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Negli ultimi due milioni di anni, a causa di variazioni dell’inclinazione dell’asse terrestre e di oscillazioni periodiche di quest’ultimo (precessioni), la Terra ha subito cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di cinque periodi glaciali intervallati da periodi interglaciali più caldi.
Quando il cambiamento fu improvviso, si verificarono effetti drammatici sugli organismi viventi, che non ebbero il tempo per adattarsi o spostarsi in zone più idonee, e furono incapaci di una reazione prima che il loro limite di tolleranza al cambiamento fosse superato. Si pensi a ciò che avvenne alla fine del Cretaceo, circa 65 milioni di anni fa, in cui si verificò un improvviso raffreddamento che provocò l’estinzione della maggior parte dei dinosauri e del 75% circa delle piante e degli animali viventi a quei tempi. Come sappiamo, nel corso delle glaciazioni la temperatura media della terra si abbassa di alcuni gradi: questo ha come effetto l’espandersi delle calotte polari verso ampie regioni temperate e lo sconvolgimento dei normali regimi climatici di gran parte della superficie terrestre (salvo, probabilmente, la regione equatoriale).
La glaciazione più antica si crede abbia avuto luogo tra 2,7 e 2,3 miliardi di anni fa, all'inizio del Proterozoico. La glaciazione più antica di cui si sia raccolta una buona quantità di documentazione, invece, è datata tra gli 800 e i 600 milioni di anni fa (periodo Cryogeniano). Probabilmente fu la glaciazione più importante dell'ultimo miliardo di anni. Molti suggeriscono che in quel periodo le acque del mare si ghiacciarono fino all'equatore o in prossimità di esso. Una glaciazione minore si ebbe tra i 460 e i 430 milioni di anni fa, durante l'ultima parte del periodo Ordoviciano. Si è registrata una presenza di calotte polari ad intervalli tra i 350 e i 260 milioni di anni fa, durante i periodi del Carbonifero e del Permiano.
L'attuale glaciazione iniziò 40 milioni di anni fa con la crescita della calotta glaciale sull'Antartico, e si intensificò nel Pleistocene, circa 3 milioni di anni fa, con l'espansione della calotta glaciale nell'emisfero settentrionale. L’uomo, o meglio, i suoi progenitori, comparvero circa 5 milioni di anni fa. Da allora, vi sono stati dei periodi di glaciazione della durata di 40.000 e 100.000 anni, durante i quali le calotte si sono estese e ritirate ciclicamente. L'ultimo vero e proprio periodo glaciale è terminato circa 10.000 anni fa, ma la tradizione suole chiamare "piccola glaciazione", ad esempio, anche il clima freddo che caratterizzò l'Europa del XVII secolo.
Il clima, dunque, è soggetto a variazioni naturali che dipendono soprattutto da eventi astronomici che modificano la quantità globale di radiazione solare assorbita dal nostro pianeta. Un altro fattore importante, che spiega ampi cambiamenti climatici succedutisi su diversi continenti, è il lento movimento delle masse continentali per effetto della tettonica a placche. Lo spostamento dei continenti in senso latitudinale produce su di essi variazioni climatiche imponenti: nel Paleozoico, ad esempio, Africa, Australia, Sudamerica, erano molto più vicine al Polo Sud rispetto ad oggi ed erano tra loro fuse; ciò spiega le tracce di glaciazioni sulle rocce di questi continenti oggi situati in zone climatiche calde. Astronomia, geologia e palinologia (scienza che studia i pollini fossili rilasciati da piante nelle epoche passate) collaborano nella interpretazione dei cambiamenti climatici succedutisi nella storia. L’abbondanza di pollini di abeti e pini, indica la presenza di biomi caratteristici di climi continentali subartici, mentre i pollini di piante caducifoglie indicano l’esistenza di climi micro termici umidi. Allo stesso modo, la paleontologia dà importanti informazioni climatologiche allorchè mette in evidenza la composizione della fauna di una data epoca: la presenza di animali palusti denuncia climi umidi, quella di animali del deserto climi aridi e così via. Benchè i climi cambino nel tempo, c’è da dire che globalmente le condizioni medie del Pianeta sono state sempre compatibili con la vita. I viventi non sopportano a lungo temperature superiori a 30-40°C, né inferiori a 0°C. Se la vita non si è mai interrotta da almeno tre miliardi di anni, significa che sulla maggior parte del Pianeta le oscillazioni climatiche non hanno mai oltrepassato i limiti di compatibilità con la vita. Si presume che la temperatura media del Pianeta, ieri come oggi, sia sempre stata attorno ai 10°C, nonostante condizioni proibitive come glaciazioni o eccessi climatici. Cosa possiamo dedurre? Che vi deve essere un equilibrio stabile fra la quantità di calore proveniente dal sole e quella rinviata dalla Terra nello spazio. Possono esserci oscillazioni naturali in questo equilibrio che possono portare a periodi più freddi o più caldi della media, ma la variazione resta ridotta e riassorbita con il trascorrere del tempo.
http://www.ecologicacup.unisalento....-23/19-cambiamenti-climatici?showall=&start=7
Non voglio mettere in dubbio nulla. Ho solo il difetto di farmi delle domande, nel bene e nel male. Ma rimango senza alcun dubbio ignorante in materia.