<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Tolomeo reloaded! | Page 4 | Il Forum di Quattroruote

Tolomeo reloaded!

a parer mio se una comunità scientifica si abbarbica alle conoscenze del tempo e rifiuta di accettare una teoria rivoluzionaria per non mettere in discussione quelle che si ritengono verità acquisite non si può considerare una comunità di scienziati.
Un vero scienziato deve essere sempre pronto a mettere in dubbio le teorie formulate se queste non possono spiegare certi fatti od osservazioni oppure accettare che le teorie esistenti siano perfettibili .
Mi viene in mente la teoria corpuscolare e quella elettromagnetica della luce . Nessuna delle due è in grado di spiegare tutto e quindi, pragmaticamente si utilizzano entrambe a seconda della convenienza in attesa che qualcuno riesca a formulare una teoria generale.
Purtroppo anche nella scienza si tende a rimanere ancorati a quelle che si credono verità assolute perché è su queste che si sono fondate carriere scientifiche e si tende ad ostacolare o screditare nuove teorie e giovani scienziati, una volta molto più di adesso dato che le complessità che affrontano i ricercatori di oggi richiedono team e fondi e spesso gli scienziati più anziani possono ancora svolgere un ruolo importante nel consentire ai giovani ricercatori di proseguire nelle loro ricerche.

Il discorso è abbastanza complesso. Le cosiddette "comunità scientifiche" tendono a essere piuttosto conservatrici, ma non è così incomprensibile, perchè ogni scoperta consolidata è costata grandi risorse umane e materiali, e a meno che l'innovazione non sia davvero eclatante si tende abbastanza a diffidare, anche perchè verrebbe messo in discussione tutto un background che in certi settori vuol dire ricominciare daccapo, compreso rivedere tutta la didattica che è legata alla ricerca. Va da sè che se una teoria sta in piedi abbastanza bene, rinnegarla è molto impegnativo e chi magari ci ha basato una carriera prima conta fino a diecimila.... Oggi poi, che si è instaurato un meccanismo perverso per cui le carriere universitarie sono legate alle pubblicazioni su riviste internazionali, e il punteggio si basa sulle citazioni (Citation Index), è ancora più difficile uscire dal "mainstream" del settore: per essere citati - e quindi accumulare pubblicazioni utili - bisogna lavorare su tematiche in cui ci siano più ricercatori possibile dei quali citare i lavori precedenti, i quali poi citeranno il tuo nei loro lavori successivi, e via così. Questo porta anche le riviste "vip" ad accettare prevalentemente lavori di questo tipo, così capita che se tu sei un ricercatore che si occupa di una tematica poco "frequentata", magari ti viene un'idea geniale, ma dal momento che nessuno ci lavora non te la pubblica nessuno, e così ti tocca mollare, perchè niente pubblicazioni, niente carriera, niente finanziamenti per la tua ricerca. Io ovviamente parlo del mio settore perchè lo conosco, ma non credo che in altri campi sia molto diverso. Tutto ciò per dire che sì, è vero, anzi verissimo che gli scienziati dovrebbero essere aperti a ogni innovazione, ma purtroppo non sempre possono permetterselo.
 
