Premetto che sono da poco andato in pensione e pertanto non mi sento toccato dalla questione. Anzi dirò di più che anche quando ero lavoratore dipendenteritenevo che un eccesso di garanzie a favore di alcuni diciamo "diversamente lavoratori" fosse un'ingiustizia nei confronti di quei colleghi che di fatto li dovevano mantenere,
Ciononostante pur se ritengo che l'art in questione non debba essere considerato un tabu inviolabile non sopporto che la questione debba essere sollevata da un ceto politico ipergarantista solo per se stesso.
Vorrei tanto che i sindacati sollevassero la questione del perchè i politici (amministratori del bene comune) debbano rimanere in carica non solo se in attesa di giudizio bensì anche con condanne passate in giudicato sia di primo che di secondo grado e non sia possibile rimuoverli per una elementare misura di buon senso come farebbe un qualsiasi imprenditore nei confronti di un dipendente su cui sussistano fondati sospetti di disonestà.
Insomma per i poveri diavoli non basta il licenziamento per giusta causa, ma si vuole il licenziamento facile, mentre per i politici bisogna arrivare in Cassazione (sempre che la Camera o il Senato diano l'autorizzazione) perchè loro sono "innocenti fino al terzo grado di giudizio" e se consideriamo che spesso per i primi è questione di sopravvivenza mentre per i secondi no trovo che per una elementare questione etica bisognerebbe includere nell'elenco delle tutele del lavoro da riconsiderare anche tutti gli incarichi pubblici a partire proprio dalle cariche politiche.
Voi che ne pensate?
Ciononostante pur se ritengo che l'art in questione non debba essere considerato un tabu inviolabile non sopporto che la questione debba essere sollevata da un ceto politico ipergarantista solo per se stesso.
Vorrei tanto che i sindacati sollevassero la questione del perchè i politici (amministratori del bene comune) debbano rimanere in carica non solo se in attesa di giudizio bensì anche con condanne passate in giudicato sia di primo che di secondo grado e non sia possibile rimuoverli per una elementare misura di buon senso come farebbe un qualsiasi imprenditore nei confronti di un dipendente su cui sussistano fondati sospetti di disonestà.
Insomma per i poveri diavoli non basta il licenziamento per giusta causa, ma si vuole il licenziamento facile, mentre per i politici bisogna arrivare in Cassazione (sempre che la Camera o il Senato diano l'autorizzazione) perchè loro sono "innocenti fino al terzo grado di giudizio" e se consideriamo che spesso per i primi è questione di sopravvivenza mentre per i secondi no trovo che per una elementare questione etica bisognerebbe includere nell'elenco delle tutele del lavoro da riconsiderare anche tutti gli incarichi pubblici a partire proprio dalle cariche politiche.
Voi che ne pensate?