





Complimenti
per chi ne vuole sapre di più:
La CEMSA fu fondata a
Saronno nel
1925 dall'ingegnere
Nicola Romeo e dal
Credito Italiano, negli stabilimenti della
Costruzioni Meccaniche di Saronno, precedentemente acquisita. Nel
1935, dopo una serie di svalutazioni del
capitale sociale, l'azienda fu acquistata dall'
IRI e l'anno dopo fu venduta all'
ingegnere aeronautico Gianni Caproni che già controllava l'
Isotta Fraschini.
Al termine del conflitto mondiale la CEMSA decise di avviare un programma per la riconversione degli impianti, indirizzando la produzione in campo motoristico: ciclomotori e automobili.
Alcune commesse di lavoro giunsero dalla Garelli di Sesto San Giovanni, per la costruzione del motore" Mosquito", e dalla ditta" Cicli Umberto Dei", per la realizzazione dei mozzi per biciclette.
Per il settore automobilistico venne affidato l'incarico della progettazione all'ing. Antonio Fessia, che aveva lasciato la Fiat e che in soli 18 mesi realizzò la "CEMSA F 11" a trazione anteriore. La nuova vettura aveva caratteristiche molto avanzate: il motore boxer a 4 cilindri orizzontali contrapposti, collocato a sbalzo rispetto all'asse delle ruote anteriori; il cambio con presa diretta comandato da leva al volante; le sospensioni anteriori indipendenti con balestra trasversale e il retrotreno a ruote indipendenti. Il motore del prototipo, un 4 cilindri orizzontali contrapposti di 1099 cc. con distribuzione ad aste bilanciere, erogava 40 cavalli di potenza massima a 4400 giri, mentre la versione di serie prevedeva una cilindrata di 1250 cc. e una potenza di 46 cavalli a 4400 giri.
La "F 11" fu esposta al Salone dell'Automobile di Parigi nel 1947 con la Isotta Fraschini "Monterosa" anch'essa prodotta dal gruppo Caproni. Al suo apparire si accese sulla "F. 11" un grande interesse internazionale. Tra gli altri il gruppo statunitense Tucher, che aveva realizzato un'avveniristica automobile ma che stentava a realizzarla in serie, aveva negoziato un impegno con la CEMSA per l'importazione in grandi quantità della "F.11" con la quale pensava di soddisfare le attese della sua rete di concessionarie. Venne anche inviato un esemplare di preserie in America del quale si sono poi perse le tracce a causa del fallimento della Tucker nel 1948/49.
Negli anni 1948-49, per la realizzazione in serie di questa vettura, vennero sostenuti notevoli investimenti per l'acquisto dei macchinari necessari alla produzione, che interessava anche lo stabilimento della Aeroplani Caproni di Taliedo, a Milano, per la carrozzeria.
Verso la fine del 1949 la situazione economica della CEMSA peggiorò e la produzione automobilistica venne sospesa. La causa andava ricondotta alle difficoltà economiche e finanziarie del Gruppo Caproni, messo alle strette da una politica governativa miope che attraverso il FIM-Fondo per l'Industria Meccanica erogava finanziamenti in cambio della riduzione del personale, che portarono alla messa in liquidazione di tutte le aziende del gruppo. Circa 1500 tra operai e impiegati dello stabilimento saronnese furono licenziati, nonostante il loro impegno per il rilancio produttivo dell'azienda che il 30 novembre del 1949 cessò l'attività.
Della vettura "F 11" erano stati nel frattempo completati una decina di esemplari di preserie, carrozzati da Bertone, che vennero poi venduti nel corso della liquidazione.
Nel 1953 la fabbrica belga Minerva aveva trattato l'acquisto dei macchinari, delle attrezzature e della licenza di produzione della "CEMSA F 11". A scopo di studio e di ricerca di mercato fu acquistato anche uno degli esemplari realizzati, che la Minerva presentò al Salone di Bruxelles nel 1953, senza dargli un seguito produttivo.
Il lavoro dell'ing. Fessia non andò perduto e nel 1956, quando iniziò a collaborare con la casa automobilistica Lancia, quell'idea fu ripresa e si concretizzò nella vettura modello "Flavia".
I due esemplari "F.11" di cui è nota l'esistenza, sono conservati dalla famiglia Caproni che ne ha curato il restauro presso l'officina Girola di Saronno. Un modello di colore grigio è il prototipo donato dalla famiglia Fessia alla famiglia Caproni. L'altro modello, di colore verde chiaro, partecipa con successo a diverse mostre e raduni di auto d'epoca.
Testo a cura di Claudio De Biaggi