provocantibus ha scritto:
Caro Jaccos,
ti riporto uno stralcio del Sole 24ore:
Si chiama Capital World Investment. Si tratta di una delle maggiori società di gestione del risparmio americane. E alla domanda più ricorrente di questi giorni, cioè «chi sta dietro le agenzie di rating?», può permettersi di alzare non una ma due mani. Capital World Investment è infatti contemporaneamente il primo azionista di Standard & Poor's (detiene il 10,26% della casa madre McGraw Hill) e il secondo maggiore socio di Moody's (con il 12,60%). Moody's e S&P sono concorrenti sul mercato, certo. Ma a Capital World Investment non importa: ha comprato 28 milioni di azioni della prima e 30 milioni della seconda. Giusto per non rischiare di sbagliare, ha puntato su entrambi i cavalli.
La stessa filosofia ha guidato Vanguard Group, i fondi Blackrock, State Street e molti altri: tutti questi grandi investitori Usa, secondo i dati Bloomberg, figurano infatti tra i principali azionisti sia di Moody's, sia di S&P. Insieme a tanti altri fondi o banche. Questo crea, potenzialmente, un cortocircuito: tutti questi investitori sono da un lato azionisti dei due big del rating, ma dall'altro sono anche utilizzatori dei loro stessi rating quando acquistano obbligazioni sul mercato. Il conflitto di interessi è evidente. Le possibili pressioni anche. I big del rating - ha sentenziato ieri il commissario europeo Olli Rehn «giocano secondo le regole del capitalismo finanziario americano». Ovvio, si potrebbe aggiungere: hanno l'intero capitalismo finanziario americano come azionista...
Secondo te va tutto bene?
Rispondo qua per entrambi.
Quando ho detto che ognuno fa i propri interessi forse non sono stato letto e compreso a dovere.
I grandi fondi di investimento hanno come target la soddisfazione dei propri clienti, pena il disinvestimento delle quote del fondo. La soddisfazione si ottiene attraverso il raggiungimento degli obiettivi di rischio/rendimento sottoscritti.
I fondi hanno uno statuto dove chiarificano in modo preciso i limiti di rischio (e pertanto di rendimento) del fondo.
Il rischio viene calcolato in base ad alcuni parametri, tra cui anche il rating.
Quindi si, i fondi di investimento avrebbero interesse a tenere artificiosamente alto il rating di alcuni titoli in modo da poter rischiare di più e massimizzare gli eventuali profitti, ma sarebbe cmq una scommessa e sinceramente visti i controlli cui sono sottoposte le agenzie mi risulta alquanto difficile pensarlo.
Ma noi parlavamo di downgrading e abbassare il rating artificiosamente farebbe uscire i titoli in oggetto dal limite massimo di rischio... e soprattutto, come abbiamo visto con gli ultimi downgrade dello stato italiano, lo spread non è connesso tanto al rating ma piuttosto lo anticipa...
Oltre a ciò, se consideriamo la quantità di giudizi errati in confronto ai giudizi corretti mi sentirei di definirli tranquillamente al di sotto della normale tolleranza per un'attività di predizione di risultati.
Voglio dire che uno può anche sospettare qualcosa, ma se non ci sono le conseguenze di quel qualcosa casca il palco.
Alla fine a fare i benpensanti invece che i malpensanti, un fondo ha ottime ragioni per essere azionista di un'agenzia e pretendere un corretto lavoro da parte di essa: è una società che rende ed è uno strumento utilissimo allo svolgimento del proprio lavoro ma solo se funziona in maniera corretta, cosa di cui assicurarsi essendone azionista.
Poi a fare i malpensanti tutto è possibile ma personalmente vedo solo congetture, non indizi...