<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Vendere al telefono | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Vendere al telefono

capnord ha scritto:
key-one ha scritto:
poi quando si è leggermente disturbati da qualcuno che -poveretto- sta cercando di fare il suo ingrato e disprezzatissimo lavoro , si inveisce e si perdono le staffe per una minima violazione del proprio relax.

Rispetto per chi lavora ma non per chi rompe i maroni, perchè sono pure arroganti.

Senza contare che abitualmente telefonano a orario pasti ...
Adesso adotto una nuova tecnica: Di chiunque chiedano "Ha sbagliato numero" La speranza è che ci depennino dalla loro dannata lista ....
 
Di solito rispondo che la chiamata è stata deviata automaticamente a Zanzibar in Tanzania, dove risiedo abitualmente, tempo TRE :shock: secondi, riattaccano.
 
capnord ha scritto:
key-one ha scritto:
...qualcuno che - poveretto - sta cercando di fare il suo ingrato e disprezzatissimo lavoro...
Rispetto per chi lavora ma non per chi rompe...
Due osservazioni.
  • L'ingrato e disprezzatissimo lavoro non viene, a quanto mi risulta, imposto.Rispetto per chi lavora è una frase teoricamente ineccepibile ma oggettivamente ambigua; molti evasori fiscali totali, ad esempio, lavorano 14 ore al giorno, ma rimangono comunque non degni di rispetto. Anche molti vigili urbani "zelanti" lavorano...

Io direi piuttosto: rispetto per chi lavora e si comporta correttamente e rispettosamente con il prossimo.

Se ci si mette a fare un "lavoro" che consiste nel rompere sistematicamente e metodicamente le scatole alla gente, non credo proprio ci si possa aspettare rispetto e solidarietà.
 
marimasse ha scritto:
capnord ha scritto:
key-one ha scritto:
...qualcuno che - poveretto - sta cercando di fare il suo ingrato e disprezzatissimo lavoro...
Rispetto per chi lavora ma non per chi rompe...
Due osservazioni.
  • L'ingrato e disprezzatissimo lavoro non viene, a quanto mi risulta, imposto.Rispetto per chi lavora è una frase teoricamente ineccepibile ma oggettivamente ambigua; molti evasori fiscali totali, ad esempio, lavorano 14 ore al giorno, ma rimangono comunque non degni di rispetto. Anche molti vigili urbani "zelanti" lavorano...

Io direi piuttosto: rispetto per chi lavora e si comporta correttamente e rispettosamente con il prossimo.

Se ci si mette a fare un "lavoro" che consiste nel rompere sistematicamente e metodicamente le scatole alla gente, non credo proprio ci si possa aspettare rispetto e solidarietà.

asymptote_perrystreet.jpg


Hai ragione.Mandiamo in esilio ,o chiudiamo nel ghetto -come si faceva una volta con gli attori e gli ebrei- venditori e viglili urbani , oltre a tutti quelli che fanno un lavoro -magari non per scelta - che può urtare la nostra letargica privacy o la sonnolenta vita televisiva di quei mortori o reparti geriatrici che sono diventati i nostri condomini o le nostre casette a schiera.E finalmente vivremo tranquilli.!
Senza acredine :D saluti
 
marimasse ha scritto:
capnord ha scritto:
key-one ha scritto:
...qualcuno che - poveretto - sta cercando di fare il suo ingrato e disprezzatissimo lavoro...
Rispetto per chi lavora ma non per chi rompe...
Due osservazioni.
  • L'ingrato e disprezzatissimo lavoro non viene, a quanto mi risulta, imposto.Rispetto per chi lavora è una frase teoricamente ineccepibile ma oggettivamente ambigua; molti evasori fiscali totali, ad esempio, lavorano 14 ore al giorno, ma rimangono comunque non degni di rispetto. Anche molti vigili urbani "zelanti" lavorano...

Io direi piuttosto: rispetto per chi lavora e si comporta correttamente e rispettosamente con il prossimo.

Se ci si mette a fare un "lavoro" che consiste nel rompere sistematicamente e metodicamente le scatole alla gente, non credo proprio ci si possa aspettare rispetto e solidarietà.

A questa congrega aggiungerei una figura ancora più molesta e pericolosa: il venditore porta a porta di contratti luce/gas.
Ormai è insorta l'usanza di intrufolarsi in casa, specie degli anziani, millantando ipotetici controlli delle bollette: registrano i dati, fanno firmare "per ricevuta" e il gioco è fatto. Senza saperlo hai cambiato gestore. Magari quello vecchio ti interrompe subito la fornitura. Il nuovo allaccio "arriverà" ....
La variante telefonica è quella del "sondaggio" con una serie di risposte "SI" a domande scontate: Lei è il signor ?? Abita in via ..." Alla fine montano la registrazione come "prova telefonica" che hai accettato il cambio di gestore.
In un paese civile li impalerebbero. Altro che poveri giovani che lavorano al call center ....
 
Epme ha scritto:
marimasse ha scritto:
capnord ha scritto:
key-one ha scritto:
...qualcuno che - poveretto - sta cercando di fare il suo ingrato e disprezzatissimo lavoro...
Rispetto per chi lavora ma non per chi rompe...
Due osservazioni.
  • L'ingrato e disprezzatissimo lavoro non viene, a quanto mi risulta, imposto.Rispetto per chi lavora è una frase teoricamente ineccepibile ma oggettivamente ambigua; molti evasori fiscali totali, ad esempio, lavorano 14 ore al giorno, ma rimangono comunque non degni di rispetto. Anche molti vigili urbani "zelanti" lavorano...

Io direi piuttosto: rispetto per chi lavora e si comporta correttamente e rispettosamente con il prossimo.

Se ci si mette a fare un "lavoro" che consiste nel rompere sistematicamente e metodicamente le scatole alla gente, non credo proprio ci si possa aspettare rispetto e solidarietà.

A questa congrega aggiungerei una figura ancora più molesta e pericolosa: il venditore porta a porta di contratti luce/gas.
Ormai è insorta l'usanza di intrufolarsi in casa, specie degli anziani, millantando ipotetici controlli delle bollette: registrano i dati, fanno firmare "per ricevuta" e il gioco è fatto. Senza saperlo hai cambiato gestore. Magari quello vecchio ti interrompe subito la fornitura. Il nuovo allaccio "arriverà" ....
La variante telefonica è quella del "sondaggio" con una serie di risposte "SI" a domande scontate: Lei è il signor ?? Abita in via ..." Alla fine montano la registrazione come "prova telefonica" che hai accettato il cambio di gestore.
In un paese civile li impalerebbero. Altro che poveri giovani che lavorano al call center ....

I reati e le truffe vanno perseguiti , se necessario comminando sanzioni alle società mandanti di tali abusi. Resta però il fatto che stigmatizzare gli ultimi anelli della catena della vendita porta a porta o via telefono , non è bello nè nobile.
 
key-one ha scritto:
Epme ha scritto:
marimasse ha scritto:
capnord ha scritto:
key-one ha scritto:
...qualcuno che - poveretto - sta cercando di fare il suo ingrato e disprezzatissimo lavoro...
Rispetto per chi lavora ma non per chi rompe...
Due osservazioni.
  • L'ingrato e disprezzatissimo lavoro non viene, a quanto mi risulta, imposto.Rispetto per chi lavora è una frase teoricamente ineccepibile ma oggettivamente ambigua; molti evasori fiscali totali, ad esempio, lavorano 14 ore al giorno, ma rimangono comunque non degni di rispetto. Anche molti vigili urbani "zelanti" lavorano...

Io direi piuttosto: rispetto per chi lavora e si comporta correttamente e rispettosamente con il prossimo.

Se ci si mette a fare un "lavoro" che consiste nel rompere sistematicamente e metodicamente le scatole alla gente, non credo proprio ci si possa aspettare rispetto e solidarietà.

A questa congrega aggiungerei una figura ancora più molesta e pericolosa: il venditore porta a porta di contratti luce/gas.
Ormai è insorta l'usanza di intrufolarsi in casa, specie degli anziani, millantando ipotetici controlli delle bollette: registrano i dati, fanno firmare "per ricevuta" e il gioco è fatto. Senza saperlo hai cambiato gestore. Magari quello vecchio ti interrompe subito la fornitura. Il nuovo allaccio "arriverà" ....
La variante telefonica è quella del "sondaggio" con una serie di risposte "SI" a domande scontate: Lei è il signor ?? Abita in via ..." Alla fine montano la registrazione come "prova telefonica" che hai accettato il cambio di gestore.
In un paese civile li impalerebbero. Altro che poveri giovani che lavorano al call center ....

