agricolo
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a parer mio se una comunità scientifica si abbarbica alle conoscenze del tempo e rifiuta di accettare una teoria rivoluzionaria per non mettere in discussione quelle che si ritengono verità acquisite non si può considerare una comunità di scienziati.
Un vero scienziato deve essere sempre pronto a mettere in dubbio le teorie formulate se queste non possono spiegare certi fatti od osservazioni oppure accettare che le teorie esistenti siano perfettibili .
Mi viene in mente la teoria corpuscolare e quella elettromagnetica della luce . Nessuna delle due è in grado di spiegare tutto e quindi, pragmaticamente si utilizzano entrambe a seconda della convenienza in attesa che qualcuno riesca a formulare una teoria generale.
Purtroppo anche nella scienza si tende a rimanere ancorati a quelle che si credono verità assolute perché è su queste che si sono fondate carriere scientifiche e si tende ad ostacolare o screditare nuove teorie e giovani scienziati, una volta molto più di adesso dato che le complessità che affrontano i ricercatori di oggi richiedono team e fondi e spesso gli scienziati più anziani possono ancora svolgere un ruolo importante nel consentire ai giovani ricercatori di proseguire nelle loro ricerche.
Il discorso è abbastanza complesso. Le cosiddette "comunità scientifiche" tendono a essere piuttosto conservatrici, ma non è così incomprensibile, perchè ogni scoperta consolidata è costata grandi risorse umane e materiali, e a meno che l'innovazione non sia davvero eclatante si tende abbastanza a diffidare, anche perchè verrebbe messo in discussione tutto un background che in certi settori vuol dire ricominciare daccapo, compreso rivedere tutta la didattica che è legata alla ricerca. Va da sè che se una teoria sta in piedi abbastanza bene, rinnegarla è molto impegnativo e chi magari ci ha basato una carriera prima conta fino a diecimila.... Oggi poi, che si è instaurato un meccanismo perverso per cui le carriere universitarie sono legate alle pubblicazioni su riviste internazionali, e il punteggio si basa sulle citazioni (Citation Index), è ancora più difficile uscire dal "mainstream" del settore: per essere citati - e quindi accumulare pubblicazioni utili - bisogna lavorare su tematiche in cui ci siano più ricercatori possibile dei quali citare i lavori precedenti, i quali poi citeranno il tuo nei loro lavori successivi, e via così. Questo porta anche le riviste "vip" ad accettare prevalentemente lavori di questo tipo, così capita che se tu sei un ricercatore che si occupa di una tematica poco "frequentata", magari ti viene un'idea geniale, ma dal momento che nessuno ci lavora non te la pubblica nessuno, e così ti tocca mollare, perchè niente pubblicazioni, niente carriera, niente finanziamenti per la tua ricerca. Io ovviamente parlo del mio settore perchè lo conosco, ma non credo che in altri campi sia molto diverso. Tutto ciò per dire che sì, è vero, anzi verissimo che gli scienziati dovrebbero essere aperti a ogni innovazione, ma purtroppo non sempre possono permetterselo.