<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> 22 avvocati in rivolta | Page 3 | Il Forum di Quattroruote

22 avvocati in rivolta

Jambana ha scritto:
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Chi è laureato in ingegneria è semplicemente dottore o dottore magistrale in ingegneria, e non può utilizzare il titolo di ingegnere.

C'è un esame di Stato da superare. E non è l'ordine che "certifica che uno è ingegnere", come dici tu, ma lo Stato Italiano, per mezzo delle Facoltà di Ingegneria dove si svolgono gli esami.

Dopo aver superato l'esame di abilitazione, ci si può iscrivere all'Albo: solo con l'iscrizione a questo si ha diritto al titolo di Ingegnere.

Questo non è che stia molto in piedi in quanto:

a) sono le stesse università a effettuare gli Esami di Stato di abilitazione

b) almeno per Ingegneria, conseguire la laurea è enormemente più difficile che superare l'Esame di Stato, o almeno così era 20 anni fa.

Comunque l'Ordine degli Ingegneri non è così "corporativo" come altri.
 
spartacodaitri ha scritto:
belpietro ha scritto:
spartacodaitri ha scritto:
non c'e' un numero di posti " imposto " tipo notai, farmacie eccc
c'e' un numero che " aleggia ", affinche' non c'e' ne siano troppi
Qua c'e', non credo che dalle altre parti non ci sia.

no, non c'è.
tanto vero che, per esempio, da me quando ho iniziato eravamo 800 e adesso siamo 2300, e in crescita.
e in Italia nel complesso siamo un numero enorme; se ci fosse una limitazione non ci sarebbero quegli incrementi.

proprio per quello che ne passano un po' per volta....
figli di Professionisti a loro volta, nella maggior parte

ribadisco, ne passano a vagoni
non è per niente vero che ne passano un po' per volta, ed è ancora meno vero che sono in maggior parte figli d'arte.
io non lo sono, la mia giovane collega non lo è, nessuno dei cinque avvocati che hanno lo studio nel palazzo lo è.

il numero peraltro è li a dimostrare che non c'è limite.
 
belpietro ha scritto:
spartacodaitri ha scritto:
belpietro ha scritto:
spartacodaitri ha scritto:
non c'e' un numero di posti " imposto " tipo notai, farmacie eccc
c'e' un numero che " aleggia ", affinche' non c'e' ne siano troppi
Qua c'e', non credo che dalle altre parti non ci sia.

no, non c'è.
tanto vero che, per esempio, da me quando ho iniziato eravamo 800 e adesso siamo 2300, e in crescita.
e in Italia nel complesso siamo un numero enorme; se ci fosse una limitazione non ci sarebbero quegli incrementi.

proprio per quello che ne passano un po' per volta....
figli di Professionisti a loro volta, nella maggior parte

ribadisco, ne passano a vagoni
non è per niente vero che ne passano un po' per volta, ed è ancora meno vero che sono in maggior parte figli d'arte.
io non lo sono, la mia giovane collega non lo è, nessuno dei cinque avvocati che hanno lo studio nel palazzo lo è.

il numero peraltro è li a dimostrare che non c'è limite.

non farne una questione ristretta a giurisprudenza....e a Brescia
parlo per qua e per conoscenze precise.
 
spartacodaitri ha scritto:
non farne una questione ristretta a giurisprudenza....e a Brescia
parlo per qua e per conoscenze precise.

non intendo farne una questione di qua o di là.

segnalo solo che il sistema è nazionale, e su scala nazionale una limitazione agli accessi non c'è.
né formale, né materiale, e i numeri sono lì a dimostrarlo.
la "limitazione" al massimo c'è, molto a monte, solamente per quelle facoltà dove c'è il numero chiuso. tipo medicina, dove peraltro i medici sono in difetto, non in eccesso.

tornando al mio settore, "per qua" inteso come Ferrara la limitazione locale non può esistere materialmente perché l'accesso è distrettuale e non provinciale, quindi la selezione avviene a Bologna per tutta la regione, e l'iscrizione poi è DOVUTA.
l'ordine di Ferrara non ha modo di influire, nemmeno se volesse.

quello che invece accade nei piccoli centri, ma che non ha nulla a che vedere con l'esistenza o meno degli ordini, è che il lavoro è poco la piazza è piccola e la libera professione non è appetibile se non si ha un traino.
che può essere o l'appartenenza a una "cordata" (agganci politici, aderenze in ambienti economici, magari preteschi, associazionismo, conoscenze familiari) oppure la preesistenza di uno studio di famiglia.
il che è limitativo sia della concorrenza che della qualità dei professionisti (perché il giovane "mediocre" avrà accesso ai clienti di papà a scapito del giovane magari brillante ma non protetto facendo peraltro un lavoro meno buono).
ma non sarebbe risolto dall'eliminazione dell'esame, che anzi porterebbe all'automatismo della trasmissione ereditaria degli studi.
 
spartacodaitri ha scritto:
.....che gia' regna sovrana....sempre almeno qua ;)
p.s. se nel contempo mi illumini sul tuo amore per la Serenissima....grazie

regna sovrana perché la sede è troppo piccola.
immagina cosa succede nelle sezioni distaccate...
quello è un problema vero, che andrebbe affrontato accorpando i tribunali piccoli; ci sono 165 tribunali in Italia, ne basterebbero la metà.

ma poi ci sarebbe la ribellione, anche del personale.
e, in fondo, anche la vecchietta ha diritto di avere un difensore di cui fidarsi senza dover scendere a Bologna.
non è semplice, intervenire su un sistema che deve andare bene sia per il privato che per le imprese, che hanno esigenze del tutto diverse.
andando per la strada pensata dai "riformatori", si rischia una giustizia come quella USA che è sbilanciata per chi può pagarsela ma poco praticabile per chi è in condizioni più modeste.

i tedeschi e i francesi, che hanno comunque sia gli ordini che gli esami, non hanno i nostri problemi
 
renatom ha scritto:
Jambana ha scritto:
[
Chi è laureato in ingegneria è semplicemente dottore o dottore magistrale in ingegneria, e non può utilizzare il titolo di ingegnere.

C'è un esame di Stato da superare. E non è l'ordine che "certifica che uno è ingegnere", come dici tu, ma lo Stato Italiano, per mezzo delle Facoltà di Ingegneria dove si svolgono gli esami.

Dopo aver superato l'esame di abilitazione, ci si può iscrivere all'Albo: solo con l'iscrizione a questo si ha diritto al titolo di Ingegnere.

Questo non è che stia molto in piedi in quanto:

a) sono le stesse università a effettuare gli Esami di Stato di abilitazione

b) almeno per Ingegneria, conseguire la laurea è enormemente più difficile che superare l'Esame di Stato, o almeno così era 20 anni fa.

Comunque l'Ordine degli Ingegneri non è così "corporativo" come altri.

Il titolo di ingegnere spetta a chi abbia conseguito la laurea , indipendentemente dal superamento dell'esame di stato e dall'iscrizione o meno all'ordine .
L'esame di stato è relativamente facile , e di solito viene affrontato (e in genere sempre superato) dalla quasi totalità dei laureati , anche da quelli che non aspirano alla libera professione (non si sa mai , l'abilitazione può sempre servire...) .
Io , per esempio , ho conseguito l'abilitazione , ma non mi sono mai iscritto all'ordine (potrei farlo in qualsiasi momento) , avendo preferito lavorare nell'industria .
 
belpietro ha scritto:
spartacodaitri ha scritto:
non farne una questione ristretta a giurisprudenza....e a Brescia
parlo per qua e per conoscenze precise.

non intendo farne una questione di qua o di là.

segnalo solo che il sistema è nazionale, e su scala nazionale una limitazione agli accessi non c'è.
né formale, né materiale, e i numeri sono lì a dimostrarlo.
la "limitazione" al massimo c'è, molto a monte, solamente per quelle facoltà dove c'è il numero chiuso. tipo medicina, dove peraltro i medici sono in difetto, non in eccesso.

tornando al mio settore, "per qua" inteso come Ferrara la limitazione locale non può esistere materialmente perché l'accesso è distrettuale e non provinciale, quindi la selezione avviene a Bologna per tutta la regione, e l'iscrizione poi è DOVUTA.
l'ordine di Ferrara non ha modo di influire, nemmeno se volesse.

