<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Charlie Hebdo, ci mancava | Il Forum di Quattroruote

Charlie Hebdo, ci mancava

Si possono per protagonismo ignorare umanità, pietà e decenza, chiamando poi il proprio operato satira?
No Agri, questi non sono imbecilli, ma spesso avvoltoi..Ciao
 
Magari c'è e siamo noi a non capirla (come potrebbe succedere a un francese che si trovasse a sfogliare il Vernacoliere).
Però, a naso, come per l'altra volta dubito che il bersaglio dei loro strali siano le vittime direttamente coinvolte nella sciagura.
Nel dubbio, faccio quello che facevo prima che li attaccasse l'ISIS portandoli in cima alla ribalta mondiale: li ignoro. E non per ripicca o vendetta, ma semplicemente perché non li capisco, ed è inutile discutere di qualcosa che non si capisce...
 
Magari c'è e siamo noi a non capirla (come potrebbe succedere a un francese che si trovasse a sfogliare il Vernacoliere).
Però, a naso, come per l'altra volta dubito che il bersaglio dei loro strali siano le vittime direttamente coinvolte nella sciagura.
Nel dubbio, faccio quello che facevo prima che li attaccasse l'ISIS portandoli in cima alla ribalta mondiale: li ignoro. E non per ripicca o vendetta, ma semplicemente perché non li capisco, ed è inutile discutere di qualcosa che non si capisce...


Beh....
( IMO ) quella loro, celebre su Maometto era di pessimo gusto in tutti sensi....
Ma comprendevo cosa volessero intendere.
Questa mi sembra una barzelletta che non fa ridere.
Il peggio dell' insulsaggine insomma.
 
La chiave è tutta qui: la satira che non si capisce non è satira, così come le barzellette che bisogna spiegare non fanno ridere. E se non la capisci tu, che sei una persona intelligente, a maggior ragione non è satira, bensì idiozia.
Non sono d'accordo.
Un sacco di gente non capisce lo humor inglese, altri mal digeriscono gli "stand-up comedians" americani, altri ancora restano indifferenti di fronte alle battute di certi artisti francesi, spagnoli, est-europei. Tutti stupidi gli spettatori? Tutti idioti gli artisti? Non credo. Credo invece che nella maggior parte dei casi manchino semplicemente i mezzi: la necessaria apertura mentale, l'indispensabile respiro internazionale, un pizzico di umiltà e una buona dose di curiosità, tanto per dire i primi che mi vengono in mente.

Io Charlie Hebdo non lo conoscevo prima e non lo conosco adesso. Non fa parte della mia cultura. Non tratta dei temi a me vicini. Non ho la necessaria conoscenza e consapevolezza della SUA realtà storica, geografica, culturale, per poterlo comprendere e quindi poi poterlo anche giudicare. Non ho i mezzi. E la colpa non è né sua né mia. Quella vignetta a me non dice niente, come non diceva nulla quella del "menu dei terremotati" e come non dicono nulla tutte le altre da loro pubblicate che non trattano dell'Italia o degli italiani, tranne forse alcune in cui sono riusciti LORO a rendersi maggiormente comprensibili o in cui il tema per sua natura lo era abbastanza (comprensibile) anche per me, ma questo non mi autorizza a pensare che siano degli idioti.
Bisognerebbe chiedere a un francese, uno che quel giornale lo legge regolarmente, cosa ne pensi lui di quella vignetta, e magari potremmo pure scoprire che è meno idiota di quello che pensiamo...

Beh....
( IMO ) quella loro, celebre su Maometto era di pessimo gusto in tutti sensi....
Il gusto (ottimo, buono, cattivo o pessimo) è un altro capitolo a parte. Ulteriore rispetto alla comprensione. E parlando di satira bisogna sempre ricordare che va misurato col SUO (della satira) metro, non con quello che adoperiamo tutti i giorni. La satira vuol far ridere, certo, ma le risate devono essere amare, scatenare una riflessione, una reazione, altrimenti non è più satira ma comicità. E a quel punto il confine tra buono e cattivo gusto si fa liquido, cangiante, evanescente...
 
Io non sono assolutamente contrario alla libertà di stampa,ci mancherebbe,ne tantomeno auspico l'intervento della censura come avveniva e avviene ad opera di qualche regime.
Io sono per l'autocensura,ovvero cercare autonomamente di capire quando un articolo o una vignetta sconfina nel cattivo gusto e l'unico effetto che può avere,oltre a quello di destare scalpore e fare notizia ingrossando qualche tasca,è dare un pretesto a chi non aspetta altro per compiere rappresaglie violente,vedi attentati terroristici,o insultare e ferire le vittime di una tragedia,se non addirittura un intero paese.
Personalmente dopo i primi attentati in Francia non avrei condiviso la frase "Je suis Charlie" ritenendo in parte responsabili di quello che è successo gli autori di quelle vignette,ma avrei espresso la mia solidarietà alle vittime,tutte quante,la maggior parte delle quali probabilmente non aveva mai fatto o detto nulla per offendere la religione di qualcun altro,ne aveva mai fatto dello spirito sulle vittime di un terremoto o di una slavina.
Ho sentito che una delle vittime travolte dalla valanga sarebbe un volontario della croce rossa che ha partecipato ai soccorsi dopo il terremoto dell'Aquila.
Forse sarà ingenuo pensarla così ma ho sempre creduto che l'altruismo comportasse una sorta di ricompensa da parte del fato,o del caso.
Evidentemente mi sbagliavo.
 
Non sono d'accordo.
Un sacco di gente non capisce lo humor inglese, altri mal digeriscono gli "stand-up comedians" americani, altri ancora restano indifferenti di fronte alle battute di certi artisti francesi, spagnoli, est-europei. Tutti stupidi gli spettatori? Tutti idioti gli artisti? Non credo. Credo invece che nella maggior parte dei casi manchino semplicemente i mezzi: la necessaria apertura mentale, l'indispensabile respiro internazionale, un pizzico di umiltà e una buona dose di curiosità, tanto per dire i primi che mi vengono in mente.

Io Charlie Hebdo non lo conoscevo prima e non lo conosco adesso. Non fa parte della mia cultura. Non tratta dei temi a me vicini. Non ho la necessaria conoscenza e consapevolezza della SUA realtà storica, geografica, culturale, per poterlo comprendere e quindi poi poterlo anche giudicare. Non ho i mezzi. E la colpa non è né sua né mia. Quella vignetta a me non dice niente, come non diceva nulla quella del "menu dei terremotati" e come non dicono nulla tutte le altre da loro pubblicate che non trattano dell'Italia o degli italiani, tranne forse alcune in cui sono riusciti LORO a rendersi maggiormente comprensibili o in cui il tema per sua natura lo era abbastanza (comprensibile) anche per me, ma questo non mi autorizza a pensare che siano degli idioti.
Bisognerebbe chiedere a un francese, uno che quel giornale lo legge regolarmente, cosa ne pensi lui di quella vignetta, e magari potremmo pure scoprire che è meno idiota di quello che pensiamo...


Il gusto (ottimo, buono, cattivo o pessimo) è un altro capitolo a parte. Ulteriore rispetto alla comprensione. E parlando di satira bisogna sempre ricordare che va misurato col SUO (della satira) metro, non con quello che adoperiamo tutti i giorni. La satira vuol far ridere, certo, ma le risate devono essere amare, scatenare una riflessione, una reazione, altrimenti non è più satira ma comicità. E a quel punto il confine tra buono e cattivo gusto si fa liquido, cangiante, evanescente...


" Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi "
Forse, per Te....Saro' antico, ma io la vedo cosi'.
Con le volgarita', ( all' inizio ) fan ridere tutti....
 
La risposta dei vignettisti italiani a Charlie Hebdo ha il merito di essere chiarissima. :cool:
soccorso alpino.jpg
 
" Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi "
1. Non vedo santi, a parte il sottoscritto (solo di nome, però...)
2. Anche se ve ne fossero, proibire "tout court" di scherzarci sopra è già quello uno scherzo. Di pessimo gusto.

Forse, per Te....Saro' antico, ma io la vedo cosi'.
Non è questione di antichità, ma di apertura mentale. Grazie a Dio però non è obbligatorio né scherzarci né sorbirsi lo scherzo.

Con le volgarita', ( all' inizio ) fan ridere tutti....
Nella satira la volgarità non è lo scopo, il fine, ma uno dei vettori usati per raggiungerlo. Lo scopo vero non è nemmeno la risata, ma la reazione emotiva, e la riflessione da essa provocata.
La bravura dell'artista sta nel dosare bene, come un cuoco, gli ingredienti per far risultare il piatto apprezzabile ai più, facendo passare alla fine il messaggio che si era prefisso.
Al momento, ribadisco, personalmente non sono in grado di dire se sono loro a cucinare male o sono io a non avere un palato abbastanza raffinato. Al massimo posso parlare delle stoviglie o delle posate, e mi sembra un pò troppo poco...
 
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