sentite io Gramellini non so chi sia, e non mi interessa, mi sembra solo di capire che non vive a napoli, e come al solito infierisce sui luoghi comuni per sminuire quella che è stata una protesta della napoli produttiva, dove pochi cretini hanno sparato 4 petardi, insomma come se parlando di tornino mi mettessi a dilagare sul parrucchino di conti ( che non c'entra NULLA).
Molto più rilevante invece è il commento scritto oggi da un tecnico che a Napoli ci vive, e che esprime alla grande la situazione ZTL in questa città, eccolo:
Egregio sindaco di Napoli Luigi De Magistris,
non sono un camorrista, non sono un facinoroso, non sono un ultras, non sono un uomo di destra, ma le scrivo nelle vesti di residente della città di Napoli, di pendolare e di tecnico.
Le vorrei proporre un?analisi che vuole andare al di là di ogni soggettiva idea, di ogni qualunquismo (a suo favore o a sfavore) e di ogni banalità sentita in giro (a suo favore o sfavore). La mia analisi è un?analisi tecnica e asettica, i toni potrebbero sembrare accesi ma sono i toni che un tecnico userebbe con un altro tecnico dopo un anno di soluzioni tecniche bizzarre.
Sarà noioso, sarà ripetitivo, sarà inflazionato ma il tema è sempre lo stesso: la sconcertante gestione di quel che resta del sistema di trasporto della città di Napoli.
Il problema è di contenuti, di metodo e di opportunità. Ritengo che la sua amministrazione abbia fallito su tutti e tre i fronti.
Il tutto ruota intorno alla creazione di un?area pedonale sul lungomare e della zona a traffico limitato del mare (ZTL).
L?area pedonale nasce dall?obbiettivo di restituire alla città una strada, la ZTL dall?idea che l?eliminazione di 3 corsie per senso di marcia potesse essere sopportata solamente vietando l?accesso ai veicoli che normalmente la attraversano. Alla base di tutto, la leggenda che narra di tutte le ?capitali? del mondo che hanno fatto scelte simili.
Egregio sindaco, posto che ben poche città nel mondo hanno avuto l?ardire di chiudere al traffico una porzione così estesa di territorio, mi preme obiettare che tutte queste città non presentano la complessità sociale, economica, culturale ed urbanistica di Napoli e, soprattutto, si sono preliminarmente dotate di modalità di trasporto alternative: tram veloci, metropolitane, parcheggi di interscambio ?veri?, corsie preferenziali ?vere?, parcheggi sotterranei, servizi di car-sharing e bike-sharing ?veri?. Sono, cioè, diventate prima ?capitali? e poi si sono concesse ?sfizi? da capitale.
E? bene chiarire che una ZTL è tipicamente introdotta in aree di particolare pregio con l?obiettivo di aumentarne la vivibilità e l?utilizzo. In quest?ottica, una ZTL è area di destinazione di rilevanti flussi di utenti, è delimitata e, spesso, autosufficiente. Non dovrebbe contenere arterie di rilevante importanza, non dovrebbe intercettare arterie caratterizzate da flussi veicolari di attraversamento e, soprattutto, non dovrebbe andare a indebolire un sistema viario già fortemente inefficiente.
Ebbene, l?area pedonale e la ZTL del mare rispondono perfettamente a tutti i requisiti che un?area pedonale e una ZTL non dovrebbero avere. La sua amministrazione, signor sindaco, non solo ha introdotto un?area pedonale in corrispondenza di uno dei due assi portanti della viabilità cittadina ma anche una ZTL a protezione di un?area pedonale. Ben poche città nel mondo potrebbero permettersi una siffatta soluzione e ben poche cittadinanze l?avrebbero accettata, per oltre un anno, con la stessa pazienza e civiltà mostrate da quella napoletana.
Tutto questo è stato fatto trascurando che le scelte residenziali e lavorative di una città si formano negli anni in base al sistema di trasporto esistente. La città di Napoli è cresciuta su quattro direttrici: Via Caracciolo, la Tangenziale, Corso Vittorio Emanuele e Via Manzoni. Tra queste, le prime due si sviluppano in un contesto poco urbanizzato e rappresentano i due assi portanti della viabilità napoletana, le seconde due sono ormai infrastrutture immerse nel tessuto urbano e non rispondono alla funzione che gli competerebbe.
