Invece, se il Paese dovesse risultare insolvente, il potere d'acquisto delle famiglie sarebbe tutelato? Se lo Stato non riuscisse più a pagare stipendi e pensioni, l'assistenza sanitaria, l'istruzione?a_gricolo ha scritto:key-one ha scritto:La politica e la prassi per attirare capitali o almeno non farne fuggire troppi , soprattutto in tempi di crisi globale e bolle speculative , è -e non può essere altro che- simmetrica e opposta a quella , soprattutto delle troppe regole e delle tasse e delle sanzioni, efficace a fare prendere a questi benedetti capitali -piccoli o grandi che siano- la via dell'estero. E' tanto lapalissiano che non vi sarebbe neppure bisogno di scriverlo . Eppure...
E' per questo che sono così critico - per usare un eufemismo - con quei quattro pagliacci che ci hanno piazzato a Palazzo Chigi. Qui non si tratta di ardite elucubrazioni sul filo del pensiero keynesiano piuttosto che monetarista: lo vede anche un ospite del Cottolengo che continuando a massacrare il potere d'acquisto della classe media l'economia si affloscia sempre di più, eppure questi palloni gonfiati continuano imperterriti con politiche di tasse su tasse. Non riesco a capire se sono incompetenti o in mala fede, e delle due non so quale sia peggio.
Non parliamo di scenari fantasiosi, il ministro delle Finanze spagnolo poche settimane fa ha ammesso chiaramente che la Spagna era senza un Euro in cassa. La Spagna ha approvato misure per 100 miliardi, aumentato l'IVA di tre punti, soppresso le tredicesime ai dipendenti pubblici. Parliamo di un Paese che in questa crisi assomiglia molto al nostro.
Qui la scelta, per questi due anni, non è tra crescita e recessione, è tra recessione e default dello Stato.