Molte volte lo vedo questo ragazzo di sedici anni che attraversa la strada trafficata gestita dal semaforo anche sonoro, lui col suo lungo bastone bianco che ha il compito di verificare cosa sta davanti al suo conduttore.
Passo dopo passo arriva alla metropolitana sempre percorrendo la stessa via memorizzata nella mente e fiero di essere autonomo per andare a scuola.
Lo guardo e penso a tante cose, penso a quanto è bastarda la vita che priva della vista un adolescente, penso a come lui riuscirà a gestire il suo cammino e non solo quello a piedi.
Quel giorno per qualche motivo, al fondo della scala per entrare alla metro, il portone metallico era chiuso e tutti tornavano in superficie per attraversare il corso e scendere dalla parte opposta.
Lo vedo risalire col suo bastone esploratore e cercare di orientarsi in questa situazione imprevista.
Si ferma ma quel semaforo non ha il sonoro per cui non sa come attraversare e nessuno si ferma, ne le auto ne le persone.
Ero imbarazzato, non sapevo se avrebbe gradito un aiuto da parte mia ma mi sono avvicinato e gli ho domandato se aveva bisogno per attraversare.
Quel si grazie mi confermava che era giusto fare qualcosa, lo prendo sotto braccio e camminiamo insieme, gli chiedo che classe frequenta, la terza risponde e aggiungo che la metro oggi col suo cancello aveva giocato un brutto scherzo, lui aggiunge che ha sbattuto una bella craniata la sotto.
Arriviamo all'altro atrio e mi offro di scendere con lui ma educatamente mi ringrazia dicendo che da li fa da solo.
Scende velocemente ed io torno davanti al mio posto di lavoro ad aspettare che qualcuno apra ma dentro mi sento felice per aver fatto qualcosa di vero.
Non c'è nessun merito per una cosa che dovrebbe essere un dovere morale.
Non so nemmeno il suo nome ma gli auguro tutto il bene possibile.