Ebbene, da un momento all?altro, si è deciso che una delle due direttrici fondamentali poteva essere eliminata e che la viabilità alternativa esistente potesse essere utilizzata solo in alcune ore della giornata. Tutto questo ha restituito una lingua di asfalto ai cittadini, ha consentito a migliaia di napoletani di passeggiare per ammirare uno dei più bei panorami del mondo ma sta avvelenando la restante parte della città: spostamento di ingenti flussi veicolari su strade non in grado di sopportarli (Via Crispi, Corso Vittorio Emanuele, Via Manzoni), aumento dei tempi di viaggio (pressoché raddoppiati), inquinamento atmosferico semplicemente spostato da strade poste in contesti aperti e ventilati a strade interne fortemente abitate e con scarso ricambio d?aria, riduzione degli stalli di sosta su strada, aumento dei tempi di ricerca parcheggio, aumento della congestione sulla Tangenziale, aumento dei tempi di viaggio in autobus, perdita di utenza del trasporto collettivo, aumento della lunghezza degli spostamenti e conseguente incremento dell?inquinamento prodotto, riduzione dell?accessibilità di zone a carattere prettamente commerciale.
Non mi sembrano danni trascurabili.
Se i contenuti mi lasciano perplesso, il metodo utilizzato, poi, è a dir poco imbarazzante. Tutto questo è stato realizzato, infatti, senza che fosse redatto un documento di piano, che fossero condotte simulazioni, analisi preventive, stime di effetti e/o attività di coinvolgimento della collettività. Il metodo seguito nell?ultimo anno ripercorre un approccio che la pianificazione dei trasporti ha abbandonato da circa 30 anni: prova, verifica e modifica. È come se si fosse deciso di realizzare un edificio senza progettarlo, senza effettuare alcun calcolo strutturale; decidendo di realizzare l?opera per tentativi fino al raggiungimento di una struttura stabile. È sconcertante osservare che interventi sul sistema di trasporto di una tale importanza siano stati introdotti surrettiziamente per la Coppa America senza alcuna verifica preliminare, è stupefacente che siano stati prorogati senza verifiche in itinere ed è incredibile che si sia continuato nonostante gli evidenti disagi e gli impatti negativi sull?intera città.
Da circa 30 anni, nelle aule di tutte le Università campane (oltre che italiane) si ?cerca? di insegnare che qualsiasi intervento su di un sistema di trasporto andrebbe affrontato con preliminari analisi sul funzionamento del sistema, sulle principali criticità, con la simulazione degli effetti e con l?individuazione della migliore opzione di intervento. Credo che questa città meriti più rispetto e che questo rispetto glielo si possa concedere anche alla luce dell?esistenza di una ?scuola napoletana? dell?Ingegneria dei Trasporti che è riferimento in Italia e nel mondo.
Infine, vorrei parlare dell?opportunità delle scelte adottate. Ritengo che ogni intervento su di un sistema di trasporto debba sempre confrontarsi con il contesto in cui viene calato. Senza considerare il recente crollo alla Riviera di Chiaia, è sotto gli occhi di tutti che il sistema di trasporto cittadino è già al collasso: il trasporto collettivo su gomma è prossimo al fallimento, la società di gestione controllo della sosta (NapoliPark) oltre ad essere stata depotenziata non è più efficiente come una volta, la Polizia Municipale non è in grado supportare le scelte dell?amministrazione, il trasporto ferroviario metropolitano ed extraurbano - prima fiore all?occhiello - è nuovamente inefficiente e inaffidabile, esistono cantieri aperti in ogni nodo strategico della città, il sistema parcheggi aspetta di essere potenziato, non esiste un servizio efficiente di gestione e manutenzione dei dissesti stradali. Ebbene, signor sindaco, le sembra il momento di mettere in ginocchio un malato terminale con interventi così radicali, così repentini e così non integrati?
Per questi motivi, la invito a ripartire da zero, a definire obiettivi e tempi realistici, a individuare contenuti che Napoli si possa permettere, a utilizzare un metodo che consenta di capire in anticipo effetti e problemi, a rendere partecipe la collettività, ad accettare delle conclusioni differenti dalle sue aspettative e dal desiderio di lasciare un marchio indelebile nella storia di questa città.
Errare è umano, perseverare è diabolico, persistere e ignorare è ?ignorante?.
Stefano de Luca
cittadino napoletano
pendolare
docente di Pianificazione dei Trasporti, Università di Salerno"