<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Uber-pop perde la causa per i &#34; Taxi &#34; | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Uber-pop perde la causa per i &#34; Taxi &#34;

tommytt ha scritto:
1. Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all?utenza specifica che avanza, presso la rimessa, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio.

2. Lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all?interno delle rimesse o presso i pontili di attracco.

3. La sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del comune che ha rilasciato l?autorizzazione»;

Sicuramente superata dalla tecnologia, certo, ma la realtà è questa. Il mezzo non può circolare vuoto in attesa di ricevere
prenotazioni via Uber, deve riceverle stando parcheggiato nella rimessa del comune che lo ha autorizzato. La norma è derogabile nei comuni che non hanno rilasciato licenze taxi.

senza polemica, ma...non sono d'accordo.

- Vero che il servizio NCC "si rivolge all?utenza specifica che avanza, presso la rimessa, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio", ma la normativa di riferimento (legge 15.1.1992 n. 21) NON vieta che la richiesta venga fatta...per telefono (quindi anche via smart-phone o via p.c.) o tramite centralino...

- Vero è che al NCC è "vietata la sosta in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercitato il servizio taxì" e che lo "stazionamento avviene all'interno delle rimesse":

-nessuna norma impedisce al NCC di circolare in attesa di svolgere un trasporto...remunerato

- se poi i titolari di licenza taxi, per impedire la circolazione dei NCC, passano alle vie di fatto... :twisted:
 
tommytt ha scritto:
Mi chiedo come mai gli stessi taxisti non entrino in uber.

Il motivo è presto detto.
In Italia la società UBER fece dei colloqui a suo tempo con alcune compagnie di taxi. La quali etichettarono il nuovissimo servizio via app con una frase del genere, me la ricordo all'incirca perchè l'ho messa come desktop per 2 mesi ma più di un anno fà.
"nessuno mai chiamerà un taxi via internet dal pc di casa, è più comoda una telefonata dal cellulare".

vedi te.
;)
 
skid32 ha scritto:
giuliogiulio ha scritto:
a quanto pare....

senza aprire una polemica senza fine, mi limito da scrivere che uber si fa concorrenza sleale, che sfrutta gli autisti come limoni, che non crea ricchezza ( se non per un oligarchia di manager e soci dell'azienda)...dunque ben venga...

ciò detto, che questa vicenda sia da monito ai tassisti, da anni arroccati in posizioni ormai anacronistiche...così non possono andare avanti...oggi è uber, ma poi iniziative come car2go, enijoy, e chissà...la voro con la city logistics...il futuro è prossimo...e il taxi così come l'abbiamo concepito deve evolversi...

strano che uber sia consentito all'estero ovunque :twisted:
ti sbagli, tutti i paesi stanno affrontando la questione del vuoto normativo in cui la app si è andata a inserire...questa volta l'Italia è assolutamente allineata al resto del mondo
 
ch4 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Non è che il vero problema sia nella "casta" dei tassisti italici, o meglio del sistema perverso per cui una licenza costa come una casa?
in realtà è il trasferimento di licenza che costa come una casa, la licenza in se dovrebbe avere un costo prossimo allo zero solo che nel tempo a causa del ristretto numero di licenze (contingentate) le licenze hanno acquistato sempre più valore a causa appunto della loro scarsità e chi vuole subentrare deve pagare cifre assurde.
I tassisti considerano la vendita della licenza alla stregua di una liquidazione dimenticandosi però che le buonuscite dei dipendenti esistono solo in virtù dei versamenti versati e non per la cessione ad es. del posto di lavoro di un dipendente pubblico ad un disoccupato.
Il problema è che quando Bersani all'epoca tentò di intervenire sulle varie corporazioni, in prima quella dei tassisti, anzichè cercare mediazioni questi si arroccarono sulle loro posizioni difendendo i loro privilegi ben spalleggiati dai falsi liberisti in contrasto con il ruolo autodefinito.
Purtroppo le posizioni di difesa corporativa sono destinate nel tempo a risolversi in un fallimento ed alla fine a rimanere col cerino in mano saranno quei tassisti giovani che si saranno indebitati per comprare una licenza che varrà sempre meno. Non credo infatti che un sistema di trasporto (taxi) degli anni 60 - 70 possa resistere oltre alla innovazione tecnologica ed ai mezzi che essa offre.
quoti in tutto e per tutto...100%...per quanto mi riguarda in 31 anni di vita (31 oggi) ho preso 2 volte il taxi in italia in tutta la mia vita...
 
Il futuro non si può fermare, d'altronde se abbiamo il servizio taxi più caro del mondo ( o giù di lì) un motivo ci sarà....
Avete mai preso un taxi a Barcellona? Un altro mondo
 
Mario1979Rossi ha scritto:
tommytt ha scritto:
Mi chiedo come mai gli stessi taxisti non entrino in uber.
Il motivo è presto detto.
In Italia la società UBER fece dei colloqui a suo tempo con alcune compagnie di taxi. La quali etichettarono il nuovissimo servizio via app con una frase del genere, me la ricordo all'incirca perchè l'ho messa come desktop per 2 mesi ma più di un anno fà.
"nessuno mai chiamerà un taxi via internet dal pc di casa, è più comoda una telefonata dal cellulare".
vedi te.
;)
Non è esatto, tant'è che molte compagnie di taxi locali offrono un servizio come uber, via smartphone e, anzi, proprio l'offerta dei taxi regolari via app è stata una delle motivazioni della sentenza di Milano.
Il motivo per cui rifiutarono è che la "provvigione" richiesta da Uber era (ed è) più che esorbitante rispetto non solo ad analoga app gestita in proprio, ma addirittura rispetto al servizio radiotaxi.
Va ricordato che il servizio taxi regolare prevede numerosi obblighi sulla copertura del servizio che Uber ovviamente non ha.
 