I reati e le truffe vanno perseguiti , se necessario comminando sanzioni alle società mandanti di tali abusi. Resta però il fatto che stigmatizzare gli ultimi anelli della catena della vendita porta a porta o via telefono , non è bello nè nobile.

Come dire "puniamo i mandanti ma non l'assassino" ???
 
Epme ha scritto:
key-one ha scritto:
Epme ha scritto:
marimasse ha scritto:
capnord ha scritto:
key-one ha scritto:
...qualcuno che - poveretto - sta cercando di fare il suo ingrato e disprezzatissimo lavoro...
Rispetto per chi lavora ma non per chi rompe...
Due osservazioni.
  • L'ingrato e disprezzatissimo lavoro non viene, a quanto mi risulta, imposto.Rispetto per chi lavora è una frase teoricamente ineccepibile ma oggettivamente ambigua; molti evasori fiscali totali, ad esempio, lavorano 14 ore al giorno, ma rimangono comunque non degni di rispetto. Anche molti vigili urbani "zelanti" lavorano...

Io direi piuttosto: rispetto per chi lavora e si comporta correttamente e rispettosamente con il prossimo.

Se ci si mette a fare un "lavoro" che consiste nel rompere sistematicamente e metodicamente le scatole alla gente, non credo proprio ci si possa aspettare rispetto e solidarietà.

A questa congrega aggiungerei una figura ancora più molesta e pericolosa: il venditore porta a porta di contratti luce/gas.
Ormai è insorta l'usanza di intrufolarsi in casa, specie degli anziani, millantando ipotetici controlli delle bollette: registrano i dati, fanno firmare "per ricevuta" e il gioco è fatto. Senza saperlo hai cambiato gestore. Magari quello vecchio ti interrompe subito la fornitura. Il nuovo allaccio "arriverà" ....
La variante telefonica è quella del "sondaggio" con una serie di risposte "SI" a domande scontate: Lei è il signor ?? Abita in via ..." Alla fine montano la registrazione come "prova telefonica" che hai accettato il cambio di gestore.
In un paese civile li impalerebbero. Altro che poveri giovani che lavorano al call center ....

I reati e le truffe vanno perseguiti , se necessario comminando sanzioni alle società mandanti di tali abusi. Resta però il fatto che stigmatizzare gli ultimi anelli della catena della vendita porta a porta o via telefono , non è bello nè nobile.

Come dire "puniamo i mandanti ma non l'assassino" ???

Hai ragione. Infatti è più facile e comodo prendere il piccolo pusher che sgominare una banda di narcotrafficanti.Il pesce piccolo resta nella rete ,lo squalo sfugge sempre.Così il gioco può continuare indisturbato.
Tornando al topic ,regole certe e registro dei venditori con norme ben precise di comportamento e sanzioni alle società -e non ai pesci piccoli- che non le rispettano, non sarebbe meglio che prendersela con persone che magari non hanno trovato altro lavoro più socialmente riverito ?
 
key-one ha scritto:
...Mandiamo in esilio ,o chiudiamo nel ghetto -come si faceva una volta con gli attori e gli ebrei- venditori e vigili urbani , oltre a tutti quelli che fanno un lavoro -magari non per scelta - che può urtare la nostra letargica privacy o la sonnolenta vita televisiva di quei mortori o reparti geriatrici che sono diventati i nostri condomini o le nostre casette a schiera...
Non vedo proprio come questo discorso estremista possa essere considerato come una pertinente risposta al mio. Io ho solo detto (e ribadisco) che il fatto di fare un certo "lavoro" non può comportare automaticamente l'essere oggetto del rispetto e della solidarietà altrui; bisogna vedere in che cosa consiste il lavoro e, soprattutto, come esso viene svolto.
Io posso avere mille ragioni, più o meno nobili, per fare un certo lavoro; ovviamente, se faccio un lavoro che consiste nel rompere le scatole al prossimo, devo aspettarmi di non godere di grande reputazione. Mi pare ovvio e naturale.
Se ti venissi a dare una sberla tu te la prenderesti con me, immagino; magari io te la do perché me l'hanno ordinato, ma sempre io te la do e, se ti dicessi che non dipende da me ma è il mio lavoro, non credo proprio che ti diventerei simpatico e nemmeno credo che domani, vedendomi venirti incontro, staresti lì ad aspettare un'altra sberla rivolgendomi un solidale sorriso.

