L'opinione: ha sparato ma non è un assassino
di FERDINANDO CAMON
C?è un ladro morto, a 40 metri dal negozio di un tabaccaio, e c?è il tabaccaio lì vicino, ha una pistola in mano, ha sparato. Chi è l?assassino? Alcuni di voi risponderanno: il tabaccaio. Io dico no, l?assassino è il ladro.
L?uccisione è un attimo: la frazione di secondo in cui vien premuto il grilletto e parte il colpo. Ma quell?attimo rientra in un lavoro che dura a lungo, giorni e notti. È il tempo dello studio del colpo, la sua preparazione, le ricognizioni delle strade e del negozio, lo studio dei personaggi, le esercitazioni. I ladri fanno tutto questo lavorìo. Qui sono due, di cui uno morto e uno preso, più altri due che sono scappati. Sappiamo tutti che i ladri scappati stan leggendo questo articolo, dunque scrivo anche per loro, e gli dico: siete voi gli assassini, non quello che vi ha sparato. Voi siete colpevoli della morte di chi è morto e siete responsabili di aver costretto un onesto commerciante a scendere con l?arma in mano e fare fuoco. Voi, con la vita che conducete, le imprese che fate, questa ed eventualmente quelle che vi sono andate bene finora, avete nel vostro cervello un sistema valoriale in cui ci sta il delitto, il morto o i morti.
L?altro, il tabaccaio che è sceso per difendere se stesso e il suo lavoro, che in questo momento è come dire la sua vita e quella della sua famiglia, ha in testa un sistema opposto, in cui ci sta solo il lavoro, il risparmio, i conti in regola, l?apertura all?alba e la chiusura alla sera, per dar da vivere alla famiglia.
Nel sistema del tabaccaio una giornata passata lavorando e risparmiando è una giornata spesa bene. Lui vorrebbe spendere così tutte le giornate della sua vita. Voi che vi siete salvati, quello che c?è rimasto secco, e quello che è stato preso, avete in testa un sistema opposto. Certo, se non siete idioti, mettete in conto che qualcosa possa andare storto, che ci scappi la sparatoria e ci resti il cadavere per terra. Nel lavoro che fate tutto questo può succedere. Ma quel lavoro voi lo fate lo stesso, in piena coscienza. Allora è nel vostro sistema che ci sta il morto, il ferito, o la strage.
Indagare il tabaccaio per ?omicidio volontario? è incomprensione totale. La volontà del tabaccaio è di vivere nella legge. Siete voi che vivete contro la legge. Tutto quello che accade contro la legge accade perché voi lo fate accadere.
Non voglio dire che bisogna aspettare i ladri nei nostri negozi e fulminarli appena entrano. Non sto teorizzando il libero omicidio. Sto dicendo un?altra cosa: che ?essere assassino? è un concetto morale, comprende la morale degli assassini, e in chi ruba di notte nelle case altrui questa morale c?è, in chi dorme per recuperare le energie e tornare al lavoro questa morale non c?è.
Non conosco nei dettagli l?azione, è possibile che la legge veda nel comportamento del tabaccaio un eccesso di difesa, e che lo condanni per questo. Ma se il tabaccaio prende una condanna, anche la colpa di questa condanna è vostra.
E poi, non ha senso che a giudicare questi delitti sia lo Stato, che ne è il primo responsabile. Perché chi ha un negozio ha il diritto di trovarlo alla mattina come l?ha lasciato alla sera. Non deve vivere col terrore che alla sera lo lascia pieno di roba da vendere, e alla mattina lo trova svuotato dai ladri. Uno Stato che non garantisce la sicurezza ha fallito. La sicurezza dei cittadini è il primo dei suoi doveri. E non ha il diritto morale di scaricare sui cittadini le conseguenze dei suoi fallimenti.
Direte: ma il proprietario di un negozio non può sparare così facilmente. Sì, che il derubato non spari è l?augurio di tutti, compreso chi scrive questo articolo. Ma il derubato trova i ladri in negozio, se la fanno franca non li troverà mai più, quel che ha perso è perso per sempre. E poi siamo in un momento in cui abbiamo cervello e nervi scossi dalle difficoltà economiche, non riusciamo a far quadrare i conti, se tolleriamo che ci rubino in casa siamo spacciati.
Il derubato mi fa pena. Il morto pure, perché la vita umana vale immensamente di più di un bottino. Ma il giovane arrestato mi fa rabbia: non sa un?acca d?italiano, sa una sola parola e la spara in faccia alla polizia: «Io minorenne». Non lo è, ma sputa quella parola per tornare libero per ricominciare da capo, sa soltanto rubare. Spero che prenda una condanna doppia, perché moralmente è già recidivo.