Perugia ?Non fateci la guerra o diventiamo terroristi?
Le minacce all?Italia: "Diventerà nera se non la smette. Pronti a essere come Bin Laden"
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* Studenti libici manifestano a favore di Gheddafi
Perugia, 21 marzo 2011 - La rabbia per i bombardamenti delle forze occidentali della coalizione ? di cui fa parte anche l?Italia ? deciso dall?Onu nella Libia del colonnello Gheddafi diventa ben presto minaccia: "Non fateci la guerra o diventiamo terroristi", recita uno dei cartelli in mano agli studenti libici che ieri mattina hanno manifestato nel centro storico di Perugia, "Contro la guerra", scoppiata sabato sera con l?attacco da parte dei caccia francesi.
Il cartello più duro, fotografato dalla polizia che, insieme ai carabinieri, ha presidiato la manifestazione è poi sparito. Restano le parole, durissime, di Nuri Ahusain, presidente della Lega degli studenti libici in Italia. Ottocento in tutto di cui 350 solo nel capoluogo umbro. "Noi amiamo l?Umbria e siamo venuti qui per studiare e per ?fare business?, per intrattenere rapporti commerciali, ma l?Italia diventerà nera se non la smette. Diventeremo tutti come Bin Laden. Da studenti siamo pronti a diventare terroristi. L?Italia non deve dare le basi militari e Napolitano non può parlare solo quando si tratta della Libia. Noi siamo tutti con Gheddafi, il nostro leader. I libici amano Gheddafi", aggiunge Nuri secondo cui l?intero paese è con il colonnello.
Si scalda e alcuni dei suoi connazionali, in arabo, lo invitano anche alla calma. O, chissà.
"L?Italia deve rispettare quello che c?è scritto nella sua Costituzione che ripudia la guerra" aggiunge Enrico, uno dei due italiani che manifesta accanto ai libici e che cerca di sedare gli animi. "Sono un mediatore culturale ma capisco che sono arrabbiati. Cosa sarebbe successo se avessero bombardato l?Italia? Loro sono tutti uniti, qualcuno è per la linea più dura, altri no, ma sono tutti filo-Gheddafi".
"I ?ribelli? non sono libici ? aggiunge Nuri che non crede all?iniziativa degli insorti contro il regime del colonnello ?, sono stranieri venuti dall?Afghanistan e pagati dagli Stati Uniti, gli imperialisti. Questa è un guerra economica per il petrolio ma noi faremo saltare i pozzi se non smettono di bombardare e ?spaccaremo? anche l?Europa. La bombarderemo", prosegue. Gli studenti chiamano con i cellulari i familiari in Libia. Chi vive a Bengasi, chi a Tripoli e chi, come la mamma di Nuri, a Sabha.
"Con noi Dio e Gheddafi" dice la donna secondo cui la situazione era tranquilla prima dell?inizio del conflitto. "La Libia senza Gheddafi è un disastro" aggiunge un altro manifestante. Molti hanno cartelli verdi o bianchi in mano con scritte in arabo: "Loro non vogliono la pace ma la crociata", "No al colonialismo, no ammazzare gente civile",
"No alla guerra, no alla corruzione" e sostengono che i bombardamenti delle forze occidentali hanno già fatto 120 morti "anche bambini" dicono. Altri tengono stretta la bandiera verde: "La nostra bandiera". Prima dell?inizio della crisi libica a Perugia studiavano 120 persone ma poi, in seguito agli accordi d?amicizia tra i due paesi, altri duecento giovani, figli della classe dirigente, vicina al regime, sono venuti a Perugia. Gli ultimi sono arrivati nei giorni scorsi, prima dell?istituzione della ?No fly zone?. I manifestanti sostengono che alcuni tra loro sono già partiti per Roma. "Andremo anche noi, davanti all?ambasciata francese e anche al Parlamento italiano per dire come la pensiamo. Pe dire basta".
ERIKA PONTINI