Gianni Brera usò poeticamente questo termine a partire dagli anni sessanta per indicare il territorio che ai tempi di Catone corrispondeva alla Gallia Cisalpina (o, per usare le parole di Brera, alla «Gallia Cis- e Transpadana»)[1]. Nel 1975 usò questo termine in un articolo su La Stampa l'allora presidente della Regione Emilia-Romagna Guido Fanti[2], e successivamente il presidente del CNEL Giuseppe De Rita. Quindi fu la volta di Indro Montanelli per indicare gli stessi territori[3].
Negli anni settanta la sezione di Lombardia, Ticino e Grigioni lombardi dell'Association Internationale pour la Défense des Langues et des Cultures Menacées cominciò ad usare il termine padano per riferirsi all'insieme degli idiomi galloitalici, mentre, nel 1982, il glottologo Geoffrey S. Hull dell'Università Macarthur di Sydney Ovest scrisse una tesi, intitolata The Linguistic Unity of Northern Italy and Rhaetia, in cui chiamò Padania la terra in cui si parlano gli idiomi galloitalici (emiliano-romagnolo, ligure, lombardo e piemontese), il veneto, l'istrioto e, come anfizona, gli idiomi retoromanzi, considerati fondamentalmente tutti delle varianti locali, variamente divergenti, di un unico sistema linguistico: la lingua padanese (così Geoffrey Hull traduce in italiano l'inglese Padanian). Questa definizione di Padania etnolinguistica, inclusi (come per Hull) o meno (come secondo l'AIDLCM lombardo-ticinese e lo scrittore Sergio Salvi) i territori di idioma retoromanzo, veneto e istrioto, non corrisponde a quella successivamente introdotta nella politica dalla Lega Nord, che ha reso popolare la parola Padania.
Nel 1992 la Fondazione Giovanni Agnelli pubblica un volume dal titolo «La Padania, una regione italiana in Europa», redatto da un pool di storici dell?economia, docenti di Analisi delle istituzioni della Bocconi e di Economia politica della Statale di Milano[4]. In questo studio, oltre ad analizzare le caratteristiche socio-culturali ed economiche che contraddistinguono la Padania, è auspicata anche la formazione di uno spazio politico padano capace di rappresentare direttamente il proprio territorio in Europa[4].