa vantare.
infatti normalmente è così.
"normalmente", in ambito del nostro sistema giudiziario, ha un significato puramente statistico.
 
belpietro ha scritto:
vuotto63 ha scritto:
Se ha scelto liberamente di non lavorare , ma di condividere gli emolumenti del marito (giusto o sbagliato è una scelta) per i suoi anni di casalinga un "compenso" l' ha avuto.

con gente che discorre di un rapporto matrimoniale in termini di "compenso" è perfettamente inutile discutere
Se ti prendessi la briga di leggere , vedresti che non ho introdotto io il "compenso" per gli anni da casalinga , ma ho risposto ad un altro forumista che affermava di ritenere di dover riconoscere alla moglie gli anni "non lavorati" come casalinga .Dovrei forse dire con chi non legge è inutile discutere ;)
 
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