...che è uguale
che è uguale a quello che fanno tantissimi italiani in Bulgaria o alle Canarie...dove si sono stabiliti, e per di più non ci pagano l'Irpef.
chissà se qualcuno ha letto quello che ha scritto Boeri....
Presente. Il mio appunto era relativo a questo:
“In Italia – spiega - gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi. Certo, a fronte di questi contributi netti vi saranno un domani prestazioni: gli immigrati di oggi faranno parte dei pensionati di domani. Ma è anche vero che in molti casi i contributi previdenziali degli immigrati non si traducono poi in pensioni”.
La parte in rosso mi sembra di un'ovvietà che Catalano di "Quelli della notte" gli fa una pippa. Per i motivi che ho detto: anch'io verso migliaia di euro, e se non schiatto prima, ne rivedrò una parte quando avrò il pannolone.
estrapolare un pezzo di quanto dice Boeri è scorretto.....
Non ho estrapolato, ho preso una frase compiuta che - secondo me - esprime un messaggio non errato, ma incompleto e che il resto del discorso, che peraltro non contesto, non contribuisce a chiarire.
il discorso è chiarissimo....invece questa è una frase importante che molti fan finta di non vedere:
"Sono ben altre le categorie, non certo gli immigrati, che ricevono più di quanto versano nel nostro sistema"
Pensa che nel passato sono state regalate pensioni a molti che non avevano pagato una lira, tra cui anche gli agricoltori
questa è più completa (poi uno ovviamente estrapola quello che gli fa comodo). Boeri dice:Vero, ma non contraddice quello che ho detto io. Che poi, ci siano fior di parassiti a carico dell'INPS, a partire dai politici, non lo scopriamo certo adesso.
Assolutamente no, questa è una tua illazione, se permetti. Io ho solo evidenziato che, correggimi dove sbaglio, dal momento che il grosso dei lavoratori stranieri non ha, verosimilmente, ancora maturato trenta o quarant'anni di contribuzione, mi sembra semplicemente ovvio che stiano versando più di quanto ricevono, ma questo vale per tutti i lavoratori attivi.Poi magari uno ha il retropensiero che un immigrato dovrebbe lavorare, pagare i contributi e non avere pensione....come se fosse di una razza inferiore. O no??
Assolutamente no, questa è una tua illazione, se permetti. Io ho solo evidenziato che, correggimi dove sbaglio, dal momento che il grosso dei lavoratori stranieri non ha, verosimilmente, ancora maturato trenta o quarant'anni di contribuzione, mi sembra semplicemente ovvio che stiano versando più di quanto ricevono, ma questo vale per tutti i lavoratori attivi.
Il problema posto è molto interessante e vi propongo quello che ho letto e capito io. Anzitutto, è assolutamente vero che l'immigrazione (quella regolare, beninteso) è un fenomeno positivo per la nostra economia ben più di quanto si pensi.
Primo aspetto. La popolazione italiana è ormai in calo costante, i dati dei giorni scorsi hanno confermato l'ulteriore record negativo delle nascite. Una popolazione giorno dopo giorno più vecchia, visto che abbiamo sempre meno bambini e sempre più ultrasettantenni. Quali le conseguenze? In primo luogo, il rapporto tra popolazione attiva (quelli che lavorano, creano Pil e pagano contributi) e popolazione passiva (quelli che ricevono) tende a decrescere, quindi sono sempre meno i lavoratori che devono farsi carico di un numero sempre maggiore di anziani. Insomma, senza giovani in età da lavoro non ci può essere crescita economica: l'immigrazione ci consente di restare a galla ancora per poco, ma se il trend prosegue il declino sarà inevitabile. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare, quindi, contribuiscono a produrre ricchezza e pagano contributi pensionistici.
Secondo aspetto: le pensioni. Il sistema pensionistico è a ripartizione, cioè i lavoratori di oggi, con i loro contributi, versano allo Stato i soldi necessari per pagare le pensioni dei lavoratori di ieri. Ora, se il numero dei pensionati è in continuo aumento e il numero dei giovani (e quindi dei lavoratori) in continua riduzione, avremo una spesa pensionistica crescente e una contribuzione da parte dei lavoratori in decrescita. Siccome in Italia si fanno pochi figli, come d'altra parte accade un po' dappertutto, bisogna compensare con l'immigrazione.
In conclusione. L'immigrazione regolare fornisce al nostro Paese un gran numero di giovani lavoratori che paga tasse e contributi con cui il nostro Pil cresce e l'Inps paga le pensioni. Ovviamente, gli immigrati hanno anche un costo, derivante dai servizi offerti loro (scuola, sanità, etc.). Essendo gli immigrati per lo più giovani, essi contribuiscono in misura maggiore rispetto a quanto lo Stato dia loro: lavorano, pagano le tasse e i contributi, sono meno esposti a problemi sanitari (in quanto giovani), non ricevono pensioni. Se aggiungiamo il fatto che molti di questi, un domani, torneranno nel Paese di origine, ecco che avranno pagato tasse e contributi per molti anni ma non graveranno sulla spesa pubblica sul versante sanitario e previdenziale.
Ovviamente, sono analisi generali e come tali vanno lette
... se raggiungono i venti anni di contribuzione, il che non è dettoti correggo solo una piccola inesattezza: in molti prenderanno (giustamente) una pensione a carico dell'Inps anche nel loro paese
cocis - 1 ora fa
GuidoP - 12 ore fa
quicktake - 2 anni fa
Suby01 - 9 mesi fa