Spiderman75 ha scritto:
Il futuro non si può fermare, d'altronde se abbiamo il servizio taxi più caro del mondo ( o giù di lì) un motivo ci sarà....
Avete mai preso un taxi a Barcellona? Un altro mondo
Anche il costo della vita in Spagna è un altro mondo.
 
Uber, per quanto riguarda il rispetto delle regole, pare borderline, o addirittura, illegale tout court.

Forse é quello che succede quando nel Far West il legislatore non é capace a legiferare, a liberalizzare un servizio *con* delle regole, il tutto con la viva collaborazione della categoria professionale in questione, che mi pare abbia fatto muro, anche violento, tutte le volte, come tutte le altre lobby troppo forti in un paese troppo debole.

Poi la storia si ribalta, perché arriva in paese un tipaccio con un bastone lungo così, ed assume il profilo della storiella del "più puro che ti epura": e così i puri corrono a chiedere protezione allo stesso stato contro cui 5 minuti fa ingaggiavano sassaiole. Perché adesso c'è in giro un superpurissimo che gli sta facendo un Uber così.

E io guardo, concordo su tante cose, eppure sotto i baffi sghignazzo, perché un prepotente che si prende una bella lezione di vita fa sempre buon sangue.

Magari la categoria, una volta incassata (forse) la protezione per cui invoca le regole di questo Stato, la prossima volta che lo stesso Stato riterrà di normare il settore in modo un po' più serio, si ricorderà di quanto successo, e sarà un poco più ragionevole.
 
Altra rogna per Uber, in California
http://www.lastampa.it/2015/06/18/esteri/anche-la-california-contro-uber-gli-autisti-devono-essere-dipendenti-cOwVAbSpeksonZaxNazUBN/pagina.html

Gli autisti Uber devono essere dipendenti, non privati imprenditori. Lo ha deciso la Commissione per il Lavoro della California - lo stato in cui ha sede la società di ?ride sharing? e uno dei suoi maggiori mercati - accogliendo l?istanza di una autista Uber.

Dopo il blocco per vie giudiziarie di Uber in molti Stati tra cui anche l?Italia, l?azienda di San Francisco subisce il colpo più duro proprio dal suo paese d?origine. Contrariamente a quanto successo in Europa, in cui i principali avversari di Uber sono i tassisti, in America ad attaccare l?azienda sono gli stessi autisti, che lavorano grazie alla startup.

In questo caso, a presentare ricorso è stata Barbara Ann Berwick, una autista di San Francisco a cui la Commissione ha concesso un risarcimento di circa 4mila dollari di spese sostenute.

La decisione mina il primo pilastro su cui è nata l?idea di Uber: la «sharing economy». Uber nasce come semplice intermediario tra la domanda dei clienti e l?offerta degli autisti: grazie all?applicazione sul cellulare i primi ottengono un servizio del tutto simile a quello dei taxi ma a costo inferiore, i secondi lavorano senza bisogno di licenze ma solo iscrivendosi al servizio e utilizzando la propria auto.

Secondo la Commissione, invece, gli autisti non possono più lavorare come privati imprenditori, ma dovranno essere assunti come dipendenti dalla società. Questo, però, sposta completamente il modello di business su cui si fonda Uber.

«La ragione per cui gli autisti scelgono di usare Uber è perchè gli permette di avere completa flessibilità di orario e controllo sul loro lavoro. La maggior parte di loro ha diverse fonti di reddito, tra le quali anche le compagnie di ?ride sharing?. Gli autisti sono imprenditori indipendenti e Uber non è altro che una piattaforma tecnologica neutrale», ha scritto l?azienda in una nota ufficiale, a cui ha allegato 5 pronunce di Stati che considerano gli autisti dei privati e non dei dipendenti.

Secondo la Commissione, invece, indici di un lavoro dipendente sono il fatto che Uber controlla gli strumenti usati dagli autisti, monitora il loro livello di gradimento da parte dei clienti e li «licenzia» nel caso in cui sia inferiore a 4.6 stelle.

La pronuncia avrà effetti solo in California ma aprirebbe la strada a un precedente giudiziario che potrebbe venir seguito anche dalle Commissioni di altri Stati. Uber ha già presentato appello contro la pronuncia, che quindi non diventerà esecutiva fino a che non si sarà espresso il tribunale della California.

Le conseguenze minacciano di essere pesantissime, a cominciare dall?aumento esponenziale dei costi per la società, che dovrebbe accollarsi oltre allo stipendio fisso dei dipendenti anche le spese di manutenzione dei veicoli e l?assicurazione.

Non solo, però. Questa decisione potrebbe anche avere effetti sulla valutazione della compagnia - che attualmente è di circa 40 miliardi di dollari - facendo incontrare domanda e offerta di servizi.

In attesa della decisione di merito del Tribunale di Milano su UberPop - servizio momentaneamente sospeso in tutta Italia-, l?impero miliardario della startup rischia di crollare in patria.
 
Spiderman75 ha scritto:
Il futuro non si può fermare, d'altronde se abbiamo il servizio taxi più caro del mondo ( o giù di lì) un motivo ci sarà....
Avete mai preso un taxi a Barcellona? Un altro mondo

in Francia il costo è allineato all'Italia.. Anche se li, le auto sono molto piu comode, rilasciano ricevuta "reale" non quella farlocca che fanno in Italia ed assolutamente hanno quasi tutti il POS per carte di credito...

In Inghilterra, è piu economico rispetto al loro costo della vita.

In slovacchia in alcune città i taxi hanno la formula "3euro" per qualsiadi destinazione all'intervno della città".

Fosse cosi anche in Italia...
 
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