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solo per studiati che han fatto le scuole alte

problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?
 
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?
Io non sono "imparato" nelle sQuole alte ma se un bene, durevole o no, vede un calo di domanda, non cala il suo costo di produzione, anzi, aumenta!!!
Infatti, il processo di produzione è lo stesso che ne faccia 10 al giorno o che ne faccia 500 (se è stato progettato per farne 500), solo che l' impianto che ne fa 500 ha un determinato costo orario e di manutenzione ordinaria. Questo costo, se prima si scaricava su 500 pezzi al giorno, ora si deve scaricare su soltanto 10 pezzi e quindi inciderà notevolmente di più.
Dove si può risparmiare? sul personale.
 
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?

Non so se qualcuno ci ha fatto caso, ma per alcuni prodotti diminuiscono la quantità mantendo il prezzo invariato oppure vendendo in offerta speciale.
Per esempio ho notato nei fazzoletti di carta, prima i pacchetti erano sempre da 10 pezzi, adesso alcuni sono da 8.
Oppure i ravioli, prima erano 250 gr. adesso 230 gr.
Se uno compra "distrattamente" senza farci caso, sembra di acquistare un prodotto a buon prezzo rispetto ad un altro, in realtà la quantità è minore.

Per me il discorso è molto semplice, a prezzi più bassi corrisponde qualità più bassa c'è poco da fare.
Parlo per esempio dei PC, anni fa costavano tanto, ma dopo 10 anni ho ancora degli IBM o CompaQ Pentium 4 che vanno ancora benissimo e sono sostituiti solo perchè si deve per forza aggiornare il SW.
Quelli nuovi dopo pochi mesi presentano già dei guasti e vorrò proprio vedere se tra 10 anni saranno ancora in servizio...
Certo costano un terzo ed è giusto che durino un terzo... Per carità... ;)
 
La mia scuola era in montagna, 1000m, è alta abbastanza? ;)

Vero che il costo di produzione sul singolo pezzo aumenta. Per rompere il circolo vizioso o si tagliano drasticamente gli altri costi non direttamente connessi alla produzione (es. megastipendi dei manager, logistica, magazzino....) o si ha il coraggio di investire tagliando i prezzi e rendendo più appetibile il prodotto. IMHO, ovviamente
 
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?

Dipende da tante cose.
Innanzitutto il prodotto può essere al termine della sua vita e quindi ampiamente ammortizzato; quindi i costi di produzione sono più bassi che all'inizio della produzione, e quindi si può abbassare il prezzo per sostenere la domanda senza dover rinunciare ai margini.
Ma facciamo finta che il prodotto abbia per tutta la sua vita operativa gli stessi costi di produzione: in tal caso si pongono i due quesiti che formuli; e li dipende ancora una volta: dipende dalle strategie e dalla solidità finanziaria del produttore. Posso permettermi di rinunciare ad un po' di margini perchè l'azienda è finanziariamente solida ed al contempo per me è strategico manenere le quote di mercato? Abbasso i prezzi, faccio promozioni, amplio l'offerta. Viceversa l'azienda non ha capacità finanziarie in questo periodo per sopportare un calo dei margini? Riduco l'offerta, vendo meno, ma su quel meno che vendo continuo a guadagnare. Attenzione però: pure questa potrebbe essere una scelta strategica: sto finanziariamente bene, ma preferisco continuare a guadagnare piuttosto che mantenere le quote di mercato? Riduco l'offerta, lascio che si scannino gli altri al ribasso, quando la richiesta del bene riparte io ho i soldi per finanziare lo sviluppo dello stesso ed aggredire il mercato, chi si è scannato prima non li ha.
Insomma, una risposta univoca non esiste, perchè dipende da troppi fattori
 
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?
Non esistono leggi, per questo dico che l'economia è una buffonata.
Se un prodotto non si vende spesso non cala il prezzo, vedi un esempio eclatante come i dischi, film e compagnia bella.
Chi produce fa quello che gli pare a suo rischio e pericolo.
 
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?
Gugola su isoquanti di produzione, isocosti di produzione, cono di produzione.
Aggiungici eventuali vincoli o opportunità normative (es. riduzioni collettive di personale, cassa integrazione)
Considera che il problema dell'imprenditore non è solo o non tanto il fatturato (produzione e quindi quote di mercato) ma i margini.
Da ultimo tieni conto che sul tema si sono stampate tonnellate di libri, manuali, studi e ricerche, senza per questo arrivare a conclusioni univoche.

L'economia è quasi un'arte che si libra in precario equilibrio tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche.

Scusami se non sono in grado di aiutarti di più ma non ho fatto le scuole alte :p
 
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?

Secondo me (sckuole basse, congegnatore meccanico...) nella situazione che evidenzi, la tecnica del produttore dovrebbe essere prima di tutto il rendersi conto di quando il mercato è saturo o stia per saturarsi...

Da lì partono alcune interessanti considerazioni, mai troppo prese in esame finora.
 
io rinuncio a capire, credo che il denaro che abbiamo in tasca ed i prezzi della merce non siano minimamente correlati alla ricchezza e al valore effettivo della merce.

il denatro circolante è parecchie volte superiore al valore dell' economia e della ricchezza mondiale

paghiamo pochissimo l'energia dal fossile che si è generata in milioni di anni e che bruceremo in un attimo (pochi secoli) e tantissimo beni di primo consumo che vengono pgati al produttore anche meno del 10% (ricarico medio del 500%) del prezzo finale, ricordiamocelo quando facciamo la spesa dei quasi 2 euro per un litro di latte fresco italiano vanno al produttore 0.30? di 1 ? per un kilo di pomodori (4 ortaggi) 0.10?

figuriamoci su beni di consumo "emozionali" come è l'auto per tanti pesudoadulti bambinoni
 
Come han già detto, molto dipende dai motivi del calo della domanda, che non sempre sono così facilmente individuabili e affrontabili.
Se il motivo è lapalissiano, vedi ad es. perchè si tratta di un prodotto superato tecnologicamente, o si cambia la produzione o si "mmore" :?
Se sono arrivati sul mercato prodotti che svologno pari funzioni ma costano 1/8, o si crea un motivo valido per preferire il proprio prodotto a quello altrui (chiamasi "fama", "nome" o simili) o si "mmore" :? Terza alternativa è trasferire la propria produzione in luoghi che consentano di tagliare i costi in modo da competere sotto quell'aspetto, ma il fatto è che se ti metti sul piano dei paesi emergenti, è difficile gareggiare: questi ti battono con l'esperienza... :rolleyes:
 
Mauro 65 ha scritto:
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?
Gugola su isoquanti di produzione, isocosti di produzione, cono di produzione.
Aggiungici eventuali vincoli o opportunità normative (es. riduzioni collettive di personale, cassa integrazione)
Considera che il problema dell'imprenditore non è solo o non tanto il fatturato (produzione e quindi quote di mercato) ma i margini.
Da ultimo tieni conto che sul tema si sono stampate tonnellate di libri, manuali, studi e ricerche, senza per questo arrivare a conclusioni univoche.

L'economia è quasi un'arte che si libra in precario equilibrio tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche.

Scusami se non sono in grado di aiutarti di più ma non ho fatto le scuole alte :p

aggiungi che sui temi economici troverai fior di esperti
che diranno il contrario l' uno dell' altro.
 
pi_greco ha scritto:
io rinuncio a capire, credo che il denaro che abbiamo in tasca ed i prezzi della merce non siano minimamente correlati alla ricchezza e al valore effettivo della merce.

il denatro circolante è parecchie volte superiore al valore dell' economia e della ricchezza mondiale

paghiamo pochissimo l'energia dal fossile che si è generata in milioni di anni e che bruceremo in un attimo (pochi secoli) e tantissimo beni di primo consumo che vengono pgati al produttore anche meno del 10% (ricarico medio del 500%) del prezzo finale, ricordiamocelo quando facciamo la spesa dei quasi 2 euro per un litro di latte fresco italiano vanno al produttore 0.30? di 1 ? per un kilo di pomodori (4 ortaggi) 0.10?

figuriamoci su beni di consumo "emozionali" come è l'auto per tanti pesudoadulti bambinoni

bene grazie a tutti :thumbup:
cerco di capire se alcune "strategie" (in realtà tattica da portineria) industriali si possono giustificare o almeno comprendere o meno.
 
Trotto@81 ha scritto:
zero c. ha scritto:
problema: il mercato di un bene durevole vede calare la domanda con conseguente calo dei prezzi e della produzione.
la tecnica del produttore è quello di aumentare l'appetibilità dei beni offerti e/o ridurre i prezzi o quella di peggiorare l'offerta a costi invariati col rischio di vedere calare i propri ricavi ulteriormente innescando il c.d. circolo vizioso?
Non esistono leggi, per questo dico che l'economia è una buffonata.
Se un prodotto non si vende spesso non cala il prezzo, vedi un esempio eclatante come i dischi, film e compagnia bella.
Chi produce fa quello che gli pare a suo rischio e pericolo.
Dipende tutto dalla forma di mercato (monopolio, oligopolio, concorrenza) e dall'elasticità della domanda rispetto al prezzo. Il produttore che non vende la quantità desiderata si troverà con dei costi in eccedenza da scaricare sulla merce in vendita: il prezzo tenderebbe a salire, ma se il prezzo sale vende meno, dunque deve ridurre i costi (se non può aumentare il prezzo di vendita). Se il bene ha una domanda rigida, il produttore può scaricare (almeno in parte) i costi maggiori sul prezzo di vendita.
Per tutti i beni, poi, esistono "zone" della propria curva di domanda più elastiche e "zone" più rigide.
Volendo, un produttore potrebbe letteralmente eliminare la produzione eccedente che porterebbe ad un calo del prezzo (succede in agricoltura ad esempio) oppure vendere al costo di produzione per recuperare solo le spese ma una politica volta a far durare meno il bene "durevole" non paga nel lungo periodo.
Secondo logica, non economia, una volta che un bene durevole ha raggiunto la sua massima diffusione (con alti livelli di produzione industriale) la produzione dello stesso dovrebbe calare ai "livelli di sostituzione" naturali: i livelli saranno molto più bassi rispetto alla "fase di espansione".
Non mi stupisco dunque che oggi in europa il mercato dell'auto sia in crisi: le auto costano (relativamente) tanto e durano (relativamente) parecchio dunque gli impianti dimensionati per la "fase di espansione" non sono più necessari e la domanda di auto (sebbene influenzata dalla congiuntura negativa) è naturalmente calata
 
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