Sulla questione della scelta, poi, non metto in dubbio che ci siano persone che si trovano nelle condizioni di dover accettare un lavoro diverso da quello che vorrebbero (in qualche misura lo facciamo tutti). Mi sembra però tutt'altro che verosimile supporre che tutti coloro che quotidianamente si comportano, "per lavoro", in maniera scorretta o molesta lo facciano per forza, contro la propria volontà. Ciò provocherebbe condizioni di grave e crescente stress psicologico, che ben poche persone sarebbero in grado di sopportare senza danni.

...Senza acredine...
Per fortuna. Altrimenti chissà cosa avresti scritto...
 
marimasse ha scritto:
key-one ha scritto:
...Mandiamo in esilio ,o chiudiamo nel ghetto -come si faceva una volta con gli attori e gli ebrei- venditori e vigili urbani , oltre a tutti quelli che fanno un lavoro -magari non per scelta - che può urtare la nostra letargica privacy o la sonnolenta vita televisiva di quei mortori o reparti geriatrici che sono diventati i nostri condomini o le nostre casette a schiera...
Non vedo proprio come questo discorso estremista possa essere considerato come una pertinente risposta al mio. Io ho solo detto (e ribadisco) che il fatto di fare un certo "lavoro" non può comportare automaticamente l'essere oggetto del rispetto e della solidarietà altrui; bisogna vedere in che cosa consiste il lavoro e, soprattutto, come esso viene svolto.
Io posso avere mille ragioni, più o meno nobili, per fare un certo lavoro; ovviamente, se faccio un lavoro che consiste nel rompere le scatole al prossimo, devo aspettarmi di non godere di grande reputazione. Mi pare ovvio e naturale.
Se ti venissi a dare una sberla tu te la prenderesti con me, immagino; magari io te la do perché me l'hanno ordinato, ma sempre io te la do e, se ti dicessi che non dipende da me ma è il mio lavoro, non credo proprio che ti diventerei simpatico e nemmeno credo che domani, vedendomi venirti incontro, staresti lì ad aspettare un'altra sberla rivolgendomi un solidale sorriso.

Sulla questione della scelta, poi, non metto in dubbio che ci siano persone che si trovano nelle condizioni di dover accettare un lavoro diverso da quello che vorrebbero (in qualche misura lo facciamo tutti). Mi sembra però tutt'altro che verosimile supporre che tutti coloro che quotidianamente si comportano, "per lavoro", in maniera scorretta o molesta lo facciano per forza, contro la propria volontà. Ciò provocherebbe condizioni di grave e crescente stress psicologico, che ben poche persone sarebbero in grado di sopportare senza danni.

...Senza acredine...
Per fortuna. Altrimenti chissà cosa avresti scritto...

Un po' d'accordo e un po' no.
1) Il mio non è un discorso estremistico.Anzi è una critica all'intolleranza e all'estremismo di questi tempi , nei quali l'unica ragione di vita sembra essere quella di non venir disturbati da alcuno
2) E' vero che se accetto di fare un lavoro che consiste nel rompere le palle al prossimo,non posso aspettarmi grandi riconoscimenti sociali.Però il venditore telefonico a volte serve anche lui -poveretto- io per esempio ho risolto i problemi di spesa telefonica nel mio ufficio proprio tramite uno di questi.E poi un conto sono i "grandi riconoscimenti sociali" un conto è l'ostracismo e il disprezzo collettivo.
3) Se tu (o chiunque) mi venisse a dare una sberla, anche se per conto di qualcun altro ,credo proprio che te la restituirei possibilmente addizionata di taeg :lol:
Però poi mi interesserebbe anche sapere chi te lo ha ordinato ,perchè il problema sarebbe quello ,più che la tua persona.
4) hai ragione , i comportamenti ,come la responsabilità penale ,sono individuali e molti operatori che pure si son sentiti costretti a scegliere -come quasi tutti -un lavoro diverso dai propri sogni , ci mettono -come usa dire - del loro e in questo caso vanno redarguiti e sanzionati come si meritano. Vedrei bene infatti -come ho già scritto- un codice deontologico per la vendita porta-porta o telefonica ,con sanzioni sia alle società mandanti ,sia ai collaboratori,come già avviene per altre figure professionali.
6) Io parlo sempre -se e quando ritengo il caso- contro gli atteggiamenti , le idee , le consuetudini ecc. ecc.che credo sbagliate ,mai contro le persone ,le quali possono mutare idea ed essere -è prerogativa umana- sempre in cambiamento , come io stesso sono.
Cordiali saluti
 