Il discorso è abbastanza complesso. Le cosiddette "comunità scientifiche" tendono a essere piuttosto conservatrici, ma non è così incomprensibile, perchè ogni scoperta consolidata è costata grandi risorse umane e materiali, e a meno che l'innovazione non sia davvero eclatante si tende abbastanza a diffidare, anche perchè verrebbe messo in discussione tutto un background che in certi settori vuol dire ricominciare daccapo, compreso rivedere tutta la didattica che è legata alla ricerca. Va da sè che se una teoria sta in piedi abbastanza bene, rinnegarla è molto impegnativo e chi magari ci ha basato una carriera prima conta fino a diecimila.... Oggi poi, che si è instaurato un meccanismo perverso per cui le carriere universitarie sono legate alle pubblicazioni su riviste internazionali, e il punteggio si basa sulle citazioni (Citation Index), è ancora più difficile uscire dal "mainstream" del settore: per essere citati - e quindi accumulare pubblicazioni utili - bisogna lavorare su tematiche in cui ci siano più ricercatori possibile dei quali citare i lavori precedenti, i quali poi citeranno il tuo nei loro lavori successivi, e via così. Questo porta anche le riviste "vip" ad accettare prevalentemente lavori di questo tipo, così capita che se tu sei un ricercatore che si occupa di una tematica poco "frequentata", magari ti viene un'idea geniale, ma dal momento che nessuno ci lavora non te la pubblica nessuno, e così ti tocca mollare, perchè niente pubblicazioni, niente carriera, niente finanziamenti per la tua ricerca. Io ovviamente parlo del mio settore perchè lo conosco, ma non credo che in altri campi sia molto diverso. Tutto ciò per dire che sì, è vero, anzi verissimo che gli scienziati dovrebbero essere aperti a ogni innovazione, ma purtroppo non sempre possono permetterselo.
La situazione che rappresenti è quella odierna, la mia obiezione verso gli scienziati che osteggiarono Darwin e la sua teoria sull'evoluzionismo e che mi ha spinto a considerarli "non scienziati" consiste nel fatto che non contrapposero ad essa una diversa teoria bensì una dottrina religiosa per definizione indimostrabile e da accettare per fede.
Beninteso non voglio contrapporre scienza e religione e so bene che scienziati di chiara fama hanno saputo conciliare Dio e scienza, ma dato che nessuno può dare testimonianza diretta del volere di Dio (ammesso che sia veramente interessato a farcelo sapere) e ciò che ci è arrivato sono testi sacri sottoposti nel passare dei secoli a riscritture ed interpretazioni, credo che sia un errore prendere come dogma quello che in origine poteva essere stato semplificato per renderlo comprensibile al popolo di 2000 anni or sono e che comunque è stato rimaneggiato nei secoli seguenti.
Insomma ognuno di noi dovrebbe accettare i propri limiti e non cercare di invadere il campo di altre discipline e così il religioso non dovrebbe pensare di criticare teorie cosmologiche o di nascita della vita sulla terra, ma solamente cercare di conciliarle dando una interpretazione attuale dei sacri testi in grado di tenerne conto.
Quindi gli scienziati di allora avrebbero dovuto studiare senza prevenzioni e preconcetti la prima teoria sulla evoluzione ringraziandolo anche per l'acutezza delle osservazioni e per aver aperto nuovi orizzonti.
E ciò deve valere per tutte le professioni ed invece nel tempo abbiamo assistito a sentenze opinabili che hanno invaso il campo della medicina, a partire dalla cura DiBella, a Stamina per arrivare alla condanna per tumore indotto dal telefonino.
Tutte sentenze o decisioni prese contro il parere e le evidenze della comunità medica e le sue evidenze statistiche.
 
La situazione che rappresenti è quella odierna, (...)

Non credo che nella sostanza fosse molto diverso. Oggi c'è il "publish or perish", allora uscire che so, dalla Linnean Society significava non essere più nessuno, e nel 1860 le alternative alla carriera accademica non erano molto agevoli....
 
I greci di 2500 anni addietro lo avevano già capito... basta avvistarte da lontano una nave in avvicinamento... senza andare in orbita...
Eratostene aveva pure misurato il raggio della Terra con uno scarto del 2%........ così, per dire il livello dei "ricercatori" di cui al post di apertura
 
Converrai con me che se vedi da in alto sei più sicuro che basarti su una semplice, anche se corretta, deduzione :emoji_blush:
Quindi per essere sicuro che Caio Giulio Cesare sia effettivamente esistito, vissuto, imperato e morto con 23 pugnalate alle idii di marzo sarebbe meglio essere stati testimoni oculari....
 
Eratostene aveva pure misurato il raggio della Terra con uno scarto del 2%........ così, per dire il livello dei "ricercatori" di cui al post di apertura
Appunto, i primi "ricercatori" in "geografia astronomica", capaci di calcoli complessi e ben approssimati furono proprio i greci e gli arabi... ottime intuizioni anche riguardanto la struttura infinitesima della materia (Democrito a cui è intitolato il viale di accesso principale del CERN.

La fondamentale rivoluzione galileiana, scientifica, è la visione dei fenomeni come espressione matematica usando un modello base che possa essere tanto confermato, quanto falsificato (dimostrato non corretto), ma anche di superamento dei modeli per nuove descrizioni da modelli più precisi in condizioni specifiche, come, tanto per citare il caso più famoso, le trasformazioni di galileo superate da quelle di lorentz alla base della teoria della relatività. Senza averle falsificate le hanno superate, ma senza correzioni relativistiche, i nostri GPS non funzionarebbero correttamente, eppure a buon senso non si nota il limite delle equazioni clasiiche su cui lavorarono galileo e newton... la scienza per fortuna non dipende da chi la scrive o interpreta, sono le persone, per fortuna o purtroppo ad essere fallaci... coem scritto sopra Einstein avversò la meccanica quantistica ("Dio non gioca a dadi")...
 
il primo che usai nel 1993 aveva un errore di 100m e funzionava solo in campo aperto, ovvero in piena campagna o mare... infatti prendevamo ancora le cooridinate in modo topografico...

Se non sbaglio, a quel tempo il GPS era ancora proprietà dell'esercito USA e il segnale veniva trasmesso in selective availability proprio per renderne insufficiente la precisione a chi non disponesse dell'algoritmo correttivo. Il salto di qualità che ha permesso l'evoluzione delle applicazioni satellitari è stata la rinuncia alla SA nel 2000 che ha reso i GPS commerciali precisi al metro, oltre alle varie evoluzioni tecnologiche a seguire (WAAS, EGNOS, D-GPS ecc)
 
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