<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Tragedia a Crans-Montana (VS) | Page 34 | Il Forum di Quattroruote

Tragedia a Crans-Montana (VS)

io ho visto le foto della scala in ristrutturazione dai giornali, non sono un tecnico, ma dubito potesse smaltire 40 persone al minuto, men che meno in condizioni di panico.
motivo per la quale se possibile le uscite di sicuerzza vengono sempre fatte a livello del suolo escludendo gradini e magari mettendo rampe di poca angolatura.
che poi quelle scale dove conducevano ? direttamente fuori o in una altra sala del locale in fiamme ?
Non so, però, interpolando con l'ipotesi di simulazione analizzata in un video qualche pagina fa, le dichiarazioni di esperti dopo valutazioni su eventi simili nello scorso decennio, si valuta che il tempo massimo di sopravvivenza nel locale era al massimo di tre minuti circa dall'innesco.
Considerato che i primi saranno usciti pressoché indenni, un 120 feriti (magari qualcuno dei primi rientrato per aiutare gli altri), il conto a spanne sembra anche quadrare.

Le scale poi portavano all'atrio superiore che a sua volta sfociava in una veranda chiusa.
Quest'ultima anch'essa incapace di reggere il flusso di uscita dalle immagini drammatiche delle persone schiacciate contro i vetri, poi sfondati/rimossi per permettere il deflusso.
Va detto che la porta principale aveva apertura in direzione sbagliata, chi in fuga ormai in pesante debito di ossigeno e sicuramente stravolto dalle bruciature.

Per finire, la scala d'uscita era anche la cappa verso cui defluiva la combustione del bracere sottostante.
Riguardate il video con la simulazione ... si intuisce bene.
 
Secondo me siamo molto più avanti.
Non è che le tragedie si dimenticano in fretta ma proprio non colpiscono e quindi non lasciano alcun segno nella memoria.
40 morti ma fossero anche 400 non impressionano nessuno, è come se fossimo diventati di ghiaccio.
se poi sono geograficamente lontane ci coinvolgono molto meno.
Comunque si dimentica eccome:


 
In quel locale, c'era anche chi non era lì per divertirsi ma per lavorare.



Spacciata per diavolo, in quei video dove appiccava (incidentalmente) l’inferno, tra bottiglie di champagne e fuochi d’artificio, Cyane Panine, 24 anni, «la ragazza con il casco», è una vittima: «Lei non è mai stata informata della pericolosità del soffitto, né ha mai ricevuto alcuna formazione nel campo della sicurezza», spiega l’avvocato Sophie Haenni, che tutela la famiglia della giovane, morta dentro al rogo del lounge-bar «Le Constellation», a Crans-Montana.
[…] «Quando è scoppiato l’incendio voleva far scappare anche i clienti, purtroppo quella maledetta porta era chiusa», racconta suo papà Jerome, in lacrime. […] È una famiglia sbriciolata dal dolore e ferita da quelle foto che, per giorni, sono rimbalzate su social e tv, dove Cyane, con quel casco nero da cui spuntava una lunga treccia bionda, pareva dare inizio all’Apocalisse. Invece, era uno dei tanti giovani traditi da un locale fuorilegge, nella costruzione e nelle misure di sicurezza.
Per identificare il corpo, ritrovato completamente ustionato, sul piazzale davanti al bar, ci sono voluti tre giorni, anche se la sua amica, Camille C., 20 anni, aveva già capito tutto, all’alba: «Avevo visto il suo corpo a terra e mi ero avvicinata, per dirle “coraggio, andrà tutto bene”, ma il mio fidanzato mi ha tirato via. “Non c’è più niente da fare è morta”, mi ha detto. Non ci potevo credere, non ci credo neanche adesso». Lei e Camille si conoscevano da una vita: entrambe di Sète, neppure 50 mila abitanti sul Mediterraneo, a sud di Montpellier, in Occitania, venivano nel Canton Vallese da qualche anno, per fare le cameriere stagionali. […] Era diventata una di famiglia pure qui, tra le Alpi: cresciuta come una figlia da Jacques Moretti, s’era appena fidanzata «con Jean-Marc, il figlioccio del capo», aggiunge l’amica.
[…] La tranquillità finisce invece poco dopo l’una di notte, negli attimi che hanno segnato l’anima di Camille e riempito il verbale della polizia cantonale, il primo gennaio, alle quattro del pomeriggio: «Non avevo fatto serata lì, ma ero entrata proprio per salutare Cyane, e augurarle il buon anno».
Un racconto ripreso anche dall’avvocato della famiglia Panine: «Quella sera, Cyane non avrebbe dovuto fare servizio ai tavoli, ma aveva il compito di ricevere gli ospiti al piano terra». Poi, tutto salta: Jessica Moretti, moglie del boss, le chiede di andare nel seminterrato, per aiutare gli altri camerieri. «C’erano 16 bottiglie di champagne da consegnare, o una cosa del genere», ricorda Camille.
A Cyane tocca «un casco nero da moto, o da astronauta». È in quegli attimi, «sulle spalle di un altro cameriere», che la fiamma attaccata al collo della bottiglia inizia a dar fuoco ai pannelli fonoassorbenti del soffitto. «È molto probabile che l’incendio sia stato innescato dal gran numero di candele accese contemporaneamente nello stesso luogo — ragiona l’avvocato Haenni — anche se tutto questo dovrà essere chiarito dalle indagini».
Pure se già si sono allungati sospetti e accuse, sui gestori del locale: «In ogni caso, la morte di 40 persone e il ferimento di oltre cento avrebbero potuto essere evitati, se le norme di sicurezza fossero state rispettate e fossero stati effettuati i relativi controlli». Morale: Cyane non ha alcuna responsabilità.
[…] Ai genitori resta il dolore e un perché: «Non riescono a capire perché l’uscita di sicurezza fosse chiusa». La porta della salvezza è diventata quella dell’ultimo viaggio.
(Corriere.it)
 
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