quello che invece accade nei piccoli centri, ma che non ha nulla a che vedere con l'esistenza o meno degli ordini, è che il lavoro è poco la piazza è piccola e la libera professione non è appetibile se non si ha un traino.
che può essere o l'appartenenza a una "cordata" (agganci politici, aderenze in ambienti economici, magari preteschi, associazionismo, conoscenze familiari) oppure la preesistenza di uno studio di famiglia.
il che è limitativo sia della concorrenza che della qualità dei professionisti (perché il giovane "mediocre" avrà accesso ai clienti di papà a scapito del giovane magari brillante ma non protetto facendo peraltro un lavoro meno buono).
ma non sarebbe risolto dall'eliminazione dell'esame, che anzi porterebbe all'automatismo della trasmissione ereditaria degli studi.
Ti quoto, con una precisazione. Qui da me siamo in 450 che non sono tantissimi visto che quella di Pordenone è una provincia molto dinamica economicamente (ed in effetti la percentuale di avvocati sulla popolazione è una delle più basse d'Italia).
Invece, quanto ai "figli d'arte" devo essere sincero, il trattamento quanto meno di favore mi sembra sussistere tant'è vero che non ne conosco uno che sia stato giudicato non idoneo al primo tentativo. E questo in un distretto dove mediamente passa si e no il 20% dei candidati mi sembra alquanto strano.
Comunque, questo fatto non c'entra con l'Ordine che c'è e deve rimanere così come l'esame di Stato svolto seriamente ed in modo trasparente.
Poi sulle società di capitali (banche ed assicurazioni) nella professione bisognerebbe spiegare per bene alle persone quali sono i rischi di una operazione di questo tipo.
 
spartacodaitri ha scritto:
si presentano all' esame X neolaureati,
ma i posti sono solo X-Y
Solo i notai (ed i farmacisti, ma quello è un altro paio di maniche) hanno il numero chiuso

Ho curiosamente notato che passano piu' facilmente figli di P. che figli del popolo
Parlo per ciò che so. Nel mio, di Ordine, i figli di sono un'esigua minoranza
 
spartacodaitri ha scritto:
non c'e' un numero di posti " imposto " tipo notai, farmacie ecccc'e' un numero che " aleggia ", affinche' non c'e' ne siano troppi
Qua c'e', non credo che dalle altre parti non ci sia.
falso, il vero problema è il tasso di impreparazione crescente dei neolaurati
 
.....su questo non ci piove.....
considerando come vengono fuori dalle superiori,
e' gia' un miracolo che se ne laureino un 50% o giu' di li :D
 
spartacodaitri ha scritto:
proprio per quello che ne passano un po' per volta....
figli di Professionisti a loro volta, nella maggior parte
cerchiamo di capirci
la laurea dovrebbe dare - a chi lo desidera - gli strumenti per affrontare una libera professione
alcuni corsi di laurea sono professionalizzanti di per se stessi (esempio medicina o ingegneria)
altro no, esempio giurisprudenza ed economia
in queste areee solo una piccola quota di studenti ha le caratteristiche e l'indole per sostenere il peso di un'attività libero - professionale
l'esame di stato serve proprio da filtro (e, come notavi, purtroppo talora non basta - anche se all'Aquila come altrove il problema non è la competenza tecnica ma l'ingordigia economica)
premesso che per certe facoltà non esiste né può esistere l'assioma laurea = abilitazione, il livello medio di preparazione negli ultimi vent'anni è sceso sempre più e sempre più sta scendendo

ti do una notizia
abbiamo difficoltà a trovare praticanti
e non perché vengano "sfruttati" o altro
proprio perché nella maggior parte dei casi non superano nemmeno il colloquio preliminare
o, se lo superano, gettano la spugna dopo uno o due mesi al massimo
scoprono che è troppo difficile fare il professionista
scoprono che oltre al mondo dei quiz a scelta multipla c'è anche quello reale in cui bisogna usare la testa
ma è troppo tardi
 
renatom ha scritto:
Questo non è che stia molto in piedi in quanto:
a) sono le stesse università a effettuare gli Esami di Stato di abilitazione
le Università organizzano e ospitano la sessione, ma gli accademici sono solo una delle tre anime componenti la commissione

b) almeno per Ingegneria, conseguire la laurea è enormemente più difficile che superare l'Esame di Stato, o almeno così era 20 anni fa.
20 anni fa la sapevo anch'io così (ci ho passato un paio d'anni a ing :cry: ...)

Comunque l'Ordine degli Ingegneri non è così "corporativo" come altri
tolti notai e farmacisti (ma quest'ultimi in realtà hanno ben altri problemi) non vedo quali siano gli ordini "corporativi"
 
mefisto23 ha scritto:
Il titolo di ingegnere spetta a chi abbia conseguito la laurea , indipendentemente dal superamento dell'esame di stato e dall'iscrizione o meno all'ordine .
Io la sapevo che il titolo di Ingegnere spetta a coloro che conseguono l?abilitazione all?esercizio professionale, indipendentemente dall'effettiva iscrizione all'Ordine ;)
 
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