Dal sole24ore:
Alla faccia del marò, sequestrati illegalmente da una nazione straniera... :evil:
Come sottolinea l'articolo, fanno molto più un pugno di soldati su una nave commerciale che un costosissimo dispiegamento di vascelli da guerra nelle acque colpite dalla pirateria.È un attacco che non ha provocato né vittime, né feriti. Ma che ha un alto valore simbolico. Per la prima volta dall'inizio di Atalanta, la missione europea contro la pirateria nel Corno d'Africa creata nel 2009 - gli elicotteri della Navfor hanno bombardato le basi dei pirati sulla costa somala. A diffondere la notizia è stato il comando militare in una nota, precisando che l'operazione è stata condotta in accordo con il Governo somalo di transizione, in linea con la risoluzione 1851 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Secondo alcuni testimoni locali sarebbero state bombardate cinque imbarcazioni ormeggiate nei pressi di Hardhere, una delle più note Tortughe usate dai pirati per custodire le navi sequestrate e il loro prezioso carico di ostaggi. «Quest'attacco - ha commentato soddisfatta il capo della diplomazia europea Catherine Ashton - aumenterà la pressione sui pirati e servirà ad ostacolare le operazioni di assalto ad imbarcazioni ed equipaggi in mare».
Ma c'è ancora poco da festeggiare. Ormai impotenti davanti a un'offensiva che sta mettendo in ginocchio il traffico marittimo mondiale, la missione Atalanta era stata estesa lo scorso marzo fino al 2014, autorizzando la possibilità di colpire sulla terraferma le imbarcazioni e gli equipaggiamenti dei pirati. Una decisione dettata anche dalla limitata efficacia - e dai costi altissimi - delle missioni navali che ogni giorno devono pattugliare un tratto di oceano sempre più ampio, ma sempre più strategico, considerando il flusso di petrolio che ogni giorno viene trasportato Attaccare le coste somale rischia peraltro di mettere in pericolo la vita degli oltre 300 ostaggi stranieri nelle mani dei pirati.
Finora i pirati hanno avuto la meglio. Facendosi scudo con gli ostaggi, sono spesso riusciti a dirigere la nave sequestrata in alto mare - in alcuni casi anche una superpetroliera - nei loro covi sotto gli occhi impotenti delle navi da guerra. Nel 2011, il numero degli attacchi è sceso lievemente: 439 contro 445. Ma il numero degli attacchi dei pirati somali - 237 - ha rappresentato il 54% del totale. I riscatti, poi, sono saliti a una media di 5 milioni di dollari. Con un calcolo per difetto, nel 2011 hanno incassato 160 milioni. Mentre il costo della pirateria somala per il mondo è stato stimato da 7 a 9 miliardi di dollari.
Grazie anche al personale armato a bordo di molte navi commerciali, e alle missioni internazionali, gli attacchi sferrati dai pirati somali nei primi tre mesi del 2012 sono scesi sensibilmente (43), ma sono state comunque sequestrate altre nove navi, tra cui una superpetroliera greca (con un carico da 200 milioni di dollari), rilasciata poi lo scorso nove aprile dietro il pagamento di un lauto riscatto (corre voce 13 milioni di dollari). Le petroliere sono una preda ambìta. L'ultimo sequestro è avvenuto la settimana scorsa, sempre una nave greca, la Smyrni, con un carico di 115 milioni di dollari. Qualche giorno fa i pirati ci hanno riprovato, fallendo, contro un'altra petroliera (750mila barili di carico) a Sud dell'isola di Socotra. Prima di desistere, hanno lanciato cinque razzi Rpg e sparato almeno 300 colpi di kalashnikov. Una potenza di fuoco mai vista prima.
IL BUSINESS PIRATERIAPetroliere nel mirino
Nel 2011 il numero di attacchi dei pirati registrati dall'International Maritime Bureau è sceso lievemente, ma quelli messi a segno dai pirati somali ha rappresentato il 54% del totale e i riscatti sono saliti a una media di cinque milioni di dollari. Le prede più ambite sono le petroliere: tra le nove navi sequestrate quest'anno c'è una superpetroliera greca, con un carico da 200 milioni di dollari. Per il rilascio sarebbero stati pagati 13 milioni
La missione europea
La Eu-Navfor Somalia-operazione Atalanta è una missione diplomatico-militare dell'Unione europea per prevenire e reprimere gli atti di pirateria marittima lungo le coste del Corno d'Africa. La missione è iniziata nel dicembre 2008. Le navi, che variano da 4 a 13 e possono contare anche su un supporto aereo, operano in una zona che comprende il Golfo di Aden, il Corno d'Africa e l'Oceano Indiano fino alle Isole Seychelles
Alla faccia del marò, sequestrati illegalmente da una nazione straniera... :evil: