nafnlaus
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Da parte mia credo che la transizione andrebbe progettata partendo dal progetto degli impianti rispetto alla rete. Un soggetto fondamentale in questo percorso dovrebbe averlo Terna che poi deve gestire il tutto (dimensionamento delle centrali, sezione dei cavi, etc) e predisporre anche i sistemi di accumulo dell'energia per affrontare la notte, l'assenza di vento, la carenza d'acqua, ecc ecc.Gli impianti più grandi (di diverse centinaia di mw) sono soggetti ad autorizzazione ministeriale, quelli fino ad 1-2 mw hanno una procedura semplificata e le autorizzazioni le rilascia il comune
Quelli più numerosi in questa forbice sono soggetti ad autorizzazione regionale
L'errore di fondo di tutto questo, è stato lasciare esclusivamente ai privati l'onere di realizzare tali impianti, quindi i soggetto in campo, che giustamente fanno impresa, devono massimizzare i ricavi
In tutto questo abbiamo le regioni ed i comuni che, nella maggioranza dei casi, ostacolano con tutti i mezzi che trovano (più o meno leciti, non è raro trovare configurato "l'eccesso di potere" nelle decine e decine di sentenze generate da queste opposizioni) l'iter autorizzativo ed i tempi si allungano
Di chi è la colpa fate voi, ma di certo il sistema agricolo che ha fatto grande l'Italia non esiste ne ci sono le condizioni per rilanciarlo, la questione energetica è imprescindibile, sia per motivi economici che per motivi climatici. Almeno ci si sta muovendo, l'immobilismo al contrario può portare solo ad un lento esaurimento ...
Qualcuno s'è posto il problema? A me pare di no.
Stiamo per fare un macello e non ce ne rendiamo conto.
La domanda che uno deve farsi è perché invece di ridurre il consumo di energia si sta spingendo per consumarne in continuo? Induzione, pompe di calore, auto elettriche tutte tecnologie energivore per la rete elettrica. Non potendo programmare/gestire la produzione si è costretti a consumare.
