Il coraggio di chiamarsi Dreyfus
di MASSIMO GRAMELLINI
Solo gli italiani possiedono il talento di trasformare le tragedie in
farsa. Non avevamo ancora finito di ripiegare i fazzoletti per la
condanna ingiusta di Sallusti - reo di avere pubblicato sul giornale da
lui diretto un articolo che diffamava un magistrato - quando il
giornalista e onorevole Renato Farina ha preso la parola alla Camera e
ha ammesso di esserne lui l?autore, celato dietro lo pseudonimo
immeritato di Dreyfus, vittima vera.
Un salto di qualità rispetto al precedente nome in codice, Betulla, in
auge quando Farina confezionava veline per i servizi segreti. In un
crescendo triste, Betulla Dreyfus ha riconosciuto che il suo articolo
non esprimeva un?opinione, ma propalava deliberatamente una menzogna:
infatti il giudice, per il quale il corsivo incriminato auspicava la
condanna a morte, non aveva ordinato l?aborto di una minorenne.
Lo aveva soltanto autorizzato su richiesta degli interessati, come
prevede la legge.
Ecco, la farsa è servita.
Un ex giornalista-deputato che dichiara di avere scritto volutamente non
un?opinione, ma una balla per aizzare la rabbia dei lettori
antiabortisti e l?odio verso le procure.
E che prima di avvertire «l?obbligo di coscienza» (ohibò) e «la
responsabilità morale e giuridica» (doppio ohibò) dei propri atti ha
aspettato che il suo direttore fosse condannato in via definitiva.
Mentana lo ha definito un infame. Io non saprei.
Di fronte ai vili provo imbarazzo, vergogna, spavento. Più che di fronte
ai cattivi.
Da oggi Farina mi fa più paura di Sallusti.
Non credo che riuscirò mai a perdonarmelo.