Sti architetti e ingegneri moderni che non gardano mai al passato come spunto per il futuro...
Ci guardiamo eccome al passato, in Italia anche troppo direi e con risultati alterni (un immobilismo straordinario, in alcune città).
Vogliamo parlare un po' dei committenti, invece? Perché io nella realtà osservo che architetti e ingegneri hanno molte idee, ma spesso è difficile trovare una committenza, pubblica o privata, che permetta di realizzarle, in tutti i sensi, non solo in quello economico. Nella realtà il leitmotiv è quasi sempre: spendiamo poco, facciamo in fretta, ti pago poco, non so se ti pago. E a volte il livello di comprensione delle opere da parte di chi deve decidere, è semplicemente imbarazzante.
Parliamo spesso di un passato mitico: di quei momenti storici che hanno fatto grande la storia del nostro paese. In questi periodi c'è stata sempre la magia di due fattori che si manifestavano insieme: la maestria dei progettisti e il livello della committenza, sia economico che culturale, oltre a una certa visionarietà e voglia di innovare e lasciare un segno.
Questo avveniva ancora cent'anni fa, nel periodo Liberty, dove la borghesia era ancora colta, e ricchezza significava non solo denaro, ma anche cultura ed educazione di livello superiore. Fino agli anni '70, con qualche incursione nei primi '80, c'era ancora un vero dibattito culturale di alto livello, sull'architettura contemporanea in Italia. Poi, in generale, c'è stato il niente, o quasi.
L'architettura, e in generale le opere che si costruiscono in un paese, sono lo specchio della società, non solo delle capacità dei progettisti.