L'unico essere vivente che ho ucciso con le mie mani, a freddo, è stato un cane.
Me lo sono trovato davanti al muso della macchina dietro un tornante, dopo che qualcuno prima di me gli era passato sopra, spezzandogli la schiena. Agonizzava, rantolava, perdeva sangue dalla bocca e mi guardava, con occhi che cercavano nei miei la risposta al perché di quello che gli stava accadendo.
L'auto l'avevo lasciata una decina di metri più avanti. Dentro c'erano mia moglie, mia cognata, mio nipote di 6 o 7 anni e il mio Poldo, accoccolato nella bauliera della 106. Quando sono tornato e ho preso il coltello le donne hanno capito, e si sono messe a piangere. Se chiudo gli occhi rivedo ancora la scena: sono tornato da lui, l'ho preso in braccio come se fosse stato di vetro, mi sono spostato dietro al tornante per nascondermi all'auto, l'ho posato a terra e mi sono seduto accanto a lui. Gli ho parlato. Gli ho spiegato che presto sarebbe stato bene, e che sarebbe tornato a correre felice in un posto senza macchine e senza uomini cattivi. Dove non avrebbe avuto più fame o freddo, e dove gli avrebbero voluto tutti un gran bene. Mi ha capito, o forse voglio credere che lo abbia fatto. Poi ho chiuso gli occhi, l'ho stretto e... ha smesso di soffrire. Quando li ho riaperti l'ho ripreso in braccio, e l'ho portato sotto la strada, tra le piante, dove l'ho lasciato in uno spiazzo coperto da un cespuglio. Poi sono tornato alla macchina, ho aperto il cofano, ho abbracciato il mio cane e ho pianto come un cretino, a lungo, poi sono risalito in macchina e sono ripartito.
Per tre notti non ci ho dormito, poi sono crollato in un sonno agitato che si è ripetuto per un paio di settimane.
Oggi sto bene, ma ogni tanto rivedo quegli occhi in quelli di qualche randagio, e la giornata diventa di colpo fredda e buia.
Lo so che questo non c'entra un fico secco con la vicenda di cui stiamo parlando, e chiedo scusa a chi ne sarà stato disturbato, ma forse farà capire a qualcuno che un conto è parlare della morte, e un altro è averci a che fare. Da protagonista, intendo.