key-one ha scritto:
...Il mio non è un discorso estremistico...
Beh, non mi dirai che tirare in ballo esili e ghetti ed ebrei in un contesto come questo costituisce un commento pacato e moderato...
Un conto è essere disturbati dalla sola esistenza o presenza di qualcuno o di qualcosa, un conto è essere disturbati dalle azioni che qualcuno compie direttamente nei nostri confronti. Se tu te la prendi con me perché io amo la musica e la cultura heavy metal è una cosa, se tu te la prendi con me perché io ti impongo di ascoltare la musica heavy metal, magari mentre stai a casa tua, è una cosa ben diversa.

...il venditore telefonico a volte serve anche lui -poveretto- ...
Tutti i venditori servono e possono essere di aiuto nel risolvere qualche problema.
La questione è un'altra: qui non si "disprezzano" i venditori in generale (sarebbe alquanto insulso), ma quelli che tampinano i potenziali clienti, il più delle volte con modi parecchio insistenti e invadenti, senza aver ricevuto da questi ultimi alcuna richiesta in tal senso.

...credo proprio che te la restituirei possibilmente addizionata di taeg. Però poi mi interesserebbe anche sapere chi te lo ha ordinato...
Allora siamo molto più d'accordo di quanto tu pensi, direi. Vorresti sapere chi mi ha dato l'ordine (giustamente), ma intanto, subito, mi restituiresti la sberla con gli interessi. Non mi daresti, insomma, una solidale pacca sulla spalla dicendomi "poveretto, che brutto lavoro ti tocca fare, torna anche domani"...

...un codice deontologico per la vendita porta-porta o telefonica...
Al livello di capillarità commerciale e pubblicitaria cui siamo arrivati, l'unico codice deontologico degno di essere chiamato tale sarebbe costituito, temo, dal divieto (o quasi) di quel tipo di vendite o, per meglio dire, delle visite e telefonate unilaterali a scopo persuasivo.
Un conto, infatti, è ricevere una volta ogni tanto una telefonata o una visita e garbatamente rifiutare la proposta, un conto è ricevere telefonate più o meno educate quasi ogni giorno, anche in orari tutt'altro che lavorativi, dovendo fare oltre tutto parecchia fatica a mettere giù il telefono senza perdere la pazienza (spesso e volentieri, infatti, i telefonisti sfruttano premeditatamente e con metodo l'educazione o la timidezza delle persone per prolungare la conversazione).
 
marimasse ha scritto:
key-one ha scritto:
...Il mio non è un discorso estremistico...
Beh, non mi dirai che tirare in ballo esili e ghetti ed ebrei in un contesto come questo costituisce un commento pacato e moderato...
Un conto è essere disturbati dalla sola esistenza o presenza di qualcuno o di qualcosa, un conto è essere disturbati dalle azioni che qualcuno compie direttamente nei nostri confronti. Se tu te la prendi con me perché io amo la musica e la cultura heavy metal è una cosa, se tu te la prendi con me perché io ti impongo di ascoltare la musica heavy metal, magari mentre stai a casa tua, è una cosa ben diversa.

...il venditore telefonico a volte serve anche lui -poveretto- ...
Tutti i venditori servono e possono essere di aiuto nel risolvere qualche problema.
La questione è un'altra: qui non si "disprezzano" i venditori in generale (sarebbe alquanto insulso), ma quelli che tampinano i potenziali clienti, il più delle volte con modi parecchio insistenti e invadenti, senza aver ricevuto da questi ultimi alcuna richiesta in tal senso.

...credo proprio che te la restituirei possibilmente addizionata di taeg. Però poi mi interesserebbe anche sapere chi te lo ha ordinato...
Allora siamo molto più d'accordo di quanto tu pensi, direi. Vorresti sapere chi mi ha dato l'ordine (giustamente), ma intanto, subito, mi restituiresti la sberla con gli interessi. Non mi daresti, insomma, una solidale pacca sulla spalla dicendomi "poveretto, che brutto lavoro ti tocca fare, torna anche domani"...

...un codice deontologico per la vendita porta-porta o telefonica...
Al livello di capillarità commerciale e pubblicitaria cui siamo arrivati, l'unico codice deontologico degno di essere chiamato tale sarebbe costituito, temo, dal divieto (o quasi) di quel tipo di vendite o, per meglio dire, delle visite e telefonate unilaterali a scopo persuasivo.
Un conto, infatti, è ricevere una volta ogni tanto una telefonata o una visita e garbatamente rifiutare la proposta, un conto è ricevere telefonate più o meno educate quasi ogni giorno, anche in orari tutt'altro che lavorativi, dovendo fare oltre tutto parecchia fatica a mettere giù il telefono senza perdere la pazienza (spesso e volentieri, infatti, i telefonisti sfruttano premeditatamente e con metodo l'educazione o la timidezza delle persone per prolungare la conversazione).

1) Era naturalmente un paradosso retorico usato come critica alla chiusura sociale.Ovviamente ho già premesso che se qualcuno "scoccia" è bene trattarlo da scocciatore.
2) Per evitare tampinamenti ,invadenza e insistenza -che spesso è richiesta dalle mandanti!- occorrerebbe un codice deontologico per le imprese e di conseguenza per i loro collaboratori
3) Mi rendo conto anch'io che nel "far -west" delle società di servizi che sempre più spesso "girano" il loro Mezzogiorno di fuoco a scapito della gente, sia difficile mettere ordine. Però prendendo a riferimento altre categorie e settori ,una volta soggetti a comportamenti errati e adddirittura all'illecito , come per esempio una certa -non tutta ovvio- promozione finanziaria e collocazione di titoli mobiliari , dove qualche risultato credo si sia ottenuto impegnando mandanti e venditori al rispetto di regole ben precise,anche qui si potrebbe tentare.Saluti
 
key-one ha scritto:
...se qualcuno "scoccia" è bene trattarlo da scocciatore ... Per evitare tampinamenti ,invadenza e insistenza -che spesso è richiesta dalle mandanti!- occorrerebbe un codice deontologico per le imprese e di conseguenza per i loro collaboratori...
Sul codice deontologico e sul relativo "occorrerebbe" non posso che essere pienamente d'accordo, anche se credo che un tale codice mai si farà o, se si farà, sarà molto meno chiaro ed energico del necessario, come d'altronde già è accaduto per altri codici in qualche modo analoghi. Esso infatti sarebbe in contrasto con la religione primaria del nostro tempo, fondata sul culto del marketing e della pubblicità (in tutte le loro forme), divinità sempre e comunque intoccabili in quanto sole ed uniche creatrici di "sviluppo", "crescita", posti di lavoro ecc.

Concordo in pieno (fatta eccezione per il termine "spesso", che sostituirei con "sempre") anche sul fatto che insistenza e invadenza siano richieste/imposte dai... mandanti. Resta però invariato un aspetto della questione: se io dovessi fare un lavoro in cui ogni giorno, sistematicamente, mi viene imposto di comportarmi verso il prossimo in una maniera che percepisco come scorretta e sleale, totalmente contraria al mio personale modo di agire, non riuscirei assolutamente a durare a lungo. Se invece non la percepisco come scorretta e sleale...

Non a caso facevo il paragone con quei vigili, purtroppo tutt'altro che rari, che di fronte alle sacrosante rimostranze di chi si vede appioppare certe multe, si affrettano a pronunciare frasi di rito come "lei ha ragione, ma io devo eseguire gli ordini", come se ciò fosse sufficiente a liberarli da qualsivoglia personale responsabilità circa il loro comportamento.
Tornando alla sberla di cui si parlava, io posso anche aver ricevuto l'ordine di dartela ma alla fine sono io, con la testa mia, che decido se farlo oppure no